sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Hacking team. Ipotesi
di vendita ai terroristi
Pubblicato il 03-11-2015


isis-hacker-died-600x400Continua la saga targata “hacking team”, l’azienda italiana specializzata nello sviluppo e gestione di software per hackerare e intercettare le comunicazioni di computer e smartphone al servizio di governi, forze dell’ordine e agenzie di intelligence di tutto il mondo, che è stata a sua volta hackerata a luglio.
Il cavallo di battaglia di Hacking Team è sempre stato il suo Remote Control System, conosciuto meglio come Galileo, una suite di attacco e analisi. Ma ora si teme che questo software possa essere finito anche in mano a terroristi sauditi, oppure militari stranieri o governi esteri. Il sospetto che ha portato alla perquisizione della Polizia Postale di Milano nella società Mala srl nasce da due ex collaboratori di Hacking Team: lo sviluppatore Guido Landi e il commercialista libanese Mostapha Meamma. I due ex dipendenti hanno lasciato Hacking Team per fondare a Torino la Mala srl, che è stata perquisita questa mattina dalla polizia postale su disposizione del pm di Milano Alessandro Gobbis.

Investigatori e inquirenti hanno scoperto un versamento effettuato il 20 novembre 2014 di circa 300 mila euro sul conto della srl torinese da parte di una società con base in Arabia Saudita, la Saudi Technology Development, che si occupa di “promozione della tecnologia e trasferimento delle conoscenze in Arabia Saudita”. La causale ufficiale sarebbe stata quella di un servizio di formazione professionale che, tuttavia, stando agli accertamenti degli inquirenti non sarebbe mai stato effettuato. “Non risulta verosimile – scrive infatti il pm Alessandro Gobbis – che la somma versata a Mala sia stata corrisposta per la formazione professionale, apparendo più probabile l’ipotesi della fornitura di servizi informatici”. Tra i possibili committenti dell’acquisto ci potrebbero essere non solo jihadisti ma anche militari stranieri o governi esteri. I dati per creare il software potrebbero essere stati acquistati, dunque, o a fini di spionaggio o anche per ragioni di concorrenza commerciale. Tuttavia si tratta solo di ipotesi.

“Siamo tranquilli e certi che le indagini dimostreranno che le accuse che ci vengono mosse sono ‘bufale’ diffuse da Hacking Team”, spiega Sandro Clementi, avvocato dei due indagati dell’azienda torinese. Nel decreto di perquisizione, aggiunge il legale, “non c’è alcun riferimento al fatto che la società Mala srl“, fondata dai due indagati, “possa aver venduto servizi informatici agli arabi, poi finiti in mano ai terroristi”. Quella del terrorismo, secondo il difensore, “può essere un’ipotesi investigativa, ma non è stata messa nero su bianco.

Pochi giorni fa inoltre con una comunicazione inviata ai contatti della mailing list aziendale, il CEO di HT David Vincenzetti aveva provato a rilanciare un nuovo prodotto destinato al mercato Usa attraverso dei nuovi tool anti-cifratura.

Liberato Ricciardi

Per approfondire:

Hacking Team. L’azienda “spia” italiana hackerata

Hacking Team fuori controllo. A rischio i nostri 007

 

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