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Opinioni e commenti
 

Ville e castelli
Pubblicato il 21-10-2015


Renzi ce lo ha concesso. Uso il noi perché siamo stati tra coloro che lo hanno suggerito e di questo tratteremo anche alla Conferenza programmatica di fine ottobre. Diciamo che non detassare ville (cioè abitazioni definite di lusso) e castelli è un primo passo, ma non quello richiesto. Il problema non è di fare pagare o di far piangere, come uno sconsiderato manifesto di Rifondazione suggerì tempo addietro, i ricchi, ma di operare nella direzione dell’equità sociale. Se partiamo dal presupposto che solo cinquanta o centomila abitazioni signorili siano esentate, non risolviamo un bel nulla. Cioè non spostiamo risorse.

La tassa sulla prima casa, noi pensiamo, va abolita solo per le abitazioni medio-povere. Il concetto va ribaltato. Era un po’ la differenza tra la manovra Prodi e quella Berlusconi. Non per esaltare quella di sinistra contro quella di destra, ma per sottolineare appunto una cosa giusta da una iniqua. Renzi precisa che le cancellazioni riguardano le abitazioni A1, A8 e A9, le cosiddette abitazioni signorili e di lusso, esattamente come avvenne nel 2008. Dunque la sua manovra è proprio quella realizzata dal governo Berlusconi. Ovvio che senza la riforma del catasto, che risale addirittura al 1939, risulti perfino difficile operare distinzioni tra tipologie abitative.

Col catasto in queste condizioni risultano abitazioni di lusso solo abitazioni particolari. I comuni, applicando l’Imu, se ne sono resi conto. In ogni città esisterebbero solo qualche decine di case di lusso. Nella mia città, Reggio Emilia, ne sono censite solo una sessantina. Ecco perché il conto finale è irrisorio. Così non resta che fare due conti sul reddito del proprietario, ed estendere il concetto di prima casa all’intera famiglia, visto che il giochetto di intestare alla moglie o alla figlia la seconda e la terza casa, spostando abusivamente le residenze, è piuttosto diffuso. Noi siamo dell’idea che il costo dell’operazione complessiva, che nel 2008 si stimava attorno ai 2.500 milioni, possa essere meglio indirizzato, magari estendendo all’incontrario le esenzioni, cioè limitandole alle abitazioni medio-povere, visto che quelle povere già non pagano nulla.

Evidente che il peso di questa operazione non dovrà essere sopportato dai Comuni che si prendono gran parte di questa tassa. Lo stato deve provvedere a rimborsarli e non deve praticare uno sport oggi piuttosto diffuso in base al quale, da un lato, si tagliano tasse e fondi agli enti locali, costringendo poi questi ultimi ad aumentare tassazioni e imposte varie. Se un’operazione intelligente di esenzioni dimezzasse il costo della detassazione prevista allora si potrebbero liberare risorse, ad esempio un miliardo, un miliardo e mezzo, per aumentare le pensioni minime. E sarebbe, per tornare al concetto del presidente del Consiglio, non tanto di sinistra o di destra, ma giusto, più giusto.

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Commenti all'articolo
  1. Più che giusto Mauro
    l’esenzione della prima casa và legata al reddito e al patrimonio famigliare, ci p’uò essere anche il problema contrario , pensa ad una pensionata vedova che abita in una casa al centro di Milano piuttosto che a Roma , un appartamento grande che vale anche molto,ma è dove ha trascorso la sua vita, con una pensione sotto anche sotto dei 1.000€ pensaiamo che possa pagare tanto per la prima casa ? Prensiamo che sia giusto farle vendere la casa cove ha trascorso la sua vita ? penso sia oggetto anche questo di riflessione
    Fraterni saluti Compagno Maurizio Molinari

  2. Vado fuori tema. Galli Della Loggia scrive un articolo oggi sul Corriere che a me appare fondamentale per decidere del futuro della politica italiana. Nella Conferenza di fine ottobre sarebbe bene parlarne con la dovuta attenzione.

  3. Perché sono contrario all’eliminazione della TASI per tutte le case? Perché essere proprietario di casa, anche piccolissima, induce una cultura capitalistica e conservatrice di cui il nostro paese ne è imbevuto. Non a caso la diffusione della proprietà della casa è stata una delle politiche vincenti della DC che negli anni ’60 ha indotto gli italiani a comprare casa e le case ad affitto equo non sono mai state costruite. Vi invito a frequentare una riunione di qualsiasi condominio per rendersi conto che quello che affermo non è campato in aria.

  4. Il mio pensiero è che in questa situazione mi sembra giusto non far pagare la T.a.s.i ai proprietari di case non di lusso.
    In una situazione normale, bisognerebbe trovare un sistema per far pagare tutte le case in base al reddito catastale indipendentemente se prima, seconda, terza e così via.
    Per far questo necessita l’aggiornamento degli Estimi Catastali.
    In questo modo si eviterebbero i passaggi di proprietà fittizi e sparirebbero i furbi mentitori.
    Rimarrebbe il problema del fisco da alleggerire per le famiglie, ma anche per i singoli, in che modo?
    Rimodulare l’IRPEF in base al reddito percepito da ogni singolo contribuente.
    Agli Enti Locali il compito di tassare in base ai servizi che erogano.

  5. Carissimo Mauro
    Il 19 settembre avevo inviato sul Question Time di Nencini la seguente proposta sulle Tasse per la Casa. I tanti impegni del nostro Segretario gli avranno impedito la possibilità di far seguire un suo commento.
    Gradirei se possibile un tuo giudizio di merito sulla seguente mia proposta inviata a Nencini.
    È da un ventennio che l’informazione ci ignora sulle nostre iniziative ma ora, per rendere effettivamente evidente la nostra autonomia e la coerenza alle nostre tradizioni e visione della società, sarebbe possibile ricercare tra tutte le forze presenti in Parlamento il consenso ad una nostra Mozione che, anziché abolire l’IMU per la prima casa nella sua globalità, proponesse di eliminarla e graduarla per fasce di reddito e consistenza patrimoniale e di destinare una parte sostanziale dell’importo ricavato dalle tasse sulla prima e seconda casa a questi quattro obiettivi??
    • Un piano di costruzione di case popolari
    • Un fondo per accensione di mutui casa per le giovani coppie
    • Un fondo di sostegno agli affitti agevolati
    • Un piano per la costruzione di asili nido
    Sarebbe rispettata non solo la tradizione socialista ma anche un principio costituzionale. Una tassa odiosa come quella sulla casa sarebbe nobilitata in modo equo nei confronti dei cittadini se destinata ad alti fini sociali quale appunto deve essere la funzione della fiscalità nazionale.
    Inoltre gli interventi su questi obiettivi darebbero un notevole contributo al superamento della crisi di un settore trainante come quello dell’edilizia. Je suis socialiste
    Fraternamente da Nicola Olanda

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