venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Erdogan punta al sultanato cambiando la Costituzione
Pubblicato il 04-11-2015


erdoganDopo essere stato riconfermato sulla poltrona di presidente, Erdogan rimette in primo piano il suo obiettivo: la modifica della Costituzione turca, ovvero cambiare la carta di stampo laico in senso presidenzialista quindi nel senso di rafforzare i poteri del presidente.

La modifica della Costituzione deve essere la priorità del nuovo Parlamento turco, ad annunciarlo oggi è proprio lui, il presidente Recep Tayyip Erdogan, aggiungendo che il premier Ahmet Davutoglu aprirà un dialogo con le opposizioni ma se non si troverà un accordo verrà consultato il popolo turco. Il problema per l’Akp, il Partito del Presidente che ha vinto alle elezioni del 1 novembre è quello di avere 316 seggi, non i 367 per cambiare la Costituzione. Per cambiarla direttamente in Parlamento, gli servirebbero invece altri 50 seggi. Ma dopo il trionfo nelle urne le trattative con i partiti di opposizione sono già pronte.
Nel mirino c’è soprattutto la pattuglia dei 40 deputati eletti dal nazionalista Mhp, che ha visto dimezzare la sua presenza in Parlamento con un travaso di quasi due milioni di voti proprio verso l’Akp. Mentre per votare una modifica della Carta, ancora figlia del golpe del 1980, al partito del presidente turco mancherebbero 13 deputati. In questo modo, la riforma dovrebbe poi essere approvata da un referendum popolare. In entrambi i casi Erdogan sa di poter sfruttare a proprio vantaggio le due eventualità. Da un lato, il subbuglio creato dopo le elezioni nei partiti conservatori che hanno visto vaporizzato il proprio elettorato a vantaggio dell’Akp, sono facili a scendere a compromessi. Dall’altro la manipolazione mediatica di Erdogan è stata efficace, ma il Presidente non ha smesso di dedicare la propria attenzione ai media, il giorno dopo la sua elezione sono stati licenziati 58 giornalisti del gruppo Ipek e almeno 35 agenti e funzionari sono stati arrestati in un’operazione contro il movimento Hizmet. Il tribunale di Istanbul ha sequestrato anche la rivista Nokta arrestando il direttore e il caporedattore centrale per una copertina con una foto di Erdogan e il titolo “Lunedì 2 novembre: inizio della guerra civile turca”.

Tornando alla questione della Carta, il portavoce e stretto consigliere di Erdogan, Ibrahim Kalin, ha comunque tenuto a precisare che non si tratta di una questione personale: “Una questione come quella del sistema presidenziale non può essere decisa senza la nazione. Ma non è una questione legata al futuro personale del nostro presidente, perché lui è già entrato nei libri di storia”. La dichiarazione del suo portavoce in realtà è molto legata ai commenti degli osservatori internazionali, a breve infatti Erdogan incontrerà il presidente Obama.

Erdogan vuole restare al centro dello scacchiere internazionale: da una parte ha la Nato, e gli Stati Uniti, dall’altro l’Unione Europea sempre più bisognosa di un appoggio per fermare i profughi. Ma il doppio-gioco del Presidente turco non reggerà a lungo, specie sul fronte interno di continua guerra ai curdi. Oggi dopo i raid aerei Erdogan sul Pkk ha dichiarato: “Il periodo che verrà non sarà un periodo di negoziati o discussioni, sarà un periodo di risultati”.

Maria Teresa Olivieri

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento