mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fate tacere Boeri
Pubblicato il 05-11-2015


Tito Boeri tutti i giorni le spara più grosse. Vorrebbe tagliare le pensioni più alte e i vitalizi dei parlamentari. Propositi popolari, non c’è dubbio. Pur tuttavia chiaramente incostituzionali. Già la Corte ha bocciato la decisione del governo Monti contenuta nel Salva Italia di bloccare gli aumenti dovuti all’adeguamento delle pensioni al costo della vita per gli assegni superiori di tre volte il minimo Inps (cioè 1443 euro mensili). Dunque non si comprende come potrebbe validare una scelta che addirittura taglia la parte del consolidato. Questo è evidente a tutti. Peraltro per operazioni del genere non si è mai visto in prima fila il presidente dell’Inps che generalmente tutela i pensionati, e non li taglia.

Boeri peraltro sa benissimo che è compito del Parlamento e non dell’Inps approvare riforme in materia pensionistica. Lasciamo anche perdere la questione dei diritti acquisiti, ma è il governo e poi il Parlamento che devono legiferare. Boeri invece si arroga questa nuova facoltà e pubblicizza una proposta di legge targata Inps. Che l’Inps faccia proposte di legge è davvero stravagante. È come se il governo decidesse i risultati di calcio. Ma tant’è. Nell’Italia delle confusioni anche a questo dobbiamo assistere. Chissà magari a questo punto il Parlamento si arrogherà il diritto di pagare le pensioni.

Ma veniamo al merito. Boeri pensa davvero che per istituire un reddito di cittadinanza per gli ultra 55enni che non lavorano e 500 euro come reddito fisso, bastino i milioni raccattati dal taglio delle pensioni più alte che sono un’inezia (anche se poi la proposta parla di un taglio che dovrebbe arrivare anche a pensioni più basse, quelle superiori ai duemila euro mensili ed è evidente se si vuole far cassa) e al prelievo di non si capisce quante risorse sui vitalizi di 4mila ex parlamentari? Quanto potrebbe ricavare un’operazione simile? E soprattutto che effetti genererebbe nell’Italia che deve far ripartire i consumi?

Questa la principale preoccupazione di Renzi e anche di Cesare Damiano che ha invitato Boeri a fare il presidente dell’Inps. Mai prima d’ora si era verificata una situazione del genere. Secondo il presidente del Consiglio Boeri vuol fare la spending review coi soldi degli altri. Può anche essere che voglia semplicemente utilizzare l’Inps per fare politica. Tra i tanti partiti che si vanno fondando perché non fare quello dei pensionati? Ci avevano già pensato altri nel passato e anche nel più recente. Stavolta più che dei pensionati però, che in larga parte verrebbero taglieggiati, dell’Inps come nuovo Robin Hood. Auguri Tito, in fondo tu hai solo ritinto i tetti…

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Commenti all'articolo
  1. Condivido le sue affermazioni Direttore.Il psi però su questo tema ha una proposta?La flessibilità in uscita in materia di pensioni é un tema socialista?L’ultima ipotesi di Damiano,di un’uscita sperimentale a 64 anni invece dei 62,da inserire gia nella legge di stabilità non è condivisibile?O l’eliminazione della tasi deve avere la precedenza?Non credo che questa possa far riprendere i consumi rispetto alla flessibilità,visto che per quanto riguarda la seconda parliamo di persone che non hanno più un lavoro ne la pensione.Un saluto

  2. Questa è l’epoca dei “padreterni incompetenti”. Oggi ha studiato solo chi ha fatto la Bocconi – pseudouniversità che diploma super ragionieri e nelle graduatorie internazionali viene molto dopo la Sapienza – non a caso sta a Milano città che ha il primo posto – anzi gli darei l’oscar – in marketing. Una volta ho incontrato in aeroporto una scolaresca che cantava Milano capitale d’Italia. L’Italia, purtroppo, è piena di “cretini”.

  3. Al di là del caso specifico, nel quale non voglio entrare mancandomi gli elementi per una valutazione in merito, il FONDO del Direttore mi induce ad una riflessione più generale.

    Pur da inesperto di storia, mi par di ricordare che, andando indietro negli anni, i detentori del “potere” si avvalevano della forza economica, ecc.., di norma in mano a poche classi sociali, le cosiddette oligarchie, oppure della forza dei numeri, in capo al popolo, cioè alla moltitudine rappresentata massimamente dai ceti proletari, e per solito, anche se non sono mancate eccezioni e varianti, l’uno di questi due “poli” cercava di imporsi all’altro e financo di sottometterlo, in modo vicendevole.

