domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Diritti umani, la presidenza
alla socialista Pia Locatelli
Pubblicato il 05-11-2015


Emigranti-emergenza

È Pia Locatelli, deputata socialista e presidente onoraria dell’Internazionale socialista donne, la nuova presidente del Comitato diritti umani della Camera, che subentra a Mario Marazziti. La nomina arrivata mercoledì scorso, nel corso della conferenza dei capigruppo della Commissione Esteri, rappresenta un riconoscimento personale per il lavoro sui diritti, svolto in questi primi due anni di legislatura sia in termini di iniziative parlamentari, sia per il ruolo svolto a sostegno di campagne nazionali e internazionali.

Qual è il ruolo e quali sono i compiti del Comitato?
In primo luogo quello dell’ascolto, ma oltre a questo vorrei che il Comitato diventasse anche una sorta di terminale italiano delle varie agenzie che si occupano di diritti umani, dall’Onu, al Consiglio europeo, la  Convezione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), e le Ong che si occupano della materia.
In questi due anni abbiamo svolto numerose audizioni nel corso delle quali venivano denunciate le numerose violazioni dei diritti umani nelle varie parti del mondo. A queste denunce, a volte sono seguiti interventi in Parlamento, campagne di informazione e sensibilizzazione, mozioni volte a impegnare il governo. Tra le tante voglio citare quella che ho presentato come prima firmataria sui matrimoni precoci, o quella sulle mutilazioni genitali femminili. Due tematiche di politica estera ma che riguardano anche il nostro Paese. L’aumento dei flussi migratori, infatti, ha avuto come conseguenza l’aumento di queste orrende pratiche. Sono sempre più frequenti i casi di ragazze nate e cresciute in Italia che vengono mandate dai propri genitori nei Paesi di origine per contrarre matrimoni combinati, o di bambine che tornano in Africa, magari durante la vacanze scolastiche, per essere infibulate o mutilate.

Un compito limitato solo alla politica estera?
Quello dei diritti umani è uno dei Comitati permanenti della Commissione Esteri, quindi il suo sguardo è prevalentemente rivolto a quanto avviene fuori dall’Italia. Alla Camera non abbiamo, come avviene in Senato, una Commissione dei diritti umani che si occupa anche delle violazioni che avvengono all’interno del nostro Paese. Ma io credo che possiamo cominciare a occuparci anche di alcuni casi “interni”, soprattutto quando questi sono oggetto di denunce internazionali. Il nostro ruolo principale è e resta quello di promuovere il rispetto dei diritti umani di tutti, di fornire quando è possibile protezione, e di informare attraverso campagne di sensibilizzazione.

Siamo sempre pronti a sdegnarci davanti alle violazioni dei diritti umani però spesso gli interessi politici e economici, fanno sì che questi passino in secondo piano. Penso alla Turchia: come si può conciliare un suo eventuale ingresso in Europa con le quotidiane violazioni dei diritti umani messe in atto da Erdogan?
Forse se avessimo accelerato l’ingresso della Turchia questi episodi non si sarebbero verificati. Quello che sta facendo Erdogan non è consentito in nessuna democrazia. La censura e l’incarcerazione di giornalisti dissidenti alla vigilia delle elezioni o di esponenti curdi, fatti passare per terroristi sono atti inaccettabili in Europa e Erdogan lo sa perfettamente. Se può agire “impunito” è proprio perché non fa parte della famiglia europea.

Erdogan resta fuori, ma con la Cina invece si fanno affari…
La situazione in Cina è drammatica: è il Paese con il più alto numero di condanne a morte, quello dove lo Stato entra prepotentemente nella vita delle persone. Basti pensare alle recente concessione di poter fare un secondo figlio: una cosa impensabile in qualsiasi altro Paese. La Cina ha mantenuto tutti i difetti del comunismo e ha acquistato tutti quelli del capitalismo. Un caso unico!

Secondo te c’è una violazione dei diritti umani in Palestina da parte di Israele?
Anche se questo non piacerà ai miei amici palestinesi, Israele è senza dubbio il più democratico dei Paesi del Medioriente. Detto questo penso che la politica di Netanyhau ha portato alla violazione dei diritti umani in Palestina. Così come da parte dei palestinesi c’è una violazione dei diritti delle donne. Rabin, di cui ieri abbiamo commemorato i 20 dal suo assassinio, aveva avviato un processo di pace che avrebbe dovuto portare alla costituzione di due popoli e due Stati. Era convinto che il diritto alla sicurezza di Israele non fosse in contrasto con la pace. Con Netanyhau questo percorso è stato bloccato, così come l’avvento del fondamentalismo a Gaza non ha aiutato né la pace, né tantomeno le donne.

Se dovessi pensare a una priorità del Comitato a cui dedicarti nei prossimi mesi?
I diritti dei bambini e delle bambine. Ieri alla Camera abbiamo approvato la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo adottato dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre 2011, che prevede, per la priva volta, dei rimedi contro le violazioni dei diritti fondamentali dei e delle minori. Un campo su cui c’è tantissimo da lavorare.

Cecilia Sanmarco

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