venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

E adesso l’Italia come fa a tenersi fuori?
Pubblicato il 26-11-2015


Dopo l’incontro con Hollande Renzi ha dichiarato che è intenzione dell’Italia partecipare a operazioni militari nell’ambito di una vasta coalizione. Intanto Gran Bretagna e oggi anche la Germania si sono unite alla Francia nelle operazioni via aerea contro lo stato islamico. Non è ancora chiaro se anche l’Italia parteciperà e in che forma. Penso che il nostro paese non possa tirarsi fuori. Dovrebbe passare dall’idea che non siamo in guerra, che non si può parlare di stato islamico e altre correzioni lessicali che esprimono concetti inconfondibili, con una adesione piena al conflitto. Magari passando attraverso un voto parlamentare. Non riesco a pensare che l’Italia riesca a trovare un solo motivo per tenersi fuori.

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Commenti all'articolo
  1. Anche per i flussi migratori verso l’ambito europeo, e la relativa accoglienza, l’impressione che si è avuta è stata quella di nazioni che si muovevano in maniera singola e individuale, secondo le proprie logiche, il che può verosimilmente starci, sul piano del diritto, trattandosi di Stati sovrani che possono decidere ed agire in piena autonomia, al di là degli invocabili aspetti di natura etica e politica, anche se a quest’ultimo riguardo c’è sicuramente del vero nel finale di un altro articolo di questo giornale, dal titolo “Europa al bivio”, che così recita: o impara a parlare con una sola voce o rischia di essere ridotta al silenzio.

    Ma l’autonomia e la discrezionalità che possono esercitare i singoli Stati in determinate circostanze, pur se si tratta per solito di contingenze particolari e straordinarie, e anche “ponderose”, induce semmai qualcuno – tra i comuni cittadini che guardano alla propria quotidianità, anche perché nulla possono fare o incidere circa le questioni internazionali – a domandarsi se le normative europee, nell’uno e nell’altro settore, che ormai regolano molte delle nostre attività, siano recepite ed applicate allo stesso modo nei vari Paesi dell’eurozona, perché se così non fosse si produrrebbero condizioni di disparità tra i rispettivi operatori economici, una eventualità abbastanza poco desiderabile in un sistema di libero mercato, dove regna giocoforza la concorrenza, e specie in momenti di crisi come gli attuali..

    Paolo B. 27.11.2015

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