mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Costanzi apre
la stagione “Concerti specchi del tempo”
Pubblicato il 16-11-2015


paredesIl Teatro Costanzi di Roma ha aperto il 13 novembre scorso la Stagione concertistica che prosegue fino ad ottobre 2016 con il primo dei sei in cartellone, che nel titolo di presentazione vede già la definizione del programma: “Concerti Specchi del tempo”.

Sotto l’elaborazione musicale di Giorgio Battistelli, uno dei più affermati compositori italiani a livello internazionale, si è avuto un doppio debutto romano: alla bacchetta il maestro venezuelano Dietrich Paredes, che ha diretto l’Orchestra dell’Opera di Roma, e al piano il francese Cedric Tiberghien.

Non si tratta di una proposta per una stagione tradizionale e neppure di una programmazione di appuntamenti. Come ha ricordato il Sovrintendente Carlo Fuortes, nella presentazione alla stampa, “è stato chiesto al maestro Battistelli di elaborare un vero e proprio progetto sulla musica sinfonica degli ultimi tre secoli”.
La platea per l’occasione è stata completamente trasformata cavando fuori dalla “buca” gli orchestrali, quasi racchiusi in un ring aggettato in platea, con alle spalle un sipario azzurro che arginava le note, “respingendole” acusticamente perfette verso un nutrito pubblico di giovani. Teatro tutto esaurito con prezzi a posto unico di 20 euro per gli adulti e 10 per i giovani.

Sono stati eseguiti: Esercizio sul risveglio di Emanuele Casale (1974), presente in platea; Concerto per pianoforte e orchestra n.2 di Ludwig van Beethoven (1770-1827); Sinfonia n.5 di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893).

La novità di questa operazione è proprio nella confrontazione di giovani compositori e direttori con mostri sacri del passato, mettendo in relazione classico e moderno. Anche l’Orchestra si è sottoposta a questo cambio repentino delle sonorità che comunemente affronta. La partitura include armonia e melodia sorrette da momenti di ridondanza ai quali Casale si è abbandonato nel raccontare la natura e il suo risveglio.

La musica, in questa sinfonia di circa 10 minuti, diviene un’inversione di forma e non di suoni. La poeticità del fraseggio e il trillare dei “rumori” bucolici danno la sensazione immediata del bosco, degli uccelli, dei rivoli d’acqua e dello stormire placido delle foglie. Si intuisce anche “una rugiada commossa che al mattino asciuga le lacrime, mentre l’erba drizzandosi saluta riconoscente il giorno”.

Il pianista Tiberghien, affrontando il genio di Bonn senza spartito, in un concerto difficile e dalle complicate articolazioni, ha avvinto la platea che alla fine della prima parte ha applaudito lungamente manifestando meraviglia ed entusiasmo.

La Sinfonia n.5 di Čajkovskij, melanconica e struggente, è stata una garanzia per chiudere in bellezza, dando al direttore Paredes la possibilità di far vedere al pubblico romano come si può coniugare brillantemente passato e presente, all’insegna del rinnovamento generazionale.

Guerrino Mattei

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