sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Alla guerra coi dvd?
Pubblicato il 27-11-2015


L’ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta da Parigi, ove si è rifugiato anche a seguito del dominio incontrastato del suo successore in Italia, ammonisce il nostro Paese a stare dalla parte della Francia. Marcando così un suo netto dissenso dalle posizioni assunte da Renzi a proposito della guerra al terrorismo. Pur essendo un sostenitore del governo Renzi, per quanto ha fatto in materia di riforme economiche e sociali e anche per il piglio mostrato in tema di riforme istituzionali, continuo a scrivere fondi dell’Avanti per esprimere perplessità motivate sul comportamento dell’Italia dopo le stragi di Parigi.

Il presidente del Consiglio d’Oltralpe Valls ha testualmente risposto così a un giornalista italiano che gli chiedeva se il suo governo fosse soddisfatto della posizione assunta dall’Italia: “Cosa succederebbe se gli rispondessi di no?”. Adesso il quadro si sta facendo ancora più chiaro e le alleanze militari per combattere l’Isis e il Daesh delineeranno anche il futuro dell’Europa e del mondo. Vediamo di capire cosa sta avvenendo. Hollande ha decisamente preso l’iniziativa per coagulare attorno alla Francia una solidarietà attiva delle grandi nazioni europee raccogliendo l’adesione congiunta della Gran Bretagna, pronta a bombardare il Daesh, e della Germania, pronta a inviare i suoi tornado in Siria e Iraq, dopo avere già mandato 650 uomini in Mali. Poi ha aperto un ponte a Putin e alla Russia, per formare una grande coalizione antiterrorismo, che sarà sostenuta anche dagli Usa, ma coi limiti militari e politici conosciuti (l’obiezione di fondo riguarda il ruolo di Assad).

In tutto questo non si comprende né il ruolo dell’Italia né quello dell’Unione Europea, che vede un’italiana rivestire le funzioni di commissario alla politica estera. Diciamo che le funzioni dell’Unione europea sono state oggi assunte dalla alleanza franco-tedesca-britannica, aperta alla Russia. Concentriamoci su una inoppugnabile verità, e cioè che la battaglia al terrorismo non può esimersi dalla sottrazione di un territorio, peraltro vasto, al terrorismo stesso. Dunque non può prescindere dall’occupazione del cosiddetto Stato islamico o Daesh, dal quale si diffondono finanziamenti, strategie, obiettivi e spesso anche uomini per colpire l’Europa. E assumiamo anche la consapevolezza che solo coi bombardamenti, peraltro cruenti e quasi mai chirurgici, non si risolve il problema. L’idea di formare una vasta coalizione come quella che si sta creando, dunque anche con il consenso e la partecipazione coordinata (Putin ha accettato il coordinamento) della Russia, può ottenere questo obiettivo.

