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Opinioni e commenti
 

Grillo lascia e raddoppia
Pubblicato il 20-11-2015


Comizi nelle piazze e dal palcoscenico dei teatri, sorprendenti viaggi elettorali con effetti a sorpresa (tipo la traversata a nuoto dello Stretto di Messina), interventi a raffica dal suo seguitissimo blog su internet, interviste a televisioni e a quotidiani. È un’attività frenetica coronata da successi impensabili quella di Beppe Grillo: il suo blog nato nel 2005 si trasforma nel Movimento 5 Stelle nel 2009. La linea della protesta anti sistema raccoglie una valanga di consensi. Riesce a conquistare anche i sindaci di città importanti come Parma e Livorno.

Dal nulla ottiene il 25% dei voti nelle elezioni politiche del 2013 e il 21% in quelle europee del 2014. La politica del “vaffa…” contro Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi (centrosinistra) e contro Silvio Berlusconi (centrodestra) paga, anche se il presidente del Consiglio e segretario del Pd gli sbarra la strada con il 40,8% dei voti incassati nelle europee dello scorso anno.
Poi, a sorpresa, la svolta. Esattamente un anno fa, nel novembre del 2014, mentre i cinquestelle accusano un appannamento alle elezioni amministretive, scossi dalle espulsioni e dagli addii di diversi parlamentari, annuncia: «Sono un po’ stanchino». E lancia l’idea di cancellare Beppe Grillo, il suo nome, dal simbolo del Movimento 5 Stelle, la forza politica che lui ha fondato sei anni fa assieme a Gianroberto Casaleggio. Subito dopo, con una consultazione sul web, è eletto un “direttorio” di cinque garanti per affiancare lui e Casaleggio nella direzione.

La “monarchia” di Grillo non è più assoluta. Tra il serio e il faceto ipotizza la candidatura alla presidenza del Consiglio di Luigi Di Maio, giovane componente del direttorio e vice presidente della Camera: «Maledetto, sei il leader!». Seguono consensi ed altolà. Quindi lo scorso 17 novembre annuncia dal suo blog: «Voglio cambiare il simbolo eliminando il mio nome». I cinquestelle gli danno ragione e sulla rete votano “sì” alla sua proposta. Lo stesso Grillo spiega la mossa: «Oggi che il Movimento 5 Stelle è diventato adulto e si appresta a governare l’Italia, credo che sia corretto non associarlo più a un nome, ma a tutte le persone che ne fanno parte».

Il comico genovese, carismatica guida del M5S, non scomparirà. Alessandro Di Battista, componente del direttorio cinquestelle, ha confermato: «Grillo resta il garante e il proprietario del simbolo, poi vedremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni cosa accadrà». Nei sondaggi elettorali i pentastellati risultano in ascesa al secondo posto, all’inseguimento dei democratici.  Adesso Grillo si pone il problema di governare, e non solo di svolgere un’opposizione totale contro i partiti tradizionali, senza stabilire alleanze con nessuno.  A febbraio ha programmato di tornare a calcare il palcoscenico dei teatri di Milano e di Roma, alla vigilia delle elezioni amministrative.

Tra la paura degli attentati dei terroristi islamici, in primavera si voterà per eleggere i sindaci a Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Cagliari e Grillo punta al colpo grosso di piazzare sindaci pentastellati nella maggiori città italiane, approfittando dello scontento provocato tra i cittadini dalla crisi economica e da numerosi episodi di corruzione pubblica. Cercherà soprattutto di vincere a Roma, città traumatizzata dal processo contro Mafia capitale (ha coinvolto esponenti del centrosinistra e del centrodestra) e dalla caduta del sindaco Ignazio Marino, determinata dal Pd, il suo partito.

Si avvicina la battaglia in vista delle elezioni amministrative, ma anche per il possibile voto politico anticipato. Grillo alza i toni della polemica su tutti i temi. Sul suo blog pubblica un intervento dei cinquestelle alla Camera e la domanda al presidente del Consiglio: «L’Italia ha aiutato l’Isis? ».  Le elezioni legislative sono previste nel 2018, tuttavia tutto è possibile e il garante del M5S da tempo chiede di andare a votare “prima possibile”. Mike Bongiorno, celebre presentatore televisivo della Rai, all’esordio della tv in Italia quasi 60 anni fa, lanciò un famosissimo programma a premi: Lascia o raddoppia?. Grillo lascia cadere il suo nome dal simbolo, ma vorrebbe raddoppiare. Si tratta di una nuova sfida a Renzi.

Rodolfo Ruocco
www.rainews.it

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