venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il ministro di oggi e il sindacato di ieri
Pubblicato il 29-11-2015


Ditemi voi se un ministro del lavoro che sostiene che quel che conta non è l’orario di lavoro ma la produttività deve essere attaccato dai sindacati. Basta guardare in faccia la realtà. Oggi le nuove tecnologie danno la possibilità di lavorare da casa, di farlo in spiaggia, di fare riunioni via Skype dall’altra parte del mondo. Volete sentire come si lavora nell’azienda di Steve Jobs? Pare che anche quando si dorme si possano elaborare idee nuove attraverso i sogni. Siamo nel mondo della creatività. Nel regno del lavoro da inventare per i giovani. Cgil e UIL invece vorrebbero ingessare tutto a dati oggettivi, frutto delle contrattazioni tra le parti. La qualità è un elenco soggettivo molto spesso e dunque sfugge alle decisioni dei tavoli e dei documenti. Il vero tema semmai, anche in relazione alla sostanziale abolizione dell’articolo 18, è discutere su chi decide. Per questo, in relazione al processo di rafforzamento inevitabile della contrattazione aziendale su quella collettiva, sarebbe indispensabile introdurre anche in Italia la cogestione, la partecipazione dei lavoratori nei consigli delle aziende. Il sindacato si rassegni allo spostamento di potere sul decentramento e l’autonomia dei lavoratori e accetti la sfida della qualità senza fermarsi al lavoro che non c’è più. Un sindacato che difende solo il proprio potere non è di grande utilità.

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Commenti all'articolo
  1. In Cina, l’azienda di Steve Jobs ha dovuto mettere le reti lungo l’edificio, dove i lavoratori lavorano e dormono, per non far ripetere “incresciosi incidenti” tipo gettarsi dalla finestra per suicidarsi, dalla disperazione!!! Adesso, suicidarsi, i lavoratori cinesi, “se lo sognano”.

  2. Deve essere una cosa che senti a pelle! appena il sindacato dice la sua, su qualsiasi cosa, subito scatta la tua preventiva ostilità… Ovviamente la cosa è legittima, ma consentimi, pensare che un Sindacato per difendere i diritti dei suoi associati debba rinunciare a qualsiasi idea di preservare o estendere i diritti stessi, allora a cosa dovrebbero servire? forse ad accodarsi ad idee liberiste che già tanto danno hanno fatto ad intere classi sociali e generazionali! Saranno state le tue frequentazioni pannelliane, ma continuare a segare i rami su cui il socialismo, anche italiano, si è retto per più di un secolo, il risultato che anche l’albero morirà! altro che i Di Lello o i Bartolomei… se siamo diventati altro dalla nostra storia, giustamente perchè mai la gente, il popolo, le persone, dovrebbero aver bisogno dei socialisti?

  3. L’innovazione tecnologica sta trasformando il lavoro e i lavori. Vero. Questo, però, non giustifica quello che avviene in Italia: contratti di lavoro scaduti da sette anni, stipendi non pagati da mesi poi quando i lavoratori scendono in sciopero gli si ricorda che la legge non lo consente, precariato diffuso, licenziamenti senza giusta causa. Non mi si venga a dire che è colpa del sindacato. Un colpevole c’è: questi politici oligarchi e reazionari.

  4. Il mio socialismo, quello che ho appreso e frequentato, quello che mi ha avvinto, è quello riformista e liberale. Quello che soleva andare contro le mode e assumere anche posizioni impopolari, pensando con questo di difendere i lavoratori. Oggi diremmo meglio i disoccupati. Era il Turati del 1904 che constestava lo sciopero generale prendendosi improperi, era il Craxi della scala mobile e il Martelli dei meriti oltre che dei bisogni. Era Ichino che sosteneva un progetto di garanzie per i disccupati in polemica col sindacato. Ma anche il Giavazzi che poneva la questione fiscale e quella della spesa pubblica (credo che anche lui fosse nella Fgsi con me e Villetti). Cosa volete, forse anche le mie frequantazioni radicali hanno influito ma il mio socialismo è questo. Quello liberale e anticonformista. Non vi capisco quando seguite vuote parole d’ordine. Cosa vuol dire oggi difendere i diritti di chi sta peggio? Chi mai sta difendendo i poveracci del sud che sono schiavi di caporali arroganti, chi sta difendendo i giovani senza lavoro, chi gli extracomunitari alloggiati in nero nelle nostre periferie? Qualcuno di voi rimpiange Nenni, De Martino e Lombardi? Io posso anche rimpiangere un’epoca che non c’è più. Con tutto il rispetto per loro però sono obbligato a guardare all’oggi. Che loro non conoscevano.

    • Questa volta non concordo. Cosa c’entra il socialismo riformista e liberale con modififiche al diritto del lavoro e dei lavoratori che tolgono i diritti. Siamo d’accordo che si deve aumentare la produttività anche la nyke in India ha aumentato la produttività: sì con il lavoro minorile. Facciamo una analisi vera su come è cambiato il lavoro e su come dovremo comportarci tutti per ricreare un tessuto industriale distrutto in questi anni e se non puntiamo su una vera riforma del sistema formativo: scuola e università, faremo tutti delle analisi parziali e usciranno delle proposte isolate che non hanno ragion d’essere.

  5. Credo anch’io, sulla scia di quanto scrive il Direttore, che l’orario non possa essere l’unica o principale unità di misura per valutare il lavoro svolto, soprattutto con le odierne tecnologie che consentono di poterlo fare anche da casa, e anche perché c’è necessità di strumenti che permettano di valorizzare e “premiare” la sua qualità, proprio secondo il principio che vanno riconosciuti anche i meriti, oltre ai bisogni.

    E d’altronde, ingegno, inventiva, creatività, estro, talento, ecc…, ossia tutte quelle doti che sono sovente il presupposto per immettere innovazioni nel sistema e nei processi produttivi – così da farli progredire, come continuamente andiamo auspicando anche per far sì che il nostro Paese possa reggere la competizione con i concorrenti esterni – possono essere espresse pure al di fuori della logica oraria.

    Se non ricordo male, ci fu un tempo in cui il concetto della “produttività” era andato un po’ in disuso, forse perché richiamava il cottimo, ma poi lo si è fatto pia piano riemergere pur se sotto altro nome, vedi incentivi, ecc…, e oggigiorno occorre probabilmente fare un passaggio ulteriore, individuando cioè la maniera per incoraggiare, e riconoscere economicamente, quelle importanti doti che dicevo.

    Un tale obiettivo non è di certo facile, perché si tratta di misurare una produzione “immateriale” che non è rilevabile attraverso i numeri, come succede invece, o si può fare, in tante e diverse attività, i quali numeri sono sicuramente un parametro oggettivo e abbastanza imparziale, ma vale comunque la pena di tentarvi, avendo tuttavia un’accortezza, nel senso che andrebbero comunque definiti degli indici di riferimento, onde evitare che il giudizio sul lavoro svolto sia affidato soltanto alla soggettività, e discrezionalità, del “superiore” di turno, col rischio che questi, anche inavvertitamente, possa farsi condizionare da fattori estranei ed impropri.

    Paolo B. 01.12.2015

  6. Dipenderà sicuramente dalla mia poca cultura o poca memoria, ho quasi 60 anni di cui 45 passati con la tessera socialista in tasca, mai ho letto o sentito dire da socialisti, da Costa a Turati, da Nenni, a Pertini, da Di Martino a Craxi che poichè ci sono persone o ceti sociali con poche e nessuna tutela, allora bisogna toglierle a chi c’è li ha per renderli tutti uguali!! forse mi sono perso qualche cosa? non credo. I sindacati, come altri soggetti politici e sociali, hanno sicuramente fatto degli errori, ma additarli ogni volta come responsabili di tutti i mali, mi sempre falso nonchè ingrato.

  7. Frasi fatte. Quali tutele sono state tolte? Ma suvvia che c’entra poi questa questione con questo articolo sul rapporto tra orario e salario o stipendio? Se proprio andiamo un po’ indietro, visto che hai più o meno la mia età, ti ricorderai cosa si disse di Craxi al tempo del taglio della scala mobile. Altro che quello che hanno detto a Poletti. Quello che non si vuole capire è che i socialisti devono mettersi oggi dalla parte degli ultimi e gli ultimi nella nostra società sono i disoccupati e in particolare i giovani disoccupati e tutto quello che può incentivare l’occupazione va appoggiato.

  8. Mauro, penso di ricordarmi bene il famoso decreto di San Valentino. E ricordo anche tentativi di Craxi per convincere anche la parte comunista della CGIL , ad accettare una politica economica di riduzione dell’inflazione , a l’epoca ery al 16 % . La riproduzione di 2 punti di scala mobile, serviva a mettere fine al perverso meccanismo che invece di recuperare il potere d’acquisto in realtà lo peggiorava. E così avvenne. La scelta della maggioranza comunista della CGIL era dettata dalla posizione del PCI , tanto forte che alcuni anni dopo Trentin confessò che non avrebbero accettato nemmeno se servito su un piatto d’argento. Dov’è l`analogia con le politica sul lavoro di oggi? Tempi diversi, certo. Ma e chiudo qui, essere pet l` economia di mercato non può significