lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

C’è ancora la paura nelle vene dei parigini
Pubblicato il 16-11-2015


Parigi, 16 – Una calma terribile ha invaso Parigi. Dallo scorso venerdi sera la città si è raccolta in se stessa, mostrando il suo lutto doloroso attraverso l’assenza.

Parigi dopo 13 novembre aI quartieri brulicanti di gente, il brusio dinamico dei bar e dei café, il traffico delle grandi avenue, tutto è scomparso questo fine settimana lasciando spazio ad un triste vuoto. Dall’Etoile a la Concorde, gli unici a vagare per le strade deserte sono i turisti: si spostano in gruppi, cartina alla mano, fotografando le bellezze di una città fantasma. Scene classiche di vita parigina, senza i parigini. La prefettura di polizia ha ordinato ai residenti di rimanere a casa, nuovi attacchi potrebbero verificarsi. I cinema, i musei, le sale di teatro, i centri culturali, i giardini pubblici, i negozi, tutto è chiuso, senza vita. Le bandiere ammainate si stagliano contro il cielo terso come fossero bastioni da guerra. Nonostante l’invitante sole di novembre, i pochi avventori delle brasserie del centro si trovano all’interno dei locali, osservando il tacito divieto di sedersi all’esterno.

Risalendo per il Boulevard Sebastopol, in direzione est, s’incomincia ad incontrare gente. Parigi dopo 13 novembreUna vera e propria folla si è radunata presso il Canal Saint-Martin, uno dei luoghi del massacro, riempiendo la rue Bichat e la rue Rue Alibert di fiori e messaggi di speranza. Mazzi di fiori coprono i buchi lasciati dai proiettili nelle vetrine circostanti la sala di concerti Bataclan e la Belle Equipe. Place de La Republique é ghermita. Il popolo francese si è radunato per rendere omaggio alle vittime, per dimostrare che i valori di libertà, uguaglianza e fratellanza, alla base dell’identità nazionale, sono più forti che mai. « Non abbiamo paura ! » gridano in coro i manifestanti, ma i loro sguardi rivelano insicurezza e sgomento. Si ha l’impressione che qualcuno stia spiando ogni azione, ogni mossa, attraverso una camera segreta, preparandosi a colpire ancora.

Gli attentati di venerdi 13 novembre rappresentano un attacco ad uno stile di vita. Questa volta il bersaglio non era un’ideologia ma il popolo, colpito nelle sue abitudini quotidiane, impreparato, debole e inerme. Il terrore dell’imprevisto, dell’immotivatezza, dell’ignoto non è facile da superare. Alcuni scoppi di petardo nella piazza ed è il caos: un fiume di gente impazzita dà inizio ad una corsa disperata cercando riparo al più presto. Bicchieri in frantumi e tavoli ribaltati giacciono fuori dai bar della rue de Bretagne e delle altre strade del Marais, testimoniando il tumulto improvviso. Voci di un nuovo attacco si diffondono come un’epidemia. La città è paralizzata dalla polizia che ha bloccato il traffico a est e nelle aree attorno Place de La Republique. Elicotteri sorvolano le strade senza sosta, alimentando la spiacevole sensazione di trovarsi in guerra. Fortunatamente si tratta di un falso allarme, di un movimento di panico, che testimonia lo stato di allerta con cui, d’ora in avanti, i parigini saranno costretti a convivere.

La Tour Eiffel si confonde con l’oscurità circostante. La Ville Lumiere ha spento le sue mille luci e ha tolto gli occhiali rosa per indossare una maschera funerea.

È lunedi mattina e tutto sembra tornato ad una straniante normalità. Questa notte una schiera di aerei francesi ha aperto il fuoco sulla città di al Raqqa in Siria. La paura si percepisce, ma non si confessa, rimane silente negli animi del popolo, che si domanda cosa accadrà in futuro.

Cecilia Musmeci

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