mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

FRANCIA MENO LIBERA
Pubblicato il 16-11-2015


Parigi polizia 2Lo stato d’emergenza durerà tre mesi e servirà ai francesi per combattere la guerra contro i ‘codardi’ dell’ISIS. Ma la guerra continuerà – il presidente François Hollande davanti a Camera e Senato riuniti a Versailles per la prima volta in più di sei anni – ha spiegato oggi anche sul piano militare con le iniziative già in corso contro le basi del terrorismo in Siria e ovunque sia necessario colpirlo. Mentre pronunciava queste parole il direttore della Cia, John Brennan avvertiva che “ci sono ulteriori attacchi dell’Isis in cantiere” attacchi che vengono pianificati in diversi mesi.
In Francia abbiamo bisogno – ha detto ancora Hollande chiedendo la modifica dell’articolo 36 della Carta, quello sullo stato d’emergenza – di un “regime costituzionale in grado di gestire la lotta a questo nemico”. “Siamo in guerra: gli atti commessi venerdì a Parigi sono atti di guerra”.
Tra le vittime di venerdì sera a Parigi c’è, purtroppo, anche un po’ di quella libertà che la Francia ha insegnato al mondo intero.

Le vittime degli attacchi – 132 morti e quasi 300 feriti – degli attacchi terroristici dell’Isis la sera del 13 novembre a Parigi erano cittadini “di 19 nazionalità” diverse e venerdì, sono stati dei francesi che hanno ucciso altri francesi”. La Francia è in “guerra contro i codardi”, “non è uno scontro tra civiltà, perchè questi assassini non rappresentano alcuna civiltà”.”L’aggressione contro il nostro Paese – ha spiegato – è un’aggressione contro i suoi valori, la sua gioventù e il suo stile di vita perchè noi siamo la patria dei diritti dell’uomo”. “Non si tratta solo di contenere ma di distruggere questa organizzazione (l’Isis, ndr) sia per salvare popolazioni, ma anche per proteggere noi stessi, per evitare che vengano sul nostro territorio come è successo venerdì scorso”.

Gli atti di Parigi sono stati “decisi e pianificati in Siria, organizzati in Belgio, perpetrati sul nostro territorio con complici francesi”. “Questi attentati perseguono un obiettivo ben preciso, che è di seminare il terrore per dividerci ed esercitare su di noi pressione per impedirci di agire in Medioriente”. “Serve una grande e unica coalizione per combattere questo esercito” del terrore. “Nei prossimi giorni incontrerò il presidente Obama e il presidente Putin, per unire le nostre forze e ottenere un risultato che oggi è ancora rinviato per un po’ di tempo”.

Assemblea francese

François Hollande davanti alle Camere riunite

Da Hollande sono giunte anche inviti alla moderazione e al buon senso, a rendersi conto del problema che ha la Francia con sei milioni di cittadini musulmani e l’Europa intera con un flusso di migranti che non si fermerà certo per gli isterismi della Marine Le Pen o dei leghisti nostrani.

“È necessario – ha detto – che l’Europa accolga con dignità chi rientra nel diritto d’asilo, ma rimandi nel suo Paese chi non lo ha”.

Sul piano della risposta armata, Hollande ha detto che “la Francia intensificherà gli attacchi in Siria. I miei complimenti ai piloti francesi che ieri hanno portato a termine l’operazione” a Raqqa. “Non dobbiamo contenere quest’organizzazione, la dobbiamo distruggere”.

Inoltre si è appreso che non solo verrà prolungato di tre mesi lo stato di emergenza proclamato venerdì notte per la prima volta dalla fine della guerra, ma mercoledì verrà presentato un “progetto di legge per prolungare lo stato d’emergenza a 3 mesi e di adattarlo alle tecnologie e alla minacce con le quali ci confrontiamo oggi”.

Parole di realismo e di buon senso sono arrivate dal premier francese Manuel Valls che parlando alla radio Rtl ha detto ai francesi: “Il terrorismo può colpire ancora nei prossimi giorni … dobbiamo convivere con questa minaccia per poterla combattere”. La minaccia del terrorismo, ha aggiunto Valls, durerà a lungo. Le parole di Valls fanno eco all’allarme giunto da oltre Atlantico.

Da Antalya, in Turchia, è arrivata intanto la dichiarazione del G20 sulla lotta al terrorismo:

“Condanniamo – è scritto nella nota – nella maniera più forte possibile i mostruosi attacchi terroristici a Parigi e ad Ankara, che sono un inaccettabile affronto a tutta l’umanità”.

I 20 leader dei maggiori Paesi del mondo condannano “inequivocabilmente tutti gli atti, metodi e pratiche di terrorismo, che non possono essere giustificati in alcuna circostanza, a prescindere dalle loro motivazioni, in tutte le loro forme e manifestazioni, ovunque e da chiunque siano commessi”. Nello stesso tempo arriva però una raccomandazione: “Riaffermiamo che il terrorismo non può e non deve essere associato ad alcuna religione, nazionalità, civiltà o gruppo etnico”.

Dal G20 l’impegno alla lotta contro i foreign fighters coinvolgendo tutti i Paesi, “inclusi quelli di origine, transito e destinazione” con la “cooperazione e sviluppo di rilevanti misure per prevenire e combattere questo fenomeno, compreso uno operativo scambio di informazioni, controlli alle frontiere e agli spostamenti ed impegno della giustizia criminale”. Più in concreto i 20 Grandi si impegnano a contrastare “i canali di finanziamento del terrorismo, in particolare per quanto riguarda la cooperazione nello scambio di informazioni, il congelamento degli asset dei terroristi e sanzioni verso i regimi che finanziano”.

Da Parigi intanto si è appreso che altri due terroristi suicidi responsabili degli attacchi di Parigi sono stati identificati e le impronte di uno di loro corrispondono con quelle prese ad un uomo sbarcato in Grecia. Le impronte di uno dei kamikaze che si sono fatti esplodere vicino allo Stade de France corrispondono a quelle prese ad ottobre ad un uomo sbarcato con un passaporto siriano con il nome del 25enne Ahmad Al Mohammad, 25 anni. L’altro terrorista, che si è fatto esplodere nella sala da concerti del Bataclan, è stato identificato invece come Samy Amimour, 28 anni, cittadino francese nato a Parigi. Era noto alle forze dell’ordine per i suoi legami con la galassia terrorista ed era ricercato dal 2013 quando fu spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura internazionale. Tre dei suoi familiari sono stati fermati dalla polizia e ora vengono interrogati.

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