martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Cameron detta le condizioni all’Europa
Pubblicato il 10-11-2015


2015-01-26-PrimeMinisterDavidCameronTorna lo spettro della “brexit” per l’Unione europea, l’uscita del Regno Unito dall’Europa è sempre più in mano al suo Primo Ministro, David Cameron, che ha scritto una lettera al presidente della Commissione europea, Donald Tusk, elencando le richieste perché il suo paese possa continuare a far parte dell’Unione Europea.

La prima richiesta è di tipo economico:
Cameron chiede l’introduzione di un meccanismo che impedisca ai paesi che condividono l’euro di cambiare le regole anche per gli altri, oppure la possibilità per i paesi che non fanno parte dell’euro di poter decidere di non aderire a riforme del settore bancario.
Da questo punto di vista il problema per l’Unione Europea è che questo meccanismo andrebbe inserito nei trattati fondamentali dell’Unione e i tempi tecnici rendono impossibile arrivare a quest’obiettivo entro la fine del 2017.

La seconda richiesta riguarda la competitività:
Su questo punto Cameron è molto vago, ma in sostanza chiede di rendere più facile la circolazione di merci, capitali e servizi in Europa.

La terza richiesta tocca il problema dei Governi nazionali:
Per il Primo ministro i gruppi di parlamenti nazionali devono avere il potere di correggere la legislazione comunitaria. Cameron chiede di introdurre una norma che permetta ai parlamenti dei singoli paesi, coalizzandosi, di bloccare norme decise dal Parlamento europeo. “Decida l’Europa dove necessario, decidano le nazioni dove possibile”.
La Gran Bretagna è rimasta “frustrata” da una serie di sentenze europee in tema di diritti umani che hanno ribaltato i pronunciamenti dei tribunali inglesi, chiede di essere sciolta dal vincolo che la lega alla Corte europea di Strasburgo. Per cominciare, Cameron ha confermato l’intenzione di cancellare l’attuale legge sui Diritti umani vigente nel Regno Unito e di sostituirla con una Legge dei diritti britannici. “Stabiliremo nella nostra legislazione nazionale che la Carta europea dei diritti fondamentali non può creare nuovi diritti”, ha detto, promettendo di “dire chiaramente ai nostri tribunali che non potranno usare la Carta europea come base per nuovi contenziosi legali sulla base di nuovi, presunti diritti umani”.

L’ultima richiesta è quella che riguarda l’immigrazione:
Cameron chiede che al Regno Unito sia permesso di introdurre una legge sul diritto di asilo che permetta di accedere al welfare solo agli stranieri che risiedono nel paese da almeno quattro anni. Cameron chiede inoltre che quando un nuovo paese entra nell’Unione Europea, i suoi cittadini non abbiano immediatamente diritto alla libertà di movimento negli altri paesi finché l’economia del loro paese non si è “allineata” con quella del resto dell’UE, e che si sorvegli meglio sui matrimoni contratti solo per permettere a un cittadino extra-comunitario di raggiungere l’UE.
L’immigrazione, dei quattro punti sui quali David Cameron ha presentato le rivendicazioni britanniche all’indirizzo dell’UE, è quello più delicato: la Commissione europea parla già di “richieste altamente problematiche”. La libera circolazione, lo sa bene la Svizzera, non è ritenuta negoziabile da Bruxelles. Cameron non ha inoltre accontentato gli euroscettici britannici: le sue richieste sono insufficienti e mancano di ambizione sia secondo Nigel Farage, leader dello UKIP e capofila dei “pro Brexit”, che per il conservatore Nigel Lawson.

Tuttavia Angela Merkel si è detta disposta ad accogliere le richieste del Premier britannico. “Vogliamo lavorare su queste proposte nello spirito di trovare una soluzione”, ha detto la cancelliera tedesca a Berlino.”Ci sono punti difficili e punti più difficili”, ha sottolineato la Merkel, “ma sono fiduciosa che ci riusciremo”.La cancelliera ha assicurato che la Germania darà il suo contributo affinché la trattativa sui punti di riforma chiesti da Londra (governance economica, competitività, sovranità, immigrazione), avvenga all’interno delle regole europee.

Fiducioso sulla possibilità di un accordo anche Gianni Pittela, presidente dell’eurogruppo socialista e democratico, che ha commentato le proposte:
“Come progressisti accogliamo con favore la prospettiva di una riforma della Ue, anche se non saremo mai d’accordo con un indebolimento dell’Unione”, e sottolinea che “l’Europa sarebbe notevolmente più debole se il popolo britannico dovesse votare per contro la Ue.

“Tuttavia – aggiunge Pittella – anche il Regno Unito beneficia anche enormemente dalla sua posizione all’interno della Ue. Dai cambiamenti climatici alla crisi dei rifugiati, nessun Paese da solo può risolvere i problemi globali o regionali”.

Tuttavia resta il problema di un accordo tra le parti e Cameron ha sottolineato che il suo governo, nel caso le proposte presentate a Bruxelles vengano respinte, potrebbe schierarsi per l’uscita dalla Ue, chiedendo agli elettori di dire addio all’Europa. “Ho fiducia che otterremo un accordo valido per la Gran Bretagna e per i nostri partner europei -ha detto- ma se non ci riusciremo e se non verrà dato ascolto alle preoccupazioni britanniche, allora dovremo riflettere se questa Unione europea va bene per noi”.

Maria Teresa Olivieri

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