venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Dopo-Expo. Human Technopole scontenta quasi tutti
Pubblicato il 10-11-2015


‘Human Technopole’, è il progetto di Renzi per il dopo Expo. Fusione di uomini e competenze della ricerca guidata dall’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, Il progetto scavalca però la Lombardia che pensava a un ruolo dell’Università Statale, con un Campus, e il coinvolgimento di Assolombarda. Intanto resta nebbia fitta sui conti di Expo, su quanto abbia incassato e speso, e su chi pagherà il saldo. E una novantina di lavoratori di Palazzo Italia aspettano lo stipendio da giugno


Sala-Expo‘Human Technopole’, si chiama così il progetto che piace al Presidente del Consiglio per dare un futuro a Expo. Human Technopole è una fusione di uomini e competenze di diverse esperienze del mondo della ricerca. La guida verrà affidata da Renzi all’Istituto italiano di tecnologia (Iit) di Genova, una Fondazione finanziata dal governo e creata dall’ultimo Governo Berlusconi. L’Iit è diretta dal fisico Roberto Cingolati che si troverà a collaborare assieme all’Institute for International Interchange di Torino e alla Edmund Mach Foundation di Trento. Tre realtà non grandi, non sempre conosciute nel mondo della scienza e della ricerca, ma di indubbia qualità. Tutti insieme dovranno trasformare Milano in uno dei poli mondiali della ricerca e della tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la qualità della vita, la medicina, l’alimentazione, l’arte e il life style. A disposizione avranno 70mila metri quadrati, sul milione e centomila dell’area di Expo, con le strutture tecnologiche già esistenti. Una metà dei terreni di Expo 2015 è destinata a verde mentre il resto – Technopole a parte – dovrebbe finire nelle mani dei costruttori che potranno godere dei benefici di un’area che così sarà stata valorizzata al meglio.

Il progetto Technopole ‘vale’ 145 milioni di euro l’anno, costi in parte sostenuti dallo Stato, ma sta incontrando più di qualche resistenza soprattutto perché l’iniziativa ha completamente scavalcato la realtà istituzionale e scientifica della regione in cui si troverà a lavorare il gruppo – previsto – di 1.600 tra ricercatori e tecnici. Alle porte bussa con insistenza non solo la Regione Lombardia, nella persona del presidente Maroni, ma anche la Statale di Milano e l’associazione degli industriali.

L’iniziativa viene guardata con grande interesse ed attenzione non solo dall’Università Statale che immaginava di costruire un Campus nell’area dell’Expo, dal Politecnico di Milano, da altre istituzioni scientifiche come Ibm Watson Lab, Google, Weizmann Institute, e European Molecular Biology Laboratori, ma anche da alcune industrie come Ferrero, Bayer, Nestlè, Dupont, Barilla e Novartis.

La ‘leggerezza’ dell’Iit di Genova fa temere che il Governo non abbia tenuto nel debito conto la necessità di coinvolgere maggiormente la Lombardia e il suo capoluogo mentre Milano, che pure vanta nella sua area le necessarie competenze per reggere la concorrenza internazionale, finisca per apparire come marginalizzata e i progetti, che pure non mancavano da parte dell’Università Statale e degli altri atenei della città, ignorati. Da mesi la Statale illustrava il suo progetto di portare nell’area del Expo le sue facoltà scientifiche per farne Città Studi 2.0 con un grande campus studentesco in grado di eguagliare e superare quelli di altre grandi nazioni straniere. Il tutto condensato nelle parole di Andrea Sironi, rettore dell’Università Bocconi di Milano, che dopo l’Expo “si possa avere un progetto che coinvolga entrambe le cose”, ossia l’ingresso dell’Istituto italiano di tecnologia e l’impegno dell’Università Statale.

In questo senso anche il presidente degli industriali, Gianfelice Rocca, ha ribadito che Milano vuole e può convogliare sui progetti del dopo-Expo gli investimenti dei privati. Il progetto del Governo sull’area dell’Expo, ha detto, “è un tassello se viene integrato fortemente nel progetto generale”. Quella del governo “pensiamo che sia un’idea utile purché si integri in quelle che sono le caratteristiche di forza del sistema di ricerca lombarda e si integri con le necessità della Statale”. “Abbiamo sempre visto molto interesse su quell’area – ha rimarcato con una punta di acredine il presidente di Assolombarda – non tutti ne eravamo informati in questi termini ma più o meno avevamo informazione di un interesse da pari centri di ricerca”.

Insomma, ha lasciato intendere Rocca, da quelle parti ci sono rimasti un po’ male per essere stati scavalcati mentre l’opposizione coglie la palla al balzo per attaccare anche il commissario di Expo, Giuseppe Sala, in pole position per la corsa a candidato Sindaco del centrosinistra. Secondo Sel, Sala è “prono alle idee” di Renzi invece di fare gli interessi di Comune e Regione e pronto a “scappare” dalla gestione del dopo evento. Sel mette anche il dito nella piaga quando ricorda che Sala “scappa” dalla gestione del dopo-Expo ben prima della presentazione dei bilanci reali e definitivi non assumendosi responsabilità per le molte criticità aperte (ad esempio su chi pagherà i costi delle bonifiche passati da 6 a 72 milioni di euro). E sì, perché sul bilancio vero di Expo – quanto è costato, quanto ha incassato e chi pagherà – ancora c’è una nebbia fitta come solo a Milano si vedeva una volta.

Una nota positiva è giunta dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza secondo cui nei sei mesi di apertura, Expo 2015 ha trainato il sistema ricettivo non solo di Milano, ma anche di altri territori, per un valore calcolato in circa 230 milioni di euro.

Resta invece irrisolta la questione di un gruppo di lavoratori che da giugno aspettano ancora di essere pagati e liquidati. Sono i lavoratori di ‘Palazzo Italia’ che ancora attendono gli stipendi arretrati per un totale di 190mila euro. Dall’inizio di settembre si rincorrono impegni e promesse per una novantina di persone, per lo più hostess e steward. “Questi lavoratori attendono da cinque mesi di essere pagati”, scandisce Antonio Lareno, responsabile Expo per Cgil Milano. Un guazzabuglio legale in cui, come al solito, a rimetterci sono i lavoratori.

Armando Marchio

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento