martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Giano Bifronte Renzi-Verdini
Pubblicato il 10-10-2015


Prima soffiava un forte vento, ora contro di lui si è scatenata una tempesta. Denis Verdini non è mai stato amato, ma da quando ha lasciato Silvio Berlusconi e, da metà settembre, ha cominciato a votare al Senato la riforma costituzionale di Matteo Renzi, si sprecano attacchi, lazzi e insulti. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è perentorio: «Mi fanno schifo i ‘Verdini’». Il capogruppo cinquestelle al Senato Gianluca Castaldi è liquidatorio: «La riforma Renzi-Verdini più che una riforma costituzionale è una riforma prostituzionale».
Il senatore Verdini, che ha fondato Ala (Alleanza Liberalpopolare e Autonomie), è un prezioso alleato per il presidente del Consiglio e segretario del Pd. L’ex coordinatore di Forza Italia e del Pdl, assieme ad altri 11 senatori del suo nuovo partito, ha votato e vota la riforma costituzionale del governo, mettendo in un angolo la sinistra del Pd, critica verso più punti del disegno di legge Boschi per cancellare il bicameralismo paritario.
Strappi con il centrodestra ed intese con Renzi. L’uscita di Verdini da Forza Italia è stato un duro colpo per Berlusconi: si somma a tanti altri addii come quelli di Angelino Alfano, di Giorgia Meloni e di Raffaele Fitto (il primo ha fondato il Nuovo Centrodestra, la seconda Fratelli d’Italia e il terzo Conservatori e Riformisti). Il Cavaliere ha cercato di smorzare danni e dispiacere, tuttavia non ha nascosto l’amarezza: «Tutti i professionisti della politica che hanno usato il nostro partito come un taxi per il loro interesse personale se ne sono andati e ora c’è la possibilità di allargare enormemente il numero di candidati da presentare alle prossime elezioni politiche». Il presidente di Forza Italia ha proclamato: «Io non mollo!».

Pier Luigi Bersani è furente per l’allargamento della maggioranza istituzionale a Verdini, ex braccio destro di Berlusconi: «Attendo da Renzi un chiarimento sul ‘delirio trasformista’ in cui vedo il senatore Verdini e compagnia, con gli amici di Cosentino e compagnia, che stanno cercando di entrare nel giardino di casa nostra per fare la coalizione della nazione o il partito della nazione». L’esponente della minoranza del Pd teme un cambiamento dell’identità politica e del programma del partito in chiave centrista: «Sembra che valori, ideali e programmi di centrosinistra si sviliscano in trasformismi, giochi di potere e canzoncine. Sembra, e non da oggi, che ci sia una circolazione extracorporea rispetto al Pd e alla maggioranza di governo».

Il centro è un universo devastato composto da alfaniani, ex montiani ed ex berlusconiani in crisi. Verdini pratica e teorizza “la disgregazione” delle coalizioni per poter ricomporre un centro moderato ormai privo di leadership: «Io credo che ci siano grandi movimenti al centro e credo che si possano fare grandi cose senza andare nei giardini altrui». Loda il presidente del Consiglio, ma rassicura Bersani perché non vuole bussare per entrare nella sua casa: «Renzi è un leader della sinistra, una sinistra riformista, non è il nostro leader». Ritiene di avere un ruolo importante ed ha lanciato la metafora del taxi: «Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Solo io li conduco in dieci minuti da Berlusconi e Renzi».

L’aiuto di Verdini è importante per Renzi, ma non sono mancati brividi di paura al Senato. Il giorno più buio per il governo è stato oggi. Due subemendamenti del M5S e della Lega, votati a scrutinio segreto, sono stati respinti con 142 no, 107 sì e 5 astenuti. La maggioranza ha retto, ma 142 è stato il livello più basso dall’inizio delle votazioni. La maggioranza ha perso oltre 30 voti rispetto alla punta di 177 incassati nei giorni precedenti. Sono ricomparsi i “franchi tiratori” (sinistra Pd, centristi alfaniani della maggioranza, verdiniani?) e hanno colpito nel segreto dell’urna.

Nell’aula del Senato è scoppiata una baraonda. Urla, proteste, caos. Ad accendere la miccia è stata Elena Fattori, M5S, quando è intervenuta nell’assemblea di Palazzo Madama: «Questa riforma nasce da lontano, nasce dalla valigia di Licio Gelli, dal programma della P2». Ha gridato: «Verdini! Si può dire Verdini? ». Ha attaccato la minoranza del Pd: «Vi siete venduti per un piatto di lenticchie». Pietro Grasso l’ha richiamata per le offese. Luigi Zanda, capogruppo del Pd, ha invitato Grasso a sanzionare queste frasi «altamente offensive». E ha chiesto al presidente del Senato «una applicazione rigorosa” del regolamento per decidere delle sanzioni. Vannino Chiti si è alzato, ha preso la parola, è ha ribattuto punto per punto: «Basta con le falsità». L’esponente della sinistra del Pd, ha chiosato: «Il compromesso è una parola nobile. Ci sono stati passi avanti con le modifiche fatte alla riforma».

L’ultimo accordo tra Renzi e i dissidenti del partito è arrivato l’altro ieri su un emendamento alla norma transitoria per la composizione del nuovo Senato. Si aggiungeva alla precedente intesa sull’elezione dei futuri senatori da parte dei consiglieri regionali “in conformità” con le scelte elettorali dei cittadini. Così si è ricomposta la frattura tra i democratici. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha tirato un sospiro di sollievo: oggi pomeriggio Palazzo Madama ha approvato tutti gli articoli della riforma e martedì ci sarà il voto finale.

Il giovane “rottamatore” di Firenze punta a tenere unito il Pd e ad allargare la maggioranza istituzionale per approvare le riforme: «Chi appoggia le riforme aiuta l’Italia. I senatori che stanno con Verdini le riforme le avevano già votate: l’incoerenza non è di chi sta votando le riforme, ma di chi ha cambiato idea». Il presidente del Consiglio è riuscito a raggiungere una intesa con la sinistra del Pd sulle modifiche da apportare alla riforma costituzionale che, salvo qualche dissidente, tiene alla prova dei voti al Senato.

I voti dei verdiniani sulle riforme, ecco il suo problema, devono essere aggiuntivi e non sostitutivi della maggioranza politica di governo. Per ora è riuscito nell’impresa: «Verdini e i suoi non fanno parte della maggioranza di governo. Votano le riforme non la fiducia». Difende con una battuta l’ex coordinatore di Forza Italia dalle accuse: «Verdini ormai è diventato il paravento per qualsiasi paura… ormai è raffigurato come una sorta di mostro di Lochness nostrano».

Il capogruppo del Carroccio Gian Marco Centinaio se l’è presa con il presidente del Senato Pietro Grasso: «Voi dicevate di essere ostaggio dello tsunami di emendamenti della Lega, invece siete ostaggio del Giano Bifronte Renzi-Verdini». Giano Bifronte, per gli antichi romani, era un potente dio dalla “doppia scienza”: quella del passato e del futuro. Secondo il poeta latino Publio Ovidio Nasone possedeva un doppio volto identico, avanti e dietro la testa, in quanto esercitava il suo potere sia sulla Terra sia nei Cieli. Non sarebbe certo poco per il “Giano Bifronte Renzi-Verdini”.

Rodolfo Ruocco
dal blog di Rai News 24

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