giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL CONFRONTO
Pubblicato il 27-11-2015


Sultano Erdogan e Zar PutinPer ora Mosca non cambia posizione e si aspetta da Ankara scuse formali e risarcimenti materiali in seguito all’abbattimento del suo Sukhoi SU-24 sul confine siriano a opera di un F16 turco, asseritamente per uno sconfinamento che però sarebbe durato appena 17 secondi come affermato dallo stesso governo turco. Dall’altra parte il generale Viktor Bondarev, capo di Stato Maggiore dell’aeronautica russa, ha detto che l’F-16 turco che ha abbattuto il Su-24 si è inoltrato in territorio siriano per due chilometri e per un lasso di tempo di 40 secondi, mentre ha negato lo sconfinamento del proprio bombardiere. Putin aveva subito definito “una pugnalata alla schiena a tradimento da chi ritenevamo partner nella lotta al terrorismo” l’abbattimento del jet mentre Erdogan aveva risposto affermando che “se c’è una parte che deve scusarsi, non siamo noi” ma “chi ha violato il nostro spazio aereo”. Poi però aveva un po’ corretto il tiro aggiungendo che “la Turchia avrebbe reagito diversamente se avesse saputo che l’aereo era russo”. Anzi, alla tv France 24, aveva anche detto: “Forse avremmo potuto prevenire questa violazione del nostro spazio aereo in modo differente”.

Cartina Siria aero russo abbattutoLacrime di coccodrillo a cui per ora lo ‘Zar’ Vladimir Putin non ha replicato così ha lasciato cadere le richieste del ‘Sultano’ Recep Tayyip Erdogan di avere una conversazione telefonica perché finora sono mancate “da parte turca le scuse più elementari”. Ankara comunque insiste nel cercare un accordo e ha proposto un incontro tra i due uomini ‘forti’, Putin ed Erdogan, a margine della Conferenza Onu sul clima che si apre il 30 novembre a Parigi. Ma anche questa offerta per ora è stata lasciata senza risposta da parte russa.

Nello stesso tempo il presidente turco  non rinuncia a sfidare l’orgoglio nazionale di Vladimir Putin verso cui si indirizza con toni di propaganda più adatti a un comizio elettorale che certo non a ristabilire un minimo di dialogo. “Avvisiamo cordialmente la Russia di non scherzare col fuoco”. “Supportare il regime di Assad in Siria, che ha ucciso 380 mila persone –a detto Erdogan – significa giocare col, fuoco. Colpire gruppi di opposizione che hanno una legittimazione internazionale con la scusa di combattere contro l’Isis significa giocare col fuoco. Usare un incidente in cui la ragione della Turchia è accettata dal mondo intero come scusa per tormentare i nostri cittadini che erano in Russia significa giocare col fuoco. Colpire irresponsabilmente camion che sono nella regione per ragioni commerciali o umanitarie significa giocare col fuoco”.

La situazione tra i due Paesi resta dunque caldissima. Nel ventaglio di rappresaglie che Mosca sta attuando in risposta all’abbattimento del suo jet, oltre il blocco delle relazioni commerciali, la sospensione dei visti turistici, oggi si è aggiunto anche il blocco a tempo indefinito della partecipazione alle esercitazioni navali sul Mar Nero ‘Blackseafor’, a cui partecipa anche la marina militare turca. Il timore di nuovi incidenti – Ankara teme che Mosca adotti la legge del taglione – ha spinto intanto la Turchia a sospendere i suoi voli militari in Siria in attesa di una normalizzazione della situazione o quantomeno dell’apertura di una ‘hotline’ per la trasmissione di comunicazioni militari per la prevenzione di possibili episodi ulteriori di tensione al confine.

Sul piano delle rappresaglie economiche, la Russia ha rafforzato i controlli sulle importazioni di generi alimentari turchi e denunciato che il 15% di questi prodotti non è conforme alle sue norme sanitarie. C’è poi il blocco del flusso di turisti russi, che vale 4 miliardi di dollari l’anno, e i voli da e verso la Turchia, ma anche il congelamento, o l’annullamento, del progetto per il gasdotto Turkish Stream e quello per la centrale nucleare di Akkuiu che vale 20 miliardi di dollari. Le restrizioni potrebbero essere estese anche alla cooperazione finanziaria, ai dazi doganali, agli investimenti in tutti i settori, manodopera turca compresa, con gravi danni economici per Ankara, che rischia così di perdere i vantaggi ottenuti dal non aver aderito l’anno scorso alle sanzioni occidentali per la crisi ucraina. Rappresaglie che avranno però anche un peso per la Russia, il secondo partner commerciale della Turchia con un interscambio di 31 miliardi di dollari l’anno.

Pian piano però sta emergendo anche il sospetto che la mossa di Erdogan non abbia avuto solo lo scopo di rallentare la pressione sui ribelli anti-Assad, ma anche di mandare un messaggio obliquo a Washington che sembra aver rinunciato, almeno per ora, a far cadere Assad. Nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito al vertice con Hollande, Putin ha infatti sottolineato come a questo punto lo scambio di informazioni con Washington sulle iperazioni militari in corso sulla Siria possa anche essere ritenuto inutile. Gli Usa sono alleati della Turchia e agli Usa erano state date tutte le informazioni inerenti i voli dei jet russi. Dunque … Washington è indirettamente responsabile, ha fatto capire Putin, per quanto accaduto. “Che gliele abbiamo date a fare quelle informazioni?” si è chiesto e ha aggiunto che partendo “dal presupposto che quanto avvenuto non debba più ripetersi perché altrimenti non è più necessaria questa cooperazione con nessun Paese”. Affermazioni retoriche che servono solo a sottolineare la delicatezza di una situazione che vede imponenti forze di Paesi diversi – Siria, Usa, Russia, Francia, Turchia – armate agire nello stesso spazio, senza coordinamento, con un rischio elevatissimo di incidenti. Non per caso, subito dopo l’abbattimento del Sukhoi russo, alti funzionari e a Mosca e ad Ankara, avevano dichiarato l’intenzione di evitare ogni possibile allargamento del conflitto anche perché un aggravamento della situazione costringerebbe gli alleati della NATO, di cui la Turchia e membro, ad accorrere in suo aiuto.

Il problema c’è e a Washington ne sono ben consapevoli soprattutto dopo il dispiegamento delle batterie di missili terra-aria S-400 russi che, si auspica,  non vengano rivolti contro gli aerei della coalizione.

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