venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Enrico Buemi su Informativa Ministri Alfano e Gentiloni sui fatti di Parigi
Pubblicato il 18-11-2015


Intervento di Enrico Buemi su Informativa Ministri Alfano e Gentiloni sui fatti di Parigi

17 NOVEMBRE 2015 – “Vorrei esprimere a nome del Gruppo Autonomie – Partito socialista italiano – MAIE la condivisione delle comunicazioni del ministro degli affari esteri Gentiloni e del ministro dell’interno Alfano e il profondo cordoglio verso il popolo francese e le vittime di ogni nazionalità.

Credo che di fronte a questi fatti gravi e ripetuti, però, attendere le soluzioni fisiologiche al costo più basso per gli interessi e gli egoismi nazionali e particolari sia un grave errore. Ministro Alfano, il Governo non dia ascolto agli schiamazzi televisivi quotidiani di certe parti politiche, si vada avanti secondo la linea indicata. Tenere i toni bassi non vuol dire tenere l’attenzione bassa. Non si può più giocare d’anticipo perché ritardi non nostri, ma di altri, ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. Non serve esibire i muscoli, ma bisogna tenerli tonici. Voglio dire che serve un pugno di ferro in un guanto di velluto.

È necessario il rigore nelle attività di controllo in stazioni, aeroporti, stadi ed altri obiettivi sensibili; è necessario elevare la qualità professionale di tutti i nostri operatori, potenziando e mettendo a disposizione risorse e dispiegando al massimo il potenziale dell’attività di intelligence. Lo ribadisco: si mettano le risorse necessarie a disposizione del comparto della sicurezza e della difesa.

Non abbassiamo il livello delle garanzie, ma sia elevato il rigore nell’applicazione delle norme. Abbiamo strumenti di prevenzione e repressione adeguati, è necessario dispiegarli con convinzione.

L’Italia può consigliare, dire e fare più di quello che appare. Non si devono più fare gli errori del passato, non certamente i nostri errori ma gli errori dei nostri alleati. Non ci possono essere giustificazioni né tolleranze morali, politiche, economiche, tattiche e strategiche rispetto a Stati e Governi che sfruttano la mala pianta del terrorismo per piegare dittature o per farle convergere verso i propri interessi particolari.

Le esperienze delle primavere arabe fallite impongono anche una riflessione che deve essere abbinata al fatto eccezionale che in Tunisia comunque permane questo germoglio di democrazia che cresce, ma bisogna essere consapevoli dei tempi necessari affinché la pianta della democrazia cresca effettivamente.

Non confondiamo l’Islam con il terrorismo ma il mondo islamico deve prendere posizione convinta ed esplicita; fino a quando questo non avverrà, ci sarà il rischio di alimentare equivoci, pregiudizi, tolleranze e neutralità inaccettabili. La lotta al terrorismo rosso in Italia fu vinta anche perché, dopo momenti di incertezza nelle masse popolari destinatarie del messaggio politico delle Brigate rosse, esse compresero in maniera chiara da che parte stare.

È necessaria una risposta corale di Stati Uniti e dell’Europa unita, non di Francia, Italia e Gran Bretagna, non di Germania e Francia, ma dell’Europa unita ed anche di Russia e Cina, coinvolgendo, inoltre, gli Stati delle aree interessate da questi eventi così tragici.

È necessaria maggiore chiarezza di obiettivi per il dopo. In questi anni non è stato fatto. È necessario avere realismo politico e comprensione dei tempi essenziali per i processi di costruzione della democrazia. È urgente riflettere sul passato dell’Occidente. L’uso strumentale dei peggiori per battere, limitare e piegare gli avversari del momento è un veleno che quando è in circolo colpisce con effetti incontrollabili. Questo è avvenuto in Afghanistan, in Iraq, in Siria, in Libia e in tanti altri Paesi ancora.

Più Europa, più solidarietà, più generosità. È necessario consentire che il mondo cresca nel suo insieme e non solo per la parte più forte.

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