mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Femminicidio, stop al tabù
della vergogna e del silenzio
Pubblicato il 24-11-2015


FemminicidioIn questi giorni le Istituzioni, le associazioni femminili e più in generale l’opinione pubblica si stanno muovendo, in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che io preferisco definire “ femminicidio”, con la convinzione, supportata da dati e indagini, che il fenomeno non sia occasionale o concentrato solo in talune zone del paese, ma una realtà culturalmente strutturata con “costi sociali” elevatissimi.

A partire dalla Convenzione di Istanbul, la violenza contro le donne è stata considerata finalmente violazione dei diritti umani e in essa è contenuta la necessità di mettere in campo programmi di aiuto, prevenzione, formazione e sensibilizzazione da parte degli stati aderenti, per aiutare concretamente le donne che hanno il coraggio di denunciare. Il nostro Paese ha aderito e seppure con un certo ritardo ha approvato il piano di azione contro la violenza, ma con risorse ancora troppo scarse a disposizione.

ISTAGRAM-violenza donneHa preso dunque piede la convinzione che la violenza di genere non possa essere considerata “questione privata” perché spesso perpetrata tra le mura domestiche, ma una questione che riguarda tutti perché coinvolge la sfera culturale della nostra società.

Allora intervenire in modo ampio e diffuso significa investire attraverso risorse e azioni oggettive per il benessere collettivo della nostra società. Naturalmente tutto questo presuppone un’analisi accurata del fenomeno, delle sue dinamiche sociali e delle sue radici culturali; determinante la creazione di un Osservatori in grado di fornire un monitoraggio su scala nazionale in modo da promuovere percorsi di accoglienza adeguati e una rete integrata di servizi a supporto che comprenda anche l’inserimento lavorativo e sociale delle donne vittime. Rafforzare i centri antiviolenza, il rapporto con le forze dell’ordine e gli ospedali attraverso strumenti come i protocolli istituzionali che fortunatamente stanno crescendo sul territorio.

Non c’è ombra di dubbio, a mio giudizio, che la prevenzione sia l’elemento sul quale concentrare l’attenzione, perché solo modificando i codici comportamentali e i pregiudizi si potranno ottenere risultati significativi, ma questo presuppone forti investimenti sia in termini di capitale umano che di risorse. Prevenire dal punto di vista educativo nelle scuole significa educare alla differenza di genere ma uguaglianza di diritti, educare al controllo dei sentimenti per non ingenerare comportamenti violenti, utilizzare i nuovi strumenti messi in campo dalla tecnologia per raggiungere un livello di sensibilizzazione soprattutto tra le giovani generazioni. Garantire pene severe per chi usa comportamenti violenti.

Negli ultimi anni le donne sono riuscite a coinvolgere l’opinione pubblica dimostrando il coraggio di rompere il tabù della vergogna e del silenzio ma sono ancora troppe quelle morte solo perché donne quindi c’è ancora molto lavoro da fare e ancora troppi ritardi da parte del legislatore che lascia alla sensibilità delle singole regioni o territori l’iniziativa di intervenire. Occorre invece una strategia nazionale che metta a sistema in modo trasversale l’insieme di azioni che porti quel cambiamento culturale che auspichiamo. Allora con le donne, non solo l’8 marzo o il 25 novembre, con le donne tutto l’anno: dimostriamolo !

Rita Cinti Luciani

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