martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dalla commedia alla tragedia
Pubblicato il 16-11-2015


Non ho ben capito la reazione italiana. Da Parigi emerge il volto grave e condiviso di Hollande che sostiene che la Repubblica francese è in guerra, che cambia la costituzione in due articoli per dare più forza alle polizie e ai servizi, che bombarda Racca capitale del Daesh. Va bene, non chiamiamolo più Stato islamico, anche se finora è stato così. Finalmente Obama e Putin si parlano e concertano, almeno così pare, una comune strategia sulla Siria. E l’Italia? L’Italia con Renzi prende le distanze dalla reazione francese e con Gentiloni sostiene che l’Italia non si sente in guerra e che questo vocabolo non va usato per non generare paura e cambiamenti di stile di vita. Che invece è quel che Hollande e tutta la Francia pretendono.

Da molto tempo non comprendo almeno taluni passaggi, ma forse è colpa mia, della politica estera del governo italiano. L’Italia è il primo paese, geograficamente, ad essere coinvolto nel conflitto che si é aperto e che si propone di conquistarla, assieme all’Europa tutta. Diciamo di più. Tutti gli attentati e le stragi, dalle Due torri gemelle a Parigi, sono chiari messaggi lanciati alle popolazioni islamiche perché si ribellino ai loro governi ritenuti moderati. Sono espliciti segnali di vittoria e di potenza lanciati a paesi che vivono in faccia a noi, primo paese europeo del Meditteraneo. Più tutti noi, e parlo di una vasta alleanza che deve comprendere anche la Russia e i paesi arabi, tardiamo a mettere in atto un’azione militare di terra per riconquistare il territorio invaso con la violenza più atroce dall’Isis e più la sensazione della inviolabilità e della superiorità dei terroristi islamici si incrementerà. Questa azione non sarà decisiva, ma è fondamentale.

Per di più Roma è oggi segnalata, al pari di Londra, come una delle città che saranno vittime di nuovi attentati e il Giubileo alle porte non consente il minimo di distrazioni. Cosa intende proporre, cosa intende realizzare il nostro governo? Parigi ha già messo a concorso ben mezzo milione di posti di polizia per giovani. L’Italia ha mezzi già sufficienti per garantire la sicurezza dei suoi cittadini? Di più. Ho l’impressione che Renzi non voglia essere personaggio da tragedia. Il suo modo scherzoso, bizzoso, da fratello simpatico che ti fa sempre sorridere quando viene a cena, mal si concilia con quello di una personalità che deve affrontare un così drammatico momento.

Anche la sua squadra, di belli, buoni e giovani amici, pare più consona a momenti di bonaccia che di tempesta. Churchill dalle sue boccate di sigaro emanava forza e intraprendenza che come nuvolette si ficcavano negli occhi anche dei suoi nemici. Anche Craxi era capace di assumere comportamenti gravi, improvvisi e difficili. Di sfidare e di aggredire le situazioni più complicate. Hollande ha saputo travestirsi da impiegato di banca a leader che vuole governare un conflitto denso di incognite e di scelte drammatiche. Ci sta riuscendo e i francesi si stringono a lui. Ci vuole il volto e il detto della stagione delle forti nevicate, del grande freddo, del gelo. Quello di primavera, della buona salute, del buon umore, adesso non serve più. Mi chiedo come avrebbe reagito l’Italia se anziché colpire Parigi la strage si fosse indirizzata su Roma. Mi viene il forte dubbio che la reazione sarebbe stata la stessa. Un intero Parlamento e un intero paese si é unito attorno alla bandiera e alla repubblica francese, con orgoglio e dignità, e nessuno ha emesso gli striduli suoni che si sono uditi nelle televisioni italiane e quest’oggi purtroppo anche in Parlamemto con effetti deprecabili e fini chiaramente elettorali. Possiamo anche far finta di non essere in guerra o chiamarla in altro modo. Ma non possiamo far finta di combatterla. Sarebbe un altro tonfo della nostra credibilità.

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Commenti all'articolo
  1. Mi dispiace dissentire, ma l’Italia si sta muovendo benissimo, sta validamente aiutando i kurdi a liberarsi da soli con armi e addestratori sul campo, sta operando con intelligenza nel settore dei servizi segreti e già dimostrando di saper prevenire attentati, e con colloqui con Egitto e Turchia, cercando di allargare anche il fronte della lotta al terrorismo con accordi con paesi arabi moderati. Piuttosto i toni di hollande sono fuori dalle righe, evoca la guerra ma a chi? I terroristi di Parigi sono francesi, reclutati o in Francia o in Belgio, non nelle città che i francesi stanno bombardando, e come loro ce ne sono sicuramente altri ora nascosti. Dove andiamo allora a fare la guerra? Hollande parla anche di vendetta, e invece dovrebbe parlare di giustizia, una giustizia puntuale ed implacabile anche avvalorata da un ONU del tutto assente. Così come lo è l’Europa in generale. Allora cerchiamo di capire che questa non è una guerra convenzionale, ma una che va condotta a tutto campo, aiutando i popoli a liberarsi, nelle scuole, nelle periferie delle città e soprattutto con una fittissima rete di collegamenti dei servizi segreti internazionali. Non è più tempo dell’armiamoci e partite, ma è quello dello svegliamoci tutti insieme e facciamo qualcosa di veramente efficace.

