mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lisbona. Bocciato Coelho,
le sinistre al governo
Pubblicato il 10-11-2015


Carlos César (presidente del PS) e António Costa (segretario del PS)

Carlos César (presidente del PS) e António Costa (segretario del PS)

L’onda lunga della crisi finanziaria ed economica che ha sconvolto l’Occidente a partire a partire dagli Stati Uniti nel 2008, continua a manifestare i suoi effetti sulla tenuta dei governi europei alle prese con ricette economiche sempre più indigeste alla popolazione.

Oggi la sinistra portoghese, che è uscita maggioritaria in Parlamento dalle ultime elezioni del 4 ottobre, ha respinto il programma del governo di destra, di minoranza, guidato dal premier uscente Pedro Passos Coelho, provocandone le immediate dimissioni a soli 11 giorni dalla sua entrata in carica. La “mozione per respingere” il governo presentata dal Partito socialista è stata approvata con 123 voti a favore e 107 contrari.

In questo caso la sinistra radicale, il partito socialista, si sono alleati per formare il prossimo governo, guidato dal leader del Ps Antonio Costa, con l’intento dichiarato di porre fine alla politica di austerità adottata dal 2011 dalla coalizione di destra “Portugal a Fronte”. Anche il partito comunista Pcp, di Jeronimo da Sousa, ha infatti annunciato di avere approvato il patto di governo con i socialisti e i neo-trotzkisti del Bloco de Esquerda per la formazione di un governo delle sinistre.

Il caso portoghese si inserisce nella scia dell’esperienza greca dove il governo delle sinistre radicali ha ripetutamente vinto le elezioni nonostante abbia perso il braccio di ferro contro la finanza internazionale lasciando chiaramente intendere che gli elettori costretti a subire i ricatti degli speculatori preferiscono, se costretti, soggiacere ai programmi di austerità nelle mani di governi di sinistra piuttosto che in quelli di una destra che ovunque a creato e pilotato, a suo favore, le crisi economiche e finanziarie dentro e fuori dal Vecchio Continente.

I mercati reagiscono ovviamente male alla novità anche perché temono che così come avvenuto con Atene, anche Lisbona voglia ridiscutere i termini imposti dall’Europa per dar corso al programma di aiuti. Sul fondo di queste crisi che ora divengono politiche, c’è il nodo non sciolto dei costi sociali imposti alla popolazione che è la sola a pagare sempre il prezzo delle crisi mentre la classe dirigente che ha provocato i danni e gestito la ‘cura’ ed è la vera colpevole, non solo non paga mai, ma spesso si trova ancora al potere, così com’è stato fino a ieri per la Grecia e il Portogallo.

Che questo andazzo non sia più possibile lo si verificherà nei prossimi appuntamenti elettorali, a cominciare dalla Spagna.

Alvaro Steamer

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