venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Catalogna. La secessione
inciampa nel No a Mas
Pubblicato il 12-11-2015


Artur Mas

Artur Mas

Non ce l’ha fatta neppure oggi Artur Mas, presidente secessionista della Catalogna, a farsi rieleggere dal parlamento di Barcellona al vertice della Regione. Gli sono mancati i 10 voti della lista indipendentista dei radicali del CUP. L’asticella si è fermata a 62 sì contro 73 no.

E mentre ancora si deve fissare la data per una nuova votazione che sblocchi lo stallo politico istituzionale seguito al voto del 26 settembre, si fa incandescente lo scontro con Madrid dopo che la Corte Costituzionale, su ricorso del premier spagnolo Mariano Rajoy, ha annullato il voto del parlamento regionale catalano per l’avvio della secessione avvertendo Mas che se insiste rischia la destituzione e l’incriminazione.

Da Barcellona i toni non sono calati e la portavoce della Generalitat, Neus Monté, ha accusato il premier Mariano Rajoy di usare la Consulta come un “bavaglio” per soffocare il “desiderio di libertà e di democrazia” della Catalogna.

I supremi magistrati della Consulta, anche se la decisione appare scontata, entro cinque mesi dovranno pronunciarsi nel merito, ma intanto hanno avvertito 21 dirigenti della Catalogna – oltre a Mas e al presidente del Parlament, Carme Forcadell, tutti i ministri della Generalitat – che potranno essere sospesi e incriminati per ‘disobbedienza’ se non insisteranno. La stampa di Madrid non esclude incriminazioni per ‘sedizione’ e ‘ribellione’, con condanne fino a 25 anni. La procura di Madrid ha ordinato alla polizia di raccogliere prove per eventuali incriminazioni dei leader catalani. Il vicepresidente del governo catalano Neus Munte ha dichiarato che le autorità della regione, nonostante tutto, non faranno marcia indietro ed entro 18 mesi (nel 2017) risolveranno la questione dell’indipendenza da Madrid.

Rajoi ha dalla sua il sostegno degli altri due grandi partiti, Psoe e Ciudadanos; non permetterò, ha detto, che “si rompa l’unità della Spagna”.

Paradossalmente l’accelerazione della crisi voluta da Mas, anche per vincere le elezioni regionali, rafforza il potere di Rajoi che sta già cavalcando lo scontro proponendosi come alfiere dell’unità nazionale in vista delle elezioni del 20 dicembre. Un atout insperato per il premier conservatore e il Partito popolare, in grande affanno a governare una crisi di consensi sull’onda delle difficoltà economiche e sociali provocate dall’austerity.

Su una posizione diversa Pablo Iglesias, il leader di Podemos, l’altro grande partito emerso dalla crisi, che si è dissociato dalla linea dura di Rajoy. Iglesias, ha detto di non credere alla eventualità che il Governo centrale “mandi l’esercito” a Barcellona.

A sbloccare la situazione del muro contro muro, potrebbe essere però una crisi politica interna al fronte che ha conquistato la maggioranza nelle elezioni regionali catalane: gli anti-capitalisti radicali della Cup, non vogliono rieleggere Mas e quest’ultimo ha avvertito che se non sarà rieletto il processo verso l’indipendenza rischia di “incagliarsi”.

Alvaro Steamer

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