  2. L’ottimismo non è una caratteristica della ragione; ha ragione, il nostro Direttore, questo non è il momento della bonaccia e i belli, buoni e giovani amici devono dimostrare di avere capacità di governo. Non è il tempo delle litigate in Parlamento, ma di fare proposte per una coesione europea contro il terrorismo. Noi socialisti abbiamo l’esperienza (Craxi docet) per suggerire iniziative diplomatiche che tutelino l’Europa. Negli anni di piombo abbiamo sconfitto il terrorismo interno, adesso quale posizione concreta vogliamo prendere?

  3. Mauro, con tutta la solidarietà possibile alla Francia, non va dimenticato che le varie “fazioni” islamiche non guardano solo agli “infedeli” europei, ma anche a se stesse.
    Stragi quotidiane sono inferte agli inermi ed inerti sudditi islamici di qualsiasi tipo con bombe che arrivano persino nelle moschee, loro luogo di culto suddiviso sistematicamente in sunniti, sciiti, mussulmani neri e chi più ne ha più ne metta. Sono fazioni violente al servizio del “comandante” di turno. Ora c’è l’ISIS che usa milioni di $, in odio verso tutti gli altri. La violenza è insita in quel mondo come lo è ad esempio nei BALCANI. Per esempio: non ho ancora capito perché Assad deve essere cacciato. Ma ciascuno non è padrone in casa propria? O vogliono farne un altro Gheddafi, o Saddam, o cento altri che non comodano alle “potenze” occidentali?
    Credo che l’intelligence occidentale debba essere più realista e più che sostenere l’Ukraina contro Putin, cerchi accordo con lo stesso per migliorare le condizioni del NOSTRO mondo Gia come Italia malmessa ci rimettiamo con L’EMBARGO alla Russia. All’ “altro mondo” ci pensi Papa Francesco 1° che vedo molto interessato alla questione. Lo dico schrezando naturalmente, ma di questi tempi, noi, altro non mi sento di fare!

  4. Caro direttore non sarà purtroppo l’ultima occasione in cui dovremmo assumere una posizione coerente con i nostri principi istituzionali. I nostri principi sono principi di Pace, che non sempre coincidono, giustamente, con quelli di altri Paesi anche se alleati.
    Cosa voglio dire, senza polemizzare, che la mania di grande potenza della Francia, indipendentemente da chi la governa,
    è di agire e poi chiedere la solidarietà agli alleati, è una consuetudine e questo non va bene.
    O l’Europa fa uno sforzo nel cercare unità di intenti fra i vari paesi membri, o continuerà in questa incertezza di intenti, che inevitabilmente favorirà sempre di più chi intende destabilizzare le democrazie occidentali. A tal proposito, al G 20 in Turchia, è emerso dalle dichiarazioni del portavoce di Putin, che ha affermato se ben ricordo: non c’è un minimo di accordo sul da farsi nei confronti dell’Isis da parte dei paesi Occidentali, perché ogni uno ha una propria posizione.
    E a proposito di Russia, solamente adesso qualcuno sostiene che bisogna coinvolgerla per intraprendere un’azione forte, che possa sconfiggere il terrorismo islamico.
    Da molto tempo, da pirla di campagna, sostengo che sarebbe opportuno favorire l’entrata in Europa della Russia perché in questo modo il vecchio Continente acquisirebbe un ruolo fondamentale in tutte le decisioni di carattere internazionale, non per fare dispetto agli U.S.A, ma per evitare errori come quelli sull’invasione dell’Iraq e della Libia,senza un minimo di progetto per il dopo e le conseguenze le conosciamo bene.
    Nel momento in cui l’O.N.U. si è relegato ha ratificare le decisioni delle grandi potenze perdendo il ruolo per il quale era stato creato, sarebbe oltre mondo utile avere un’Europa Federata che abbia il compito e la capacità di governare l’ economia, la politica estera e la propria difesa con un’unica Regia, che possa fare da cuscinetto fra gli U.S.A. il Medio Oriente, la Cina e l’Oriente.
    Non è facile con gli eventi recenti( Ucraina sanzioni) convincere la Russia a entrare organicamente nell’Unione Europea; ma è l’unico modo che potrà garantire un assetto tale dell’Europa che potrà diventare attore principale in un Mondo globalizzato.
    Hollande ha chiesto di incontrare Obama e Putin poi, suppongo riferirà alla Merkel, poi a Camerum e forse dopo a Renzi.
    In questo modo non si va da nessuna parte, anzi si va a sbattere.
    E’ giunto il momento che l’Italia in politica estera assumma una forte iniziativa e la Mogherini in Europa faccia sentire la sua voce.
    O l’Europa inizia un percorso per acquisire un ruolo da protagonista o prima che poi saranno guai e la dissoluzione di essa sarà inevitabile.

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