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Opinioni e commenti
 

Paura a Milano dopo l’accoltellamento di Nathan Graff
Pubblicato il 13-11-2015


milano

Allerta a Milano dopo l’accoltellamento giovedì sera di un esponente della comunità ebraica. Il Partito socialista ha espresso solidarietà alla comunità ebraica  per l’aggressione.  “In Italia, si registra sempre troppa timidezza nella condanna all’antisemitismo”, così Federico Parea, della segreteria nazionale del Psi.

Milano sotto la lente d’ingrandimento dopo la vicenda di ieri sera. Il 40enne israeliano Nathan Graff, genero del rabbino della comunità locale Hetzkia Levi è stato aggredito da un uomo con il capo semi coperto. Nathan Graff è ora in prognosi riservata all’ospedale Niguarda dove è stato operato, ma non è in pericolo di vita. L’uomo, aggredito alle spalle in via San Gimignano, nel quartiere ebraico del capoluogo lombardo, è stato poi gettato a terra per essere pugnalato, la ferita più grave è di sette centimetri, al volto, e rischia di rovinargli il nervo ottico. La prima indagine non esclude che l’uomo sia stato aggredito in quanto ebreo riconoscibile con la kippah.

Il Dipartimento di pubblica sicurezza, già a poche ore dal ferimento di Nathan Graff, ha inviato a questori e prefetti una circolare che invita a “intensificare la vigilanza e il controllo” sugli obiettivi sensibili riferibili a Israele e alla religione ebraica.

“Non voglio azzardare ipotesi sul movente di Milano, però è del tutto evidente che c’è una tendenza europea ad abbracciare posizioni antisemite con la criminalizzazione dello Stato di Israele. L’Europa, insomma, è percorsa dall”Israelofobia’”. Questo l’allarme lanciato dalla giornalista e scrittrice Fiamma Nirenstein.

“In Italia, si registra sempre troppa timidezza nella condanna all’antisemitismo”, così Federico Parea, della segreteria nazionale del Psi.
“L’accoltellamento di Nathan Graff a Milano è un episodio non solo raccapricciante in sé ma inquietante per le modalità dell’aggressione, quasi di importazione, che trasmettono il senso di un salto di qualità, sul nostro suolo nazionale, nel capitolo della violenza a matrice religiosa e, più in particolare, come in questo caso, dell’antisemitismo. A simili accadimenti non dovrebbe seguire unicamente, come ci auguriamo, una repressione puntuale ed efficace da parte dell’autorità pubblica, ma soprattutto una reazione culturale e civile intransigente della società. Speriamo, ‘almeno’ in questa occasione, sia così, ma la verità – conclude Parea – è che in Italia la voce della condanna all’antisemitismo è sempre troppo timida e la solidarietà alla comunità ebraica sempre troppo formale e di maniera”.

La Comunità ebraica, non solo quella milanese, teme il ripetersi di episodi come quello che accadde a Roma nel 1982, il terribile attentato di matrice palestinese alla Sinagoga di lungotevere Cenci, quando furono ferite 37 persone e morì il piccolo Stefano Gaj Taché.
“Ciò che preoccupa è proprio la possibilità di un’imitazione di avvenimenti descritti dai media, soprattutto in televisione”. Dice Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma.
“La nostra è una condanna senza se e senza ma – dice il presidente dell’Istituto culturale Islamico, Abdel Hamid Shaari – Poi dobbiamo vedere se quanto successo possa essere legato all’Isis o alla questione palestinese, che vanno tenuti fuori dal contesto italiano”. Parla di “un atto vile, da condannare” l’imam di Segrate Ali Abu Shwaima. Ma “non creiamo ipotesi sul caso, non accusiamo la nostra comunità, che non c’entra niente”.
“La componente socialista esprime vicinanza alla comunità ebraica per questo grave atto di violenza che l’ha colpita, e cogliamo questa occasione per ribadire che gli atti di odio e di razzismo non fanno che alimentare altro odio”. È il commento della deputata socialista Pia Locatelli.
“A questo proposito faccio un riferimento preciso all’intervista che ha rilasciato ieri il Presidente Rouhani e alle sue parole nei confronti dello Stato di Israele, che ha diritto all’esistenza e ha diritto di esistere in sicurezza”. Aggiunge la Locatelli
“Voglio ricordare, però – precisa la deputata – che non possiamo utilizzare strumentalmente il gravissimo fatto di Milano per alimentare nuove campagne contro gli immigrati o contro gli islamici: soltanto i fondamentalismi di qualsiasi parte devono essere condannati”.

L’indagine è stata affidata al procuratore aggiunto di Milano, Maurizio Romanelli, che coordina il pool antiterrorismo. Da quanto si è saputo gli inquirenti, prima di decidere per quale reato iscrivere il fascicolo e se contestare o meno l’aggravante di odio razziale, vogliono valutare attentamente le carte e gli accertamenti della Digos. Al momento, l’ipotesi di reato privilegiata dalla procura di Milano è quella di “tentato omicidio”.

Redazione Avanti!

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