domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giotto, l’amico
dei pinguini. Una storia
per ritrovare le origini
Pubblicato il 04-11-2015


giottoIl film “Giotto, l’amico dei pinguini” parte così: un “programma Maremmano” per salvare i pinguini, una storia reale che assomiglia molto a una favola. Una vicenda entusiasmante che ricorda molto le fiabe narrate ai bambini prima di addormentarsi. Una narrazione delle proprie origini, una lotta per ritrovarle anche quando le vicissitudini della vita ci portano a smarrirle.
Protagonisti di questa lotta-conquista sono la piccola Olivia, suo nonno Swampy e sua mamma Emily. Anche se la vera star è un bel cane maremmano: Giotto che verrà addestrato per salvare i pinguini dell’isola di Middle Island dalle insidie delle volpi che li uccidono e mangiano le loro uova. Ma anche dalle minacce provenienti da uomini senza scrupoli.
L’isola, nido felice da decenni di pinguini, rischia la chiusura a seguito della loro estinzione. Sarà questo cane simpatico e dolce quanto troppo irruento (che sa cacciarsi bene nei guai, ma non badare alle galline allevate dal suo padrone Swampy), a diventare amico fedele e protettore dei pinguini.
Da qui il titolo del film: “Giotto, l’amico dei pinguini”, per la regia di Stuart McDonald. Salvando anche il futuro di Middle Island, che sembrava un’area destinata a diventare ormai un Osservatorio di balene.
E il pericolo proveniente dalle volpi rimanda un po’, per restare in tema favolistico, a quello de “Il gatto e la volpe” per Pinocchio.
E se Geppetto c’è, ed è il buon vecchio allevatore di galline Swampy, Pinocchio diventa Giotto la cui vita è messa seriamente a rischio. Saprà, tuttavia, disegnare (come l’omonimo noto pittore), un bel quadretto di famiglia (umana ed animale) pitturandolo coi colori più belli di paesaggi mozzafiato; vere oasi incontaminate, questi ultimi diventeranno riserva naturale e protetta, simbolica del più grande e prezioso dei valori: quello delle proprie origini e della propria famiglia.
Middle Island e la dedizione ai pinguini erano una passione che rappresenta una tradizione di famiglia, trasmessa a Emily dalla madre scomparsa. Difenderla è proteggere la propria essenza più vera. Perciò quella di Giotto non è solo la storia di un’amicizia profonda tra due specie animali (un cane e dei pinguini); o tra una bambina e il suo cane elevato a eroe, ma è la storia piuttosto di una riconquista di chi si è, delle proprie origini, della propria umanità e della propria storia personale, dei principi e valori morali da non perdere mai. In una parola, del senso di cosa significhi essere una famiglia.
Per questo sono stati scelti e presi a simbolo pinguini rari come quelli minori (i più piccoli al mondo): “Anche se le loro avventure marine li portano lontano, non dimenticano mai dov’è casa loro e da dove vengono, perché dipendono l’uno dall’altro e per questo marciano tutti insieme”, ci viene spiegato bene e più volte nel film. È dunque immediato che il messaggio successivo sia quello che l’unione fa la forza. Una missione la cui riuscita dipende da tutti e il cui merito in caso di esito positivo è di tutti. La storia vera di Giotto, pertanto, è una vicenda innanzitutto che concerne il recupero delle tradizioni, una (ri)conquista di usi e tradizioni che hanno a che fare con il senso d’identità e di appartenenza dell’individuo, che sa ritrovare qualcosa in cui credere e per cui lottare di nuovo; senza fuggire né scappare mai più. Soprattutto, però, è anche una storia di uguaglianza per cui, in fondo, non c’è molta differenza tra mondo animale e umano. Una storia universale perché ha a che fare con l’universalità e l’umanità di ognuno di noi: per questo ci sono tutte le generazioni racchiuse: genitori, figli, nipoti; giovani, adulti e anziani; uomini e donne; ognuno ha valore in sé e porta il suo contributo, per cui anche un cane come Giotto, considerato semplice “palla di pelo”, viene innalzato a “salvatore” di pinguini, dell’Isola di Middle Island e dei suoi padroni, garantendo un futuro (occupazionale) anche a loro.
Ricco il cast: Sarah Snook, Alan Tudyk, Coco Jack Gillies, Deborah Mailman, Terry Camilleri, Shane Jacobson (Swampy), Richard Davies, Tegan Higginbotham, Frank Woodley, Dave Lawson.
Uscito il 29 ottobre scorso, il titolo originario era Oddball, che nello slang inglese significa stravagante, eccentrico, come Giotto. Forte il senso di realismo, anche perché esistono in effetti un vero Swampy, un vero Giotto e la colonia presso la cittadina di Warrnambool, che ha davvero rischiato di spopolarsi. Il clima, l’impostazione e l’atmosfera ricordano quella di “Italo”, altra storia vera di un cane un po’ “speciale”: un film di Alessia Scarso con Marco Bocci, Barbara Tabita, Elena Radonicich e Leo Gullotta.

Barbara Conti

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