    E’ ovviamente una semplificazione schematica degli eventi, con tutte le inevitabili approssimazioni, ma può servire per un confronto, su questo piano, tra il passato e le epoche più recenti.

    Da quanto posso capirne, si potrebbe infatti dire che le moderne democrazie, segnatamente quelle ad impronta liberale e riformista, si sono di fatto configurate come fattori di equilibrio, evitando che le categorie sociali preminenti (per forza economica, ecc…, o per numero di componenti) avessero il sopravvento sulle restanti, e hanno altresì ispirato il mutuo rispetto del ruolo svolto da ciascuno, pur riconoscendo che non può esservi l’omologazione delle varie funzioni, anche sul piano economico, a fronte di un diverso livello di impegno, rischio, responsabilità, ecc…

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma si ha l’impressione che da un po’ di tempo a questa parte abbia preso corpo l’idea che chi ha un reddito medio-alto, da lavoro o da pensione – e lo stesso principio vale per le proprietà e i risparmi – sia da considerare un privilegiato dal quale possiamo pretendere “contributi” di solidarietà, sotto forma di tasse e similari, senza tener conto che quel reddito può essere il prodotto di laboriosità, ingegno, intraprendenza, ecc, ossia “qualità” che andrebbero semmai incoraggiate, anche per le positive ricadute che possono avere nel tessuto sociale.

    E poiché la quota dei “privilegiati” è numericamente inferiore all’altra parte, la politica potrebbe essere tentata, per ragioni e convenienze elettorali, di “cavalcare” in qualche modo il fenomeno, o quantomeno lasciar correre la suddetta “idea”, rinunciando così al ruolo di cui dicevo.

    Sono solo supposizioni, e forse la mia sensazione è del tutto infondata, ma c’è comunque da auspicare che le forze liberal socialiste non si lascino neppure sfiorare da siffatta tentazione.

    Paolo B. 06.11.2015

  4. W. Bagehot dichiara che la democrazia rappresentativa si fonda sul fatto che il politico eletto ha l’onere ed il privilegio di sollecitare il dibattito pubblico: dal “question time” del martedì alla Camera dei comuni dipende quello di cui si parlerà in Inghilterra per tutta la successiva settimana. In questa strana deriva in cui viviamo, è possibile che un soggetto non eletto – ma nominato dal Governo – possa arrogarsi questo compito? Se va bene, lo utilizza chi non ha il coraggio di comparire e vuole ingannare l’opinione pubblica sulla provenienza della proposta; se va male, ci si veste dell’aura di “tecnico” per vaticinare sulla scorta di mere competenze professionali (che gli vengono attestate da una nomina politica, peraltro, e non da una carriera interna all’Ente). In ogni caso, piccoli demagoghi crescono…

  5. La mia opinione è che Boeri lavori per Renzi.
    Oggi si butta là una proposta, e Renzi la rifiuta. Intanto, però, si insinua, giornalisti della stampa e della TV impegnati a diffonderla, l”idea che la cosa sia fattibile. Più in là può anche darsi che si possa fare, trovando il campo del consenso già arato…
    Del resto quando alcuni anni fa cominciò la gogna di Giuliano Amato per via delle sue pensioni, il tutto non è forse servito a far tagliare i vitalizi ai politici (certo, tutti a comprar mutande verdi e gioielli per le amanti…) e a non aggiornare le pensioni al costo della vita?

  6. Direttore mi permetto di dissentire dal Suo ragionamento. Intanto io credo che dovremmo ringraziare Boeri per queste proposte che fa, visto che i parlamentari che se ne occupano sono veramente in pochi, considerato l’interesse personale che hanno nelle questioni. Fonti governative hanno fatto sapere che la diffusione della proposta era stata concordata ed il ministero del lavoro l’ha definita un documento utile al dibattito. Nel merito credo che siano proposte di buon senso oltre che di giustizia sociale. Boeri infatti parla di penalizzazioni delle pensioni più alte, se non giustificate dai contributi versati. Come si può parlare poi di diritti acquisiti, come i vitalizi dei parlamentari e non di veri e propri privilegi ? Fra l’altro sganciati da tutte le riforme pensionistiche fin qui fatte. E tutto ciò mentre i normali cittadini Italiani si vedono innalzare giorno dopo giorno l’uscita dal mondo del lavoro. Direttore i consumi li fanno ripartire milioni di Italiani a cui si da la possibilità di accedere alle cose necessarie per la loro sopravvivenza o non certo i 4 mila ex parlamentari a cui verrebbe tolto qualcosa dal vitalizio ingiusto.

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