venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dai giovani un potenziale esplosivo
di Roberto Sajeva
Pubblicato il 06-11-2015


Winter is coming

Tra apophasis e aposiopesis di Mineo (“Qui lo dico e qui lo nego, signora mia, ma boccaccia mia taci, mmmh!”), garofanati dediti a pantomime parlamentari non più metaforiche, ma tragicamente letterali, e bandoleri stanchi (senza capinere e con vecchioni moralisti senza Susanne) non più  boleri ostinati à la Ravel, sembra svanire ogni possibilità di pedagogie anche à la Colette come per L’enfant et les sortilèges

#Cambiando

Noi siamo stati gli ultimi romantici

da W.B. Yeats, Coole Park and Ballylee

Noialtri, che non agitiamo bandiere di indignazione facili da consumare, a differenza dei Vendola, dei Fassina, dei Landini, dei Civati e via cantando, profeti senza visione, apostoli senza missione, a sinistra ci stiamo per superare la crisi (di Missione) dell’Italia (dell’Umanità), senza dover rincorrere una meteora greca (che come è noto non brillano e non volano neanche, stan solo ferme e inaccessibili se non per qualche monaco).

Abbiamo una conferenza programmatica alle spalle ed un bel po’ di roba fra le mani.
I territori si sono incontrati, han discusso, han scritto e infine relazionato alla plenaria.
Abbiamo del materiale grezzo da raffinare, tutto un ribollire di idee finalmente modulate che andranno a disegnare, da qui ai prossimi appuntamenti riflessivi, la rinnovata offerta socialista al Paese.

Dai tavoli di lavoro è emerso quanto vasto sia lo spazio politico lasciato libero a sinistra quanto a destra, una pampa sconfinata per cavalcate romantiche, purtroppo è però apparso ancora più chiaro quanto questa pampa politica sia poco adatta tanto a coltivazioni elettorali quanto a pascoli culturali.

Ordine senza potere

..affinché, tra le vicissitudini mondane,
là siano fissati i nostri cuori,
dove vere sono le gioie.

Ad Vesp. Dom. IV post Pascha

Nella mia relazione ho posto l’accento proprio su quanto la società italiana sia isterica, fissata su pochi punti ideologici o del tutto immaginari, i primi da sinistra viziati da equivoci stratificatisi in decenni di fanfaluche, i secondi da destra nevrotizzati in campagne di paura. Alla base di tutto una vomitevole cultura del sospetto, alimentata da una totale mancanza di controllo sulla propria vita.

A destra rispondono con la pistola, a sinistra rispondono con l’indignazione, mentre l’antipolitica non risponde, si unisce ai brontolii viscerali, pensando di poter raccogliere questo seminato.
Ciò che manca a tutte le offerte politiche è la Responsabilità, motore del nostro sociocratico ordine senza potere.

L’Ordine (altro punto del mio intervento) che va perseguito nell’elaborare i frutti della conferenza programmatica deve essere proprio un regime di Responsabilità, una società dove la solidarietà sia organica, e non calata dall’alto, e dove la libertà sia l’emancipazione individuale, non il privilegio di corporazione.

Gioventù libera

L’arido legno
facilmente s’accende,
e più che i verdi rami,
avvampa e splende.
Dall’Asilo d’Amore di Metastasio

Grande successo dei giovani socialisti è stato vedere alcuni nostri spunti di riflessione (come l’abolizione della validità legale del titolo di studio) ma soprattutto la nostra campagna nazionale sul lavoro, Disordine Professionale, accolta sia nei preparati dei direttori di Avanti e Mondoperaio, Del Bue e Covatta (l’Impaginazione al potere!), che nei tavoli di lavoro e infine nelle relazioni finali.

Abolizione degli Ordini Professionali, parità retributiva, estensione delle tutele dei lavoratori autonomi, persino il difficile da vendere punto sulla demonopolizzazione della SIAE.

Ci sono tante generazioni di giovani del partito, sotto i quarant’anni l’adolescenza lunga occidentale ha creato, invece che solo omologazioni, anche differenze peculiari di annata in annata.

Avendo il privilegio di osservare, dall’alto dei miei millenni, le maturazioni di compagni dai quattordici anni in su, in contesti sociali e culturali diversissimi, mi sento sicuro di dire che abbiamo un potenziale esplosivo.
Non c’è quasi traccia di normalità, la gioventù socialista è un caravanserraglio di teste brillanti sempre più estranee dalle batterie per pollame in cui il mondo vorrebbe inquadrare la Gioventù Libera.
Queste gabbie si chiamano ignoranza ma anche falsa cultura dei Moloch scolastico e universitario, si chiamano disoccupazione ma anche assistenzialismo castratore, si chiamano disorientamento e solitudine ma anche stratificazione sociale e familismo (se non famiglia tout court), si chiamano raccomandazione ma anche graduatoria, eccetera eccetera eccetera.

Noi giovani socialisti, proprio perché politicamente cresciuti nelle catacombe, incapaci di respirare a destra, mal visti a sinistra, non calcolati dall’antipolitica se non per la grande Storia che ci nobilita e ci appesantisce, abbiamo maturato un pensiero autonomo e originale, ragione per la quale (come da tradizione per la nostra comunità) è sempre difficile coinvolgere una militanza organizzata che, per quanto sterile, può risultare comoda ed efficace per prove muscolari che, nella loro volgarità, sono comunque una parte a volte necessaria della politica.

Questa originalità e questo individualismo vengono visti come debolezza da molti compagni “adulti”che, al di là dei ricordi (spesso fasulli) di cortei chilometrici, non riescono

a leggere il nostro vantaggio rispetto alle organizzazioni giovanili di altri partiti, più simili ai loro vecchi modelli di militanti come spicciafaccende. Oggi la militanza politica è altro e, per quanto la FGS sia sempre in prima fila con scope e colla, dobbiamo confrontare le proverbiali ragioni del Socialismo con la nuova ragione sociale del Partito, un dibattito che stiamo rimandando troppo ma che è stato comunque coraggioso sollevare.
Nonostante i nostri recenti successi nelle piattaforme studentesche, nelle organizzazioni internazionali, le nostre riflessioni, realiste perché non viziate dalla memoria (lente distorcente per eccellenza), vengono quindi accolte spesso con diffidenza dai più vecchi, specialmente quelli che vedono il ruolo del Socialismo come quello del classico vecchio pazzo sull’autobus che si lamenta di tutto, si fa forte di qualche cenno del capo, e ignora (o disprezza) il silenzio generale (imbarazzo generale) con cui il resto dell’autobus lo accoglie.
La vitalità giovanile sta tutta nel crescere seguendo la Luce, come il virgulto ancora succoso che resiste agli incendi, a differenza del legno vecchio che prende fuoco subito e subito si spegne.

I giovani socialisti devono stare lontanissimi da tutta la vegetazione secca pronta a incendiare il bosco.

L’Estate del nostro scontento

Winter is coming
Motto della Famiglia Stark di Winterfell

Viviamo una torrida estate della democrazia, una stagione luminosa più per l’illusione dell’innaturale ora legale, visto che i falò di San Giovanni (Tangentopoli) hanno annunciato il progressivo accorciarsi delle ore di luce.

Viviamo una torrida estate della democrazia, stagione che cuoce i corpi dello Stato di cattiva cottura, una stagione di sudore e consunzione.
In questa stagione le elezioni appaiono un momento sempre meno cruciale per l’indirizzo della Nazione, quindi i partiti devono fare i conti con ciò, un ciò che non si risolve nell’affannarsi dietro leggi elettorali “giuste”, qualsiasi cosa voglia dire, o riforme costituzionali “socialiste”, come se un bicameralismo perfetto o imperfetto sia più o meno socialista di una camera unica, l’importante è fare sistemi ordinati in tensione tra libertà e giustizia e questo punto è stato bene e ampiamente esposto nelle introduzioni di Vizzini, Covatta e Del Bue così come nelle conclusioni di Nencini.
I politici devono quindi fare i conti con una società che, al di là dei megafoni televisivi, non si risolve più nelle elezioni e bisogna quindi soffermarci sulla ragione sociale dei partiti, poiché alla Sinistra (intesa non solo come coalizione ma soprattutto come area culturale) non serve una lista o un candidato in più per raccattare il metro se non il centimetro decisivo al conseguimento del premio di maggioranza, oramai questa visione è stata superata col fallimento del prodismo nel 2008. Alla Sinistra non servono neanche le idee, ce ne stanno troppe anzi. Alla Sinistra servono un Ordine ed una Missione.
All’interno di questo cammino di elaborazione ci vorrebbe un patto generazionale in seno alla comunità socialista, con una FGS che si propone come canale formativo per l’élite culturale della Sinistra, anzi parlerei proprio di élite intellettuale, perché la questione è quella di mettere ordine, ordine, ordine a tutto il macello della sinistra italiana. È sempre più evidente che le sfide muscolari e le tattiche comunicative di Renzi servono solo a drenare consenso da destra ed a cauterizzare ciò le emorragie a sinistra. Benissimo, qui però si deve Governare il Cambiamento, si deve dare un indirizzo a tutto questo perché vincere le elezioni è ormai una piccola parte della politica.
La democrazia va salvata ridandole senso, perché (sembra oramai condiviso) le minacce non vengono più dal confronto con altri valori.
La minaccia della democrazia è lo sfinimento. Di sfinimento in sfinimento, di retorica in retorica ogni istituzione va perdendo il proprio contenuto di valori. Vecchie mitologie totalitarie (come la legalità) e nuovi equivoci demagogici (come la trasparenza) sviliscono le forme e gli spazi delle architetture sociali nei formalismi e nelle strutture delle ingegnerie sociali.

Non si illudano, ancora una volta, gli antagonisti di professione di aver trovato nel Governo Renzi la Balena Bianca (intesa come Moby Dick, ça va sans dire) perché l’inverno che sta arrivando non è il renzismo, né il berluconismo, né la P2, né la P3, nemmanco la P38, né il sovranismo, né l’europeismo, né “una bella donna”. L’inverno che sta arrivando è la fame di vento del Qohélet, come i lupi dell’inverno di Villon che vivono di vento sono i laureati disoccupati, i precari cinquantenni, gli esodati esondati, le donne al margine, gli immigrati disperati, chi vive l’amore liberamente rispetto a decrepiti canoni disumani. Tutte queste masse che un tempo sarebbero potute essere delle forze storiche oggi sono tutte castrate nel postmodernismo, nella società liquida, sono oggi (paradosso) quelli nell’impianto marxista sarebbero i marginali. Alla faccia e alla gloria di Marcuse.

Sta arrivando il regno dell’Insignificanza e una piccola legione di giovani socialisti, la roba più stramba e assurda, per questo mondo di equivoci e ubbie alla ricerca di vile normalità, è l’ultima speranza per ridar senso e significato al percorso verso la Nazione Umana.

 

Roberto Sajeva
Segretario Nazionale FGS

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