sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ALTA TENSIONE
Pubblicato il 25-11-2015


L'Incrociatore russo Moskva

L’Incrociatore russo Moskva

Non è mai stata così alta la tensione tra la Russia e un Paese della Nato, la Turchia in questo caso, dagli anni della guerra fredda. L’abbattimento ieri di un jet russo a opera dell’aviazione militare turca sul confine tra Siria e Turchia con la morte di uno dei due piloti, probabilmente ucciso dai ribelli turcomanni anti-Assad e protetti dal governo di Ankara, ha portato la temperatura delle relazioni tra i due Paesi al calor bianco. L’unica buona notizia fino a oggi è che il secondo uomo dell’equipaggio del Sukhoi SU-24 abbattuto con un missile aria-aria dal caccia F16 turco, è stato recuperato dalle forze di soccorso in un’operazione congiunta tra siriani e russi. Per il resto continuano ad addensarsi nubi nere sull’orizzonte delle relazioni tra i due Paesi e sull’intera regione con pesanti riflessi sui tentativi di costruire una coalizione internazionale per combattere contro il terrorismo dell’Isis.

Mosca, da cui è lecito attendersi una rappresaglia mirata contro la Turchia perché non è immaginabile che Putin incassi un colpo di questo genere senza reagire, ha schierato batterie di missili nella base di Latakia destinate a sconsigliare eventuali bis dell’aviazione turca mentre è arrivata – ha annunciato il ministro della Difesa russa Serghiei Shoigu – nelle acque prospicienti le coste siriane, un incrociatore – il Moskva – che si unisce alle altre cinque navi da guerra già presenti e ad almeno due sottomarini. I sistemi di difesa anti missilistica S-400 spostati ora nella base di Khmeimim, a Latakia, completano il quadro dello schieramento militare russo che, a detta degli analisti occidentali, ha trasformato la ‘storica’ base navale di Tartus, in un avamposto “inespugnabile”.

La portaerei Liaoning

La portaerei Liaoning

E a rendere se possibile ancora più delicato il quadro, c’è anche la presenza cinese. Secondo l’agenzia di intelligence israeliana DEBKA, i cinesi avrebbero già schierato a ridosso delle coste siriana la portaerei Liaoning ed un incrociatore lanciamissili.

Le Forze armate turche intanto hanno rafforzato i controlli aerei del confine con la Siria e da oggi i caccia F-16 turchi di pattuglia saranno 18 e non più 12.
Ecco dunque che il gesto del premier Erdogan nel rispondere ai raid aerei di Mosca contro i ribelli filoturchi, oltre che contro l’Isis, abbattendo il Sukhoi, può anche essere visto come l’equivalente dell’aver acceso un fiammifero sopra un lago di benzina. Può prendere fuoco tutto.
Il ‘sultano’ che mira a ritagliarsi un ruolo egemone facendo rivivere le gesta dell’Impero Ottomano, ha infatti davanti un autocrate, Vladimir Putin, che vuole ricostruire nientemeno che la potenza imperiale sovietica. Due personalità che si potrebbero gentilmente definire ‘esuberanti’ e che in questo momento possono avviare un processo che spinge verso una guerra vera, regionale, se non globale, e non quella finta invocata dai Salvini di casa nostra contro gli islamici e perseguita da Hollande per recuperare un po’ di terreno politico in vista delle presidenziali.

Per ora da Mosca i toni restano durissimi, ma non ci sono ancora indizi seri di una rappresaglia. “Abbiamo seri dubbi – ha detto il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov in una conferenza stampa – che l’abbattimento del jet russo sia stato un atto colposo, sembra molto una provocazione premeditata”. Quanto al secondo pilota il ministro della Difesa ha precisato che il pilota “è sano e salvo” e si trova in una base russa nella zona della Siria sotto il controllo militare russo.
“Una pericolosa escalation dei rapporti Russia Nato, che non può essere giustificata con alcun interesse compresa la protezione dei confini”- ha dichiarato il premier russo Dmitri Medvedev – che ha definito come “sconsiderate azioni criminali” quelle “delle autorità turche che hanno abbattuto l’aereo russo”. “Le lunghe relazioni di buon vicinato – ha aggiunto – tra Russia e Turchia sono state minate”. Le “conseguenze dirette” potrebbero essere “la rinuncia a una serie di importanti progetti comuni e la perdita di posizione nel mercato russo da parte delle compagnie turche”. Da ricordare che il 60% del gas consumato in Turchia proviene dalla Russia e che è giusto di un anno fa esatto mentre saltava l’accordo per il ‘Soth Stream’, il gasdotto che doveva attraversare il Mar Nero, a seguito delle sanzioni Ue per l’Ucraina, ad Ankara Erdogan e Putin firmavano corposi accordi commerciali. Le conseguenze possono dunque essere davvero pesanti mentre Mosca ha già bloccato il flusso del turismo russo verso la Turchia.
La soluzione della crisi è per ora lontana, ma un comunicato del ministero degli Esteri di Ankara, ha reso noto oggi che i ministri degli Esteri dei due Paesi hanno concordato di incontrarsi nei prossimi giorni per discutere dell’abbattimento del jet di Mosca.
“La Turchia – ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan – sostiene la pace, il dialogo e la diplomazia”: con l’abbattimento di ieri del jet russo “ha soltanto difeso la sua sicurezza e i diritti dei suoi fratelli” turcomanni.

L’accaduto ha creato una forte preoccupazione nella NATO per le evidenti conseguenze di una escalation. Il presidente americano Barack Obama ha chiamato Recep Erdogan esprimendo il sostegno di Usa e Nato alla Turchia e al suo diritto di difendere la propria sovranità, ribadendo però anche la necessità di evitare un’escalation con Mosca. “La Russia – ha detto tra l’altro Obama – deve spostare l’obiettivo dei suoi interventi” per colpire l’Isis e non i ribelli anti-Assad.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha dichiarato che “gli accertamenti di diversi alleati hanno confermato” la versione della Turchia perché ci sono informazioni concordanti che il Su-24 aveva sconfinato quando è stato colpito.

Cartina Siria arero russo abbattutoC’è da aggiungere che, osservando la cartina, se si tiene conto dell’ampiezza del territorio turco sorvolato dal jet russo – una striscia di terra di due miglia circa di larghezza – considerata la velocità dell’aereo, al massimo lo sconfinamento denunciato può essere durato un paio di minuti in tutto (in realtà pare sia durato appena 17 secondi). È evidente dunque che Ankara cercava un pretesto per un’azione di forza che travalica di gran lunga l’entità della violazione commessa da Mosca e che le ragioni sono ben altre rispetto a quelle reclamate.

Armando Marchio

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