sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Fuori”. Le storie
dal carcere di Rai 3
Pubblicato il 20-11-2015


carcere-femminileRai Tre, il 16 novembre scorso (ma presentato domenica 15 in anteprima alla nona edizione del Roma Fiction Fest), ha mandato in onda un cortometraggio con Isabella Ragonese nei panni di una detenuta che riceve una giornata premio fuori dal carcere per il suo compleanno; ne approfitterà per riallacciare il legame con sua figlia, Zoe (Lisa Ruth Andreozzi), che nel frattempo è cresciuta. Tratto da una storia vera, si ispira a quella personale di Agnese Costagli. “Fuori”, infatti, questo il titolo del cortometraggio tutto al femminile per la regia di Anna Negri, riprende il racconto della carcerata risultato finalista al Premio Goliardia Sapienza 2014. Lo scorso anno fu la volta di “Malavita” con Luca Argentero, quest’anno Rai 3 lo ha voluto mandare in onda, in duplice orario alle 20:10 e alle 23:30, nella stessa data in cui si sarebbero conosciuti i ‘vincitori’ di dell’edizione 2015. Tra l’altro Luca Argentero, nei panni di ‘tutor’, è stato nuovamente presente nell’antologia in cui sono raccolti i 25 racconti finalisti (oltre alle introduzioni dei rispettivi tutor appunto): “All’inferno fa freddo – Racconti dal carcere” Rai Eri, di cui è curatrice l’Assessore alla Cultura e alle Politiche Giovanili Lidia Ravera. “Storia di un’amicizia vissuta nel chiuso di un carcere, raccontata con la tenerezza e la compassione di chi crede che quel sentimento e quella vicinanza possano più di ogni pena e di ogni errore. Merito dell’autore è quello di sondare la psicologia dei protagonisti rendendoli da subito familiari al lettore”: questa la motivazione per il terzo classificato (nella categoria ‘adulti’) Biagio Crisafulli con il racconto “Diario di una lunga morte” (tutor Luca Argentero appunto). Donna anche l’ideatrice del progetto Antonella Bolelli Ferrera.

Per quanto riguarda “Fuori”, oltre all’attrice protagonista femminile Isabella Ragonese, oltre alla regia sempre ‘in rosa’ di Anna Negri, è al femminile anche la produzione di Laurentina Guidotti e di quella Rai nella persona di Lorenza Bizzarri. Un racconto che di piccolo ha solo il formato perché, in tempo breve, riesce ad entrare dentro gli animi delle protagoniste, hanno voluto evidenziare loro stesse. importante per parlare di temi sociali da ‘fuori’, che vengono dal di dentro, dall’interno (di un carcere, di un’anima di una persona ‘sola’, della sua solitudine e isolamento). “Mi ha colpito l’ironia di Agnese, ma anche della figlia, perché parlano di se stesse e di cose dure e tristi senza fare pietismo; anzi ridendo di sé. Soprattutto il cortometraggio mostra come fossero prigioniere anche molte persone fuori dal carcere”, ha affermato la regista.

“Questa detenuta è quasi come un viaggiatore che torni a casa”, ha voluto riflettere in merito Isabella Ragonese. “Il suo sguardo con cui vede la realtà è diverso, come fosse ritornata da un lungo viaggio. È stato difficile interpretare Agnese – ha confidato l’attrice – per vari motivi; avevo visto solo una sua foto e letto il suo racconto bellissimo; esso mi colpì come il suo sorriso e la sua vitalità, che non volevo tradire. Per me è una storia che ha a che fare con la distorsione e la dilatazione del tempo, scandito da riti e orari sempre uguali nel carcere. Questa giornata particolare di libera uscita che ha ricevuto in premio è quasi una macchina del tempo che la proietta nel futuro, facendola tornare all’origine del suo passato, per affrontarlo nel presente e per proseguire nel futuro poi. In questo è pregnante l’ambiguità del titolo: cos’è il dentro e cosa il fuori. In un luogo non luogo come il carcere sei più legato/a alle tue origini,al tuo dentro, mentre il mondo fuori cambia. Abbiamo coinvolto – ha aggiunto Ragonese – delle vere detenute durante giornate ricche di umanità e di una densità enorme. Mi è sembrato che fossero contente che le rendessimo ‘visibili’. Ho sentito come se mi affidassero la loro storia per raccontarla. Durante l’incontro con Agnese, poi, ho sviscerato tutti i miei dubbi; soprattutto, però, mi ha lasciato un’enorme energia di una persona vitale. Conta la loro umanità di persone comuni ed esseri umani, prima ancora che detenuti. Fare un film su di loro è una cosa preziosa, che mi ha dato grande gioia. Il film ha il sapore di un ricordo, è poetico. Non si vive la durezza del carcere, ma c’è una delicatezza con cui vengono trattate anche le cose più dure, come lo stare in carcere per otto anni e non vedere la propria figlia. Riesce a farlo con ironia e leggerezza”, quasi che la Agnese vera abbia sublimato il dolore con l’arte della narrazione e del racconto. Tanto che dispiace quasi che finisca.
Pertanto, visto il successo di entrambi questi due ‘prototipi’ (‘Malavita’ e ‘Fuori’), “si sta già pensando di farne un pilot, un serial al dentro di una realtà quale la detenzione. C’è già una serie americana che affronta tali temi e lo si potrebbe ambientare in un braccio femminile in cui non vi siano solamente donne detenute, ma anche guardie penitenziarie, anch’esse a loro modo un po’ detenute”, ha annunciato la produttrice Laurentina Guidotti. In questa direzione spingono anche le nomine di due direttrici donne dei carceri di Rebibbia e di Civitavecchia (da pochi mesi). Si tratta di scelte di coraggio. Come intima e profonda, priva di didascalismo o retorica, è quella di Agnese.

“Spesso quella dei penitenziari è una realtà che ignoriamo. Gettare uno sguardo più approfondito ed esplorare più a fondo questo universo farebbe aprire gli occhi anche al pubblico su questo mondo”, ha concluso Guidotti. Anna Negri poi ha voluto rivolgere un pensiero alla maturità della co-protagonista giovane: Zoe (Lisa Ruth Andreozzi), di soli 13 anni. Con cui si è instaurato subito un clima familiare, ha confessato Isabella Ragonese. “Si è creato un clima di complicità, anche perché tutto lo staff era quasi interamente di donne. C’è stata una maniera di affrontare il tutto con un’attenzione e una sensibilità tipiche femminile. Da subito poi mi ha preoccupato il fatto che Zoe/Lisa Ruth potesse essere troppo grande per un personaggio di giovane madre come quello mio di Agnese. Tuttavia, presto, mi sono resa conto che la poca distanza di età che c’era tra le due ha permesso ad entrambe di essere molto protettive l’una con l’altra: a volte non si capiva chi era la madre e chi la figlia. Fino a che, nel finale, addirittura, si confidano come amiche, quasi dandosi consigli ed aiutandosi a vicenda”. Questo è il nuovo scenario che si apre di fronte a loro, la loro nuova conquista e scoperta, il futuro che intravedono per loro. Nonostante la strada sia ancora in salita, lunga e difficile, piena di intemperie e ancora troppo presto per ricominciare.

Barbara Conti

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