Gli strateghi militari sostengono che l’azione di terra dovrà essere opera dei curdi e di forze locali sorrette dagli aerei occidentali. A trenta chilometri da Raqqa sostano con il proposito di attacco le truppe curde e siriane. La grande alleanza dovrà risolvere il tema della sostituzione di Assad, dovrà remunerare i curdi con riconosciute autonomie territoriali, dovrà convincere la Turchia ad accettarle, ma soprattuto dovrà superare l’embargo, oggi quanto mai ingiustificato, verso la Russia. Si va delineando un nuovo quadro internazionale. Ma il problema è sapere quale ruolo l’Italia si vuole riservare. Dopo la beffa libica, con la nomina di un mediatore tedesco, quali altre diminutio capitis attendono il nostro Paese, che certo è impegnato militarmente con ben seimila uomini negli scenari di guerra, solo con funzioni di difesa e di istruzione, ma che dopo le stragi di Parigi non intende muovere un dito? Intende l’Italia davvero combattere questa guerra coi Dvd per i diciottenni e andando in giro a sostenere che il terrorismo si batte anche con la cultura? Che è vero se quell’anche non significa solo. Altrimenti diventa un pretesto e anche stupido di sottrarsi a dei doveri.
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Commenti all'articolo
  1. Obiettivamente, non comprendo questa smania del compagno direttore, di intervenire militarmente come Italia nella guerra contro l’Isis, senza conoscere bene cosa andare a fare e per chi farlo senza un piano preciso di quello che avverrà dopo.
    In questo suo proclama, oltre a lodare Letta, dimentica alcune cose:
    La Turchia è li nello scacchiere a difendere i suoi interessi e non permetterà mai, se persistono queste divisioni nella auspicata coalizione, di concedere qualcosa ai Curdi che tutti riteniamo indispensabili per combattere il Daesh.
    Non parla degli U.S.A., di cosa vogliono, al di la della sconfitta dei terroristi, non credo che gli Americani permetteranno a Putin di coordinare gli interventi, anche perché non è chiaro cosa vogliono i Russi e cosa pensano del futuro di Assad.
    Dunque, in un panorama alquanto incerto, è meglio essere prudenti e essere prudenti vuol dire non creare un nuovo Iraq perché basta e avanza quello che c’è.
    L’Italia è storicamente contro il terrorismo, interno ed esterno, ha sempre dato il proprio contributo in mezzi e uomini per combatterlo e credo che sia pronta a fare la propria parte fino in fondo.
    Ma dietro questo terrorismo, ci sono enormi interessi che bisogna capire a chi appartengono.

  2. Francamente non comprendo io come l’Italia possa tenersi fuori da una grande alleanza che comprende Usa, Russia Francia, Gran Bretagna, Germania e anche la maggior parte di paesi arabi e mediorientali. Ma spero ancora non accada. Non riesco a immaginarlo.

  3. Tu dici: credo che l’Italia sia pronta a fare la propria parte fino in fondo. Me lo auguro. Nel 1991 il Psi di Craxi diede l’avvallo alla spedizione nel golfo anche di contingenti italiani. I socialisti francesi hai visto, quelli tedeschi sono al governo e avallano le decisioni della Merkel. Saremmo noi fuori anche dal socialismo europeo. Il problema è dove vogliamo collocarci come Italia. Fuori o dentro questa grande coalizione anti terrorismo?

  4. Ho postato questa nota su Facebook. Potrei aggiungere qui non solo il mio imbarazzo, ma la mia vergogna di essere italiano. Confesso che mi sento imbarazzato come italiano; va bene che, come disse Churchill, noi, quando perdiamo una partita di calcio è come se perdessimo una guerra e quando perdiamo una guerra è come se perdessimo una partita di calcio, ma andare da Hollande con nulla, blaterare di cultura come antidoto al terrorismo islamico e spendere parte dei due miliardi autorizzati, a seguito dei morti francesi, per mandare i giovani al museo, mi appare, che dire… molto poco onorevole? Consoliamoci col fatto che, in fondo, come ebbe a dire Von Metternich, non siamo altro che “una espressione geografica”.

  5. Che dire! E’ malinconico affermare, sempre, che questo paese sta nelle mani di incompetenti. Prepariamoci al peggio e cerchiamo di far annullare dalla consulta l'”italicum” e cerchiamo di far “bocciare” dall’opinione pubblica tutte queste (pseudo)”riforme” istituzionali. Solo in questo si può sperare di mandarli nuovamente da dove provengono cioè a SCUOLA.

  6. Chiamarsi fuori è sbagliato. Chiedersi quale assetto si troverà dopo l’intervento della coalizione è però doveroso. Paragonare la Siria alla Libia è una scusa. Forse c’è un problema di spesa che non si vuole sostenere ma non si ha il coraggio di dirlo. Non parliamo di Europa e ancor meno dell’alto commissario, si perderebbe tempo. Ma questo, non era il governo del fare? In questo caso solo parole.

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