lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Appalti centralizzati.
Caos sulla nuova norma
Pubblicato il 12-11-2015


appalti-pubbliciDopo sei proroghe consecutive è entrata in vigore dal primo novembre la norma che impone a tutte le città non capoluogo di aggregare le gare, attraverso consorzi e unioni di comuni oppure passando dagli uffici di una provincia o da un soggetto aggregatore. Per tutti gli enti non capoluogo scatta invece la tagliola prevista dalla spending review inaugurata dal Governo Monti nel 2012: per risparmiare e permettere di controllare meglio la spesa le gare vanno aggregate. Un principio che vale per beni e servizi, ma anche per i lavori pubblici. Solo i grandi comuni potranno continuare a bandire le gare in autonomia.

Come funzionano gli appalti centralizzati

Dal 1° novembre 2015 i Comuni non capoluogo di provincia devono procedere all’acquisizione di lavori, beni e servizi nell’ambito delle unioni dei comuni o costituendo un apposito accordo consortile e ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province. In alternativa, i comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip Spa o da altro soggetto aggregatore di riferimento.
Ai Comuni che non rispetteranno le nuove regole l’ANAC non rilascia il Codice identificativo di gara (CIG)e saranno sanzionati con la nullità assoluta dei contratti stipulati.
Inoltre i sistemi informativi SIMOG e SmartCIG dell’Autorità, realizzati per il rilascio del CIG, sono stati implementati per consentire la verifica dl rispetto della normativa in tutte le procedure di gara.

Ad aggravare la situazione e c’è il fatto che l’entrata in vigore dal primo novembre porterebbe due mesi di caos totale per i Comuni più piccoli assolutamente impreparati. Con le regole in vigore, infatti, quelli sotto i 10mila abitanti non possono bandire gare in autonomia, neppure sotto la soglia di 40mila euro. Dal primo gennaio, però, in base alla legge di Stabilità potranno farlo. C’è da scommettere che in questi 60 giorni la maggioranza dei sindaci tirerà i remi in barca, aspettando il 2016 per ricominciare a gestire gli appalti in maniera ordinata creando solamente danni nella gestione ordinaria dell’Ente.

Francesco Brancaccio

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