sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Coppélia, ovvero
la reinvenzione moderna
del balletto-pantomima
Pubblicato il 02-11-2015


Con il tempo di tre quarti, sotto la bacchetta del Maestro David Garforth, dal 30 settembre è di scena al Teatro Costanzi di Roma “Coppélia”, per chiudere il 7 novembre la stagione del balletto 2014-’15.

Il sipario si apre con il prologo a ritmo di valzer, che per alcuni minuti immerge nell’atmosfera necessaria per raccontare una storia che si svolge in un ambiente agreste, quest’ultimo “tradito” anche grazie alle scenografie da belle èpoque di Ezio Frigerio.

Roland Petit, librettista e coreografo, privilegia la singolarità dei rapporti che legano i tre protagonisti, lasciando emergere il fascino moderno dell’uguCoppeliaaglianza nelle relazioni tra di loro, in una vicenda costruita da tre eroi e non più da una sola interprete.
Questa che gli spettatori vedono è un’altra Coppélia, ripresa dal talento di Luigi Bonino, è diversa da quella di qualche tempo fa che il geniale Petit, rigoroso ricostruttore ufficiale delle sue coreografie, ha curato di anno in anno.

È un allestimento che ha rimaneggiato più volte fino a giungere alla reinvenzione moderna del balletto-pantomima, creato nel 1876 da Léo Delibes e Arthur Saint-Léon su una favola di Hoffmann.

La messa in scena si dipana sull’intreccio amoroso che coinvolge Coppélius (Luigi Bonino), un mago misterioso e dandy, perdutamente innamorato della giovane e sbarazzina Swanilda (Alessia Gay), che invece insegue il suo fidanzato Franz (Alessio Rezza), aitante e ingenuo ragazzone. Coppélius costruisce Coppélia, un surrogato bambola, con occhi di smalto e viso di porcellana che può corteggiare a suo piacimento.

Inutile dire che i primi ballerini sono tutti bravissimi, giovani di livello nella danza internazionale. La fantastica Alessia Gay entusiasma il pubblico con leggiadria e volteggi, confermando l’eccezione alla regola che non sempre il serio e l’aristocratico danno timbro e grazia alla rappresentazione. E’ spumeggiante, a volte nel gesto anche simpaticamente “burina”, per usare un termine tipicamente romano, ma che convince a strappa applausi anche quando la scena per la sua intensità interpretativa non li vorrebbe.

La performance di Alessio Reza, nei panni di un provincialotto spaesato del sud, è appannata come ruolo, seppure il ballerino ha doti notevoli che la sua amata però mette in ombra.

La scena si apre con una caserma di giovani cadetti che hanno come vicine di casa ragazze contadinelle a cui nell’ora di libera uscita fanno la corte. Costumi popolani, divise variopinte e una scenografia minimalista fanno di Coppélia un balletto fresco ed insospettabile, senza orpelli che ne frastornino armonia e poeticità.

Guerrino Mattei

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