lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Flessibilità e ricambio generazionale
Pubblicato il 05-11-2015


Migranti

IL RAPPORTO CON I LORO CONTRIBUTI

Con i contributi degli stranieri, in Italia, vengono pagate 600 mila pensioni l’anno. E’ quanto emerge dalla quinta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione realizzato dalla Fondazione Leone Moressa, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci. “Nel 2013 i contributi previdenziali – rileva la Fondazione – hanno raggiunto quota 10,3 miliardi. Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può affermare che i lavoratori stranieri pagano la pensione a 620 mila anziani italiani. Sommando i contributi corrisposti negli ultimi cinque anni, si può calcolare il concorso numerario degli stranieri dal 2009 al 2013, pari a 45,7 miliardi di euro, volume sufficiente per una manovra finanziaria”. Nel 2014 i contribuenti stranieri, prosegue l’analisi, “hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi e versato 6,8 miliardi di euro di Irpef netta”. “Mettendo a confronto i costi e benefici della presenza straniera (esclusivamente i flussi finanziari diretti), la differenza tra entrate e uscite – sottolinea lo studio – mostra un segno positivo: +3,9 miliardi di saldo attivo per le casse dello Stato”. Inoltre, aggiunge ancora il monitoraggio, “considerando la ricchezza prodotta dai 2,3 milioni di occupati stranieri, nel 2014 il pil dell’immigrazione ha raggiunto i 125 miliardi di euro, ovvero l’8,6% della ricchezza nazionale”. “Nell’attuale dibattito sull’immigrazione – spiega la Fondazione Moressa – ‘aiutiamoli a casa loro’ è uno degli slogan più diffusi, inteso come possibilità concreta per limitare l’immigrazione irregolare e le problematiche ad essa connesse. Tuttavia, i dati Ocse evidenziano come gli investimenti pubblici non rappresentano una priorità per i governi della vecchia Europa, nonostante già nel 2000 si fosse fissato come obiettivo lo 0,70% del pil”. “L’Italia, ad esempio, investe – fa notare il rapporto – in aiuti allo sviluppo appena lo 0,16% del pil (meno di 3 miliardi di euro). Quota ampiamente superata dai flussi di denaro che gli immigrati inviano in patria, pari allo 0,31% del pil (4,9 miliardi in base alla stima 2015)”. Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, “dai dati affiora una fotografia dell’immigrazione che non è fatta soltanto di sbarchi e accoglienza profughi, ma anche e soprattutto di lavoratori integrati nel tessuto nazionale”. “Il contributo dell’immigrazione è in questo momento imprescindibile per il nostro paese, considerando che la ricchezza prodotta dagli immigrati rappresenta l’8,6% del pil e che ogni anno 600 mila trattamenti pensionistici sono erogati grazie agli oneri previdenziali corrisposti dagli stranieri. Inoltre, gli immigrati concorrono concretamente allo sviluppo dei loro paesi d’origine, attraverso progetti di cooperazione, dinamiche commerciali e rimesse”, conclude l’interessante ricerca.

Cida

FLESSIBILITA’ PART TIME PER FAVORIRE RICAMBIO GENERAZIONALE

“Sarebbe opportuno affrontare il tema della ‘flessibilità part-time’ favorendo il ricambio generazionale ed evitando gli effetti negativi sulla pensione con interventi di sostegno da parte dello Stato che si dovrebbe far carico dei contributi o almeno di una buona parte di essi nei casi di incentivazione all’esodo per i lavoratori anziani”. A dirlo espressamente, nel corso di una recente audizione, alla commissione Lavoro della Camera, sui disegni di legge in materia di pensionamenti flessibili, la Cida (la Confederazione sindacale che rappresenta unitariamente a livello istituzionale dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato). Per la Cida, infatti, “la permanenza di lavoratori senior deve favorire il passaggio di know-how alle generazioni più giovani, agevolando le ‘staffette generazionali’ con l’ingresso di giovani preparati e competenti in ruoli di responsabilità, per trasformare il risparmio accordato alle imprese anche in un’azione di rilancio dell’occupazione e quindi dell’economia”. Dunque, sostiene la Cida, “favorire l’incontro tra generazioni risulta un punto importante, soprattutto per chi riveste ruoli dirigenziali e ha bagagli di esperienza manageriali da trasferire ai giovani”. “In tal modo anche le imprese più piccole -fa notare- potrebbero utilizzare gli strumenti introdotti dalla riforma Fornero di cui oggi fanno uso quasi esclusivamente le imprese di maggiore dimensione. Andrebbe previsto, piuttosto, un sostegno dello Stato sia per evitare l’onere delle fideiussioni, sia facendosi direttamente carico, in tutto o in parte, della contribuzione relativa al periodo di accompagnamento alla pensione, alleviando le imprese da tale 6 incombenza, con l’obbligo per l’azienda di assumere una nuova giovane risorsa per ogni uscita anticipata”. La Cida evidenzia anche “un’esigenza specifica della dirigenza che può trasformarsi in un’opportunità di sviluppo per il Paese: ci riferiamo all’opportunità di incentivare fiscalmente le somme di fine rapporto percepite dai dirigenti e da essi reinvestite in pmi operanti in settori innovativi”. “Tale intervento -ammette- stimolerebbe l’immissione di risorse finanziarie nel ciclo produttivo, provenienti dal risparmio privato di cui sono titolari delle figure ad alta qualificazione professionale, favorendo anche il recupero delle loro competenze a vantaggio di una buona parte delle imprese del Paese, in un circolo virtuoso che, al contempo, realizzerebbe sia una leva per lo sviluppo del sistema produttivo che una forma di politica attiva del lavoro”.   

Inail

AVVISO PUBBLICO PER LA REALIZZAZIONE DI PROGETTI IN MATERIA DI PREVENZIONE

La direzione centrale Prevenzione dell’Inail – attraverso un avviso pubblico pubblicato sul portale istituzionale e sul Canale sicurezza sul lavoro e sul – ha comunicato i criteri e le modalità adottati per la realizzazione di progetti prevenzionali in regime di compartecipazione con altri soggetti pubblici o privati titolati.

Un intervento per il pieno sostegno alla bilateralità. Nella più ampia prospettiva della “tutela integrata” perseguita dall’Istituto – che ha trovato conferma nel dlgs. 81/2008, “Testo unico per la sicurezza”, e successive modificazioni intervenute – lo sviluppo di specifici accordi anche a livello nazionale viene considerato prioritario per garantire il coinvolgimento e la condivisione degli altri attori istituzionali e delle parti sociali e per svolgere appieno il ruolo di sostegno alla bilateralità.

Interessati progetti anche a valenza nazionale e accordi di collaborazione. Secondo quanto disposto nell’Avviso pubblico possono proporre la realizzazione di progetti prevenzionali – anche a titolo oneroso e a valenza nazionale, in regime di compartecipazione e da formalizzare mediante accordi di collaborazione – enti e organismi pubblici e privati, enti locali, università, istituzioni scolastiche, enti non profit, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali. Tale platea può avvalersi, per la realizzazione dei progetti prevenzionali presentati, anche di soggetti con personalità giuridica o di associazioni non riconosciute, di loro diretta emanazione, titolati, sia singolarmente che in regime di associazione.

Privilegiati interventi a favore del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. L’entità delle risorse messe a disposizione attraverso l’Avviso pubblico è pari a tre milioni di euro complessivi e i soggetti interessati possono presentare progetti prevenzionali per un importo massimo pari a 500mila euro (comprensivo dell’eventuale Iva), del quale non oltre il 50% a carico dell’Inail. L’area di intervento dei progetti ritenuta di particolare rilevanza è l’informazione e lo sviluppo della cultura della prevenzione per la figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con particolare riferimento ai settori dell’edilizia, dell’agricoltura ed alle aziende sanitarie ed ospedaliere.

I progetti vanno presentati via Pec entro il 30 novembre 2015. Le manifestazioni di interesse andranno trasmesse via posta elettronica certificata alla direzione centrale Prevenzione entro e non oltre la data del 30 novembre 2015 (indirizzo Pec: dcprevenzione@postacert.inail.it), corredate di tutta la documentazione ritenuta utile ai fini della valutazione secondo i criteri esposti nell’Avviso pubblico. Dell’esito della valutazione verrà, comunque, fornita comunicazione a ciascun soggetto richiedente.

Convegno Inail

IL RUOLO DEGLI ATTUARI NELLA GESTIONE DEI RISCHI DEL WELFARE

“È utile per l’Inail ospitare, in questo momento, questa riunione della professione attuariale dedicata alla gestione dei rischi del welfare. Sollecita riflessioni che possono risultare preziose per il piano di riorganizzazione interna del nostro Istituto e, più in generale, per il dibattito sulle forme di attuazione della riforma della pubblica amministrazione”. Queste le parole con cui il presidente dell’Istituto, Massimo De Felice, ha aperto a Roma, presso l’Auditorium della direzione centrale di piazzale Pastore, i lavori del recente convegno organizzato da Ordine e Consiglio nazionale degli attuari.

“Serve un cambiamento radicale di mentalità e di regolamenti”. L’incontro, inserito nel piano di rafforzamento della diffusione e dello sviluppo della professione, era finalizzato ad approfondire il ruolo dell’attuario all’interno del settore della previdenza e ha rappresentato un’occasione di confronto per comprendere l’importanza dell’attuario nel settore del welfare e il valore aggiunto che può fornire in un’attività di interesse sociale. “Sono convinto che un forte radicamento della cultura e della tecnica statistico-attuariale sia essenziale per la gestione, per la pianificazione e la verifica delle attività, per la comunicazione delle informazioni”, ha detto De Felice, auspicando “un cambiamento radicale di mentalità e di regolamenti”.

Invecchiamento, formazione e indipendenza. Tra i temi su cui ha richiamato l’attenzione il presidente dell’Inail, l’invecchiamento delle strutture, prodotto dal blocco delle assunzioni di cui soffre la pubblica amministrazione, la formazione, che va fondata sul principio del “fare e formare”, dell’”imparare facendo”, dell’”insegnamento per problemi”, e l’indipendenza di giudizio e di controllo, che deve essere assicurata con forme adeguate di governance.

Carlo Pareto

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