domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Globalizzazione in crisi
e il ritorno della democrazia
Pubblicato il 30-11-2015


La globalizzazione perde colpi. E non soltanto a causa del terrorismo islamico e dei venti di guerra in Siria. È in crisi, in primo luogo, il liberoscambismo, con i problemi per il Nafta, l’area senza barriere doganali tra Usa, Canada e Messico e con il Fondo monetario Internazionale, il “tempio” del capitalismo globale, che al vertice di Lima ha annunciato una recessione analoga al 2009, rilevando che il commercio mondiale non cresce più; ed era proprio l’espansione degli scambi il tratto distintivo della globalizzazione: nel recente passato il commercio estero è sempre cresciuto più dei Pil nazionali.

Il web poi, la Rete, uno spazio decisivo visto che ci scambiamo sempre meno merci fisiche e sempre più servizi online, comunicazione e informazioni; l’ultima sentenza della Corte di Giustizia europea bloccando il trasferimento di dati dall’Europa all’America, conferma un trend: il web è sempre meno universale, Internet si sta lentamente trasformando in tanti intranet per aree geografiche. Cominciarono regimi autoritari come Cina, Russia e Iran, ma anche tra Europa e Usa adesso aumentano gli ostacoli. L’involuzione è stata accelerata dalle rivelazioni di Edward Snowden sullo spionaggio americano e sta contribuendo a mutare la natura aperta della Rete.

Si può affermare quindi, che la globalizzazione non è una condizione definitiva, se persino il politologo nippo-americano, Francis Fukuyama, che all’indomani del crollo del Muro di Berlino affermò perentorio la vittoria definitiva del mercato, con “la fine della Storia” e il trionfo di un modello unico liberista e liberale, adesso esprime profondi ripensamenti. E in crisi quindi, il pensiero economico dominato dal “paradigma” neoliberista, a partire dal mercato unico nordamericano lanciato da Clinton e dal modello di “banca universale”, che tanti guasti ha prodotto, come testimonia il crack della Lehmann Brother. La tendenza sembra quella di accordi di libero scambio parziali, finalizzati all’esclusione. Paradigmatico in questo senso è il Tpp, pensato per escludere la Cina. Negli anni Novanta e all’inizio di questo millennio, con la creazione del World Trade Organizzation, si voleva una globalizzazione a carattere universale e inclusiva, ora si persegue la strada delle intese “regionali.

Dal “mondo piatto” che teorizzava Thomas Friedman, si sta andando verso un sistema economico planetario, dove infinite barriere invisibili stanno rinascendo. E come conseguenza ci potrebbe essere il ritorno della sovranità degli Stati nazionali sull’economia, senza più “Troike” che ledono la volontà dei popoli e i diritti sociali, ripristinando il primato della politica democratica rispetto alle oligarchie che gestiscono per conto dei grandi poteri tecnocratici e finanziari, nel mentre, lentamente, si costituiscono nuove sinistre dai tratti popolari e riformatori, non radicali ma di governo, con le incertezze, purtroppo, nell’azione del socialismo democratico. Domanda: ma il premier Renzi si è accorto che il Mondo sta cambiando?

 Maurizio Ballistreri

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