domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Birmania, fine del regime
Ha vinto Aung San Suu Kyi
Pubblicato il 09-11-2015


APPROFONDIMENTO-Aung-San-Suu-KyiIl partito al governo della Birmania (USDP) ha ammesso la sconfitta alle elezioni di ieri. Ha vinto il partito all’opposizione “Lega nazionale per la democrazia” (NDL) guidato dal premio Nobel Aung San Suu Kyi.

Nell’ex capitale Rangoon, Aung San Suu Kyi ha annunciato di aver vinto 44 dei 45 seggi per la Camera bassa assegnati alla città. La NDL ha anche reso noto di avere conquistato tutti e dodici i seggi in palio nella ex capitale per la Camera alta. I dati non sono stati ancora confermati dalla commissione elettorale che rende noti i risultati con grande lentezza. Queste elezioni sono le prime da 25 anni nelle quali i militari lasciano all’opposizione la possibilità di partecipare liberamente e vincere. I militari, hanno avviato un graduale processo di democratizzazione a cominciare da quattro anni fa lasciando il governo all’ex-generale Thein Sein ma assicurandosi comunque – in base alla Costituzione da loro stessi scritta – un controllo con la nomina di un quarto dei parlamentari di ciascuna Camera. Per ottenere la maggioranza, la NLD deve dunque conquistare due terzi dei seggi in palio. Il Parlamento, che si insedierà a febbraio, eleggerà poi il presidente, che resterà in carica 5 anni, scegliendo tra tre candidati, uno espresso dalla Camera, uno dal Senato e uno dai militari. La scelta avviene a maggioranza semplice. I due perdenti diventano vicepresidenti. San Suu Kyi non può correre per la carica perché c’è una clausola costituzionale che vieta di assumere la guida del Paese ai cittadini con parenti stretti stranieri e Suu Kyi ha due figli con passaporto britannico. La Costituzione non si può modificare senza l’assenso dei militari perché le leggi di modifica devono essere approvate dal 75% più uno dei parlamentari.

“E’ troppo presto per parlare del risultato, ma credo che ne abbiate tutti un’idea”, ha detto stamattina la leader dell’opposizione, nella sede centrale del suo partito davanti a una folla di sostenitori in festa già da ieri sera.

Complessivamente secondo il portavoce del NLD, Win Htein, il partito ha conquistato finora circa il 70% dei voti. Win Htein ha spiegato che, secondo i voti contati fino adesso, alla Lega nazionale per la democrazia è andato tra il 50% e l’80% delle preferenze su base nazionale.

“Il risultato del voto in Myanmar – ha detto Pia Locatelli deputata socialista e presidente del Comitato diritti umani della Commissione Esteri della Camera – è una bellissima notizia per il processo di democratizzazione del Paese e un riconoscimento per la battaglia non violenta di Aung San Suu Kyi, ma il cammino che l’attende è ancora lungo e pieno di ostacoli”.

“Sebbene gli esponenti dell’USPD, il partito al potere sostenuto dai militari, abbiano ammesso la sconfitta e sostenuto che rispetteranno la volontà popolare, il passaggio  del paese alla piena democrazia non sarà rapido e inevitabilmente richiederà compromessi. La vittoria di San Suu Kyi rischia, infatti, di essere ridimensionata dai militari che, nominano il 25% del parlamento, e da un articolo della Costituzione le impedisce di ricoprire la carica di presidente, sia perché non ha esperienza militare, sia perché ha parenti con passaporto straniero. Una discriminazione contro la quale l’Intergruppo parlamentare “amici della Birmania” di cui faccio parte ha presentato due mozioni”.

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