domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un Parlamento popolato
da canguri in aiuto a Renzi
Pubblicato il 01-10-2015


Canguro_al _SenatoTrappole e controtrappole. Al Senato lo scontro tra maggioranza e le opposizioni sulla riforma costituzionale si svolge anche a colpi di regolamento parlamentare. Maggioranza e opposizioni parlano e battagliano nell’aula di Palazzo Madama con il regolamento aperto sui rispettivi scranni e spulciano complicati articoli e commi. Compaiono nomi strani: “Canguro”, “Mannaia”, “Tagliola”. E ancora: “Ghigliottina”, “Sega”, “Grimaldello”.

La storia comincia il 29 settembre. Pietro Grasso considera “irricevibili” circa 72 milioni di emendamenti fabbricati al computer dall’effervescente Roberto Calderoli, Lega Nord. Il presidente del Senato usa una specie di “Super Mannaia” perché “l’abnorme numero” non permette di vagliare il contenuto degli emendamenti e vuole impedire di “bloccare il Parlamento”. Anzi, precisa, facendo riferimento agli iniziali 85 milioni: “Abbiamo calcolato che occorrerebbero 17 anni per leggerli tutti”. Comunque restano sul tappeto oltre 382 mila richieste di modifica del disegno di legge Boschi, sempre in gran parte provenienti dal Carroccio.

Urla, cori, proteste. L’aula del Senato diventa una bolgia. Tra maggioranza e opposizioni si sfiora la rissa. Calderoli difende il suo ostruzionismo: “È abnorme il numero di 85 milioni di emendamenti? Può darsi, ma non è abnorme un governo che si rifiuta di parlare con la sua stessa maggioranza e con l’opposizione?”. Quindi il vice presidente leghista del Senato accusa Palazzo Chigi: “Fissare la convocazione della capigruppo o la data dell’approvazione finale di una legge”. Poi cita un film con Alberto Sordi e fa partire una stoccata: “Da quest’oggi in Aula è vigente il regolamento del Marchese del Grillo: ‘Io sono io e voi non siete un c…o’”.

Poi si arriva al “Canguro” di oggi. Grasso ammette un emendamento di Roberto Cociancich, Pd. Se approvato “rende preclusi, assorbiti e inammissibili” tutti gli emendamenti all’articolo 1 sulle funzioni del futuro Senato. L’emendamento Cociancich passa con 177 voti a favore, 57 contro e 2 astenuti. I senatori verdiniani di Ala votano sì, con la maggioranza, i cinquestelle e i leghisti non partecipano al voto per protesta. Corradino Mineo e Walter Tocci, sinistra Pd, votano contro. Così vengono cancellati centinaia di emendamenti delle opposizioni, compresi i 19 da votare a scrutinio segreto. Scoppia una bolgia nell’assemblea di Palazzo Madama. Giovanni Endrizzi, M5S, va giù duro: “E’ una porcheria”. Anna Finocchiaro, Pd, replica: le riforme servono, “c’è un clima avvelenato”.

I cinquestelle, sostenuti dalla Lega, tentano un blitz, regolamento alla mano: propongono un subemendamento per cambiare quello Cociancich votato da Palazzo Madama. Vito Crimi, M5S, chiede una votazione a scrutinio segreto. Ma Grasso boccia la richiesta. I cinquestelle attaccano: “Lei sta violando il regolamento”. Il presidente del Senato ribatte: “I regolamenti vanno aggiornati, ma anche applicati”. Sel replica: “È lei che non convoca la Giunta del regolamento”.

Ma non finisce qui. Loredana De Petris, presidente dei senatori di Sel, annuncia un altro “Cangurino”. Il senatore Cociancich starebbe preparando un altro emendamento all’articolo 21 (elezione del presidente della Repubblica) per far decadere le richieste di modifica avanzate dalle opposizioni. Alle volte l’uso sapiente di un regolamento può aiutare una vittoria o determinare una sconfitta. Matteo Renzi punta a far votare il superamento del bicameralismo paritario, una riforma centrale del governo, entro il 13 ottobre come stabilito dal calendario parlamentare.
Rodolfo Ruocco
dal blog di Rai News 24

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