sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Dirty Dancing”
un amore travolgente
al Gran Teatro di Roma
Pubblicato il 22-11-2015


Johnny e Baby (final scene)

Johnny e Baby

Dopo lo strepitoso successo di Milano, dove è stata messa in scena addirittura una seconda edizione per il pubblico internazionale dell’Expo, e dopo la suggestiva rappresentazione all’Arena di Verona, è arrivato per la prima volta nella Capitale “Dirty Dancing”.

La trama è nota: siamo negli Stati Uniti nell’estate del 1963, la famiglia del ricco dottor Houseman – padre, madre e le due figlie – si reca in vacanza per tre settimane nelle Catskill Mountains, presso un villaggio turistico di proprietà dell’anziano Max Kellerman. La figlia minore e prediletta del dott. Houseman, detta “Baby”,  nel corso della vacanza conosce Johnny Castle, che, insieme a Penny Johnson, lavora come maestro di ballo per gli ospiti del villaggio. Baby rimane affascinata da Johnny e, travolta dai ritmi del ballo, comincia a frequentarlo. Ad un certo punto Penny, che ha scoperto di essere rimasta incinta da Robbie, decide di abortire rischiando però la vita: è il padre di Baby a salvarla e guarirla. Baby nel frattempo, si rende disponibile a sostituire Penny in un duo di mambo che Penny e Johnny si erano impegnati a rappresentare e, quindi, trascorre le sue vacanze ad allenarsi fianco a fianco con Johnny e, così facendo, se ne innamora.   Successivamente Johnny viene accusato di furto dai gestori dell’albergo – ma in realtà a rubare i portafogli dei clienti è una coppia di arzilli vecchietti ospiti del villaggio –  e Baby, per scagionare Johnny, confessa davanti a tutti che questi non avrebbe potuto compiere il furto poiché in quel momento era in camera con lei. Johnny viene però ugualmente licenziato, dato che gli era severamente vietato avere relazioni con gli ospiti. L’ultimo giorno di vacanza della famiglia Houseman, Johnny, ormai sinceramente innamorato di Baby, ritorna nel villaggio turistico per rivederla, esibendosi in un ultimo scatenato mambo collettivo.

Johnny

Johnny

Come il film, che a 28 anni dalla sua uscita nelle sale cinematografiche è diventato un  vero cult, continuando ad   appassionare vecchie  e nuove generazioni di fans, in una trasversalità che fa condividere battute, canzoni ed emozioni, anche il musical è diventato ormai un classico. Il musical che viene messo in scena in due atti al Gran Teatro è di fatto la fedele trasposizione teatrale del film. Eleanor Bergstein, autrice del film e dello spettacolo teatrale, ha affiancato il team italiano nell’attenta e scrupolosa ricerca e selezione del cast, proprio a garanzia della bravura degli attori e della qualità dello spettacolo che, in ogni parte del mondo in cui viene rappresentato, deve mantenere le caratteristiche originali.

I protagonisti del musical italiano sono il bravo Gabrio Gentilini nei panni di Johnny e la dolce Sara Santostasi, romana, in quelli di Baby, entrambi già forti di lunghe esperienze in televisione, teatro e cinema. E nel ruolo di Penny, la co-protagonista maestra di ballo nel villaggio vacanze, che ha un ruolo fondamentale nella storia dei “balli proibiti”, debutta in questa nuova edizione la statuaria e sensuale Lorella Boccia, reduce dal successo di Amici e Colorado. Tutto il cast, composto da oltre venti ballerini ed attori, è davvero molto bravo: una speciale menzione meritano le interpretazioni canore di Marco Stabile nei panni di Billy, alla cui voce sono affidate le più belle canzoni di Dirty Dancing, soprattutto “Time of my life”, vincitrice del Premio Oscar e del Golden Globe come migliore canzone originale nel 1988.

Inoltre, un’orchestra di cinque elementi esegue in scena i pezzi più famosi di questa straordinario spettacolo: oltre alla citata “Time of my life”, le famosissime “Do you love me?”, “Hey! Baby”, “Hungry Eyes” e molte altre. In totale, alla fine dello spettacolo saranno circa 50 le musiche e canzoni ascoltate. Ciò nonostante, lo spettacolo si presenta ben equilibrato nella ripartizione dei tempi fra ballo, canto e recitazione, tutto su ottimi livelli. Nell’adattamento italiano, i dialoghi sono stati tradotti da Alice Mastroni, mentre le canzoni sono cantate dal vivo in lingua originale.  Le sensuali coreografie sono di Gillian Bruce.

Le scenografie, opera di Roberto Comotti, sono imponenti, ricche di dettagli ed al contempo sufficientemente dinamiche e mutevoli da consentire rapidissimi cambi di scena, con livelli di velocità che approssimano l’eccellenza dei teatri di Broadway: ci si trova in un battibaleno dal cortile del villaggio in pieno giorno, alla sala da ballo illuminata a festa, alle stanze dello staff per uno scatenato ballo off-the record, ad un lago in un bosco per una prova notturna, su una strada in viaggio nella notte, all’interno del bungalow degli ospiti e così via dicendo.

Lo spettacolo, con applausi e standing ovation alla prima, è dunque un crescendo di suoni ed emozioni che ci portano ad un sorprendente finale, che qui non sveliamo. Da segnalare che agli spettatori che vogliono concedersi un’esperienza assolutamente speciale, viene anche concessa la possibilità di visitare il backstage ed incontrare il cast. “Dirty Dancing” ovvero “Balli proibiti” sarà al Gran Teatro di Roma fino al 10 gennaio.

Al.Sia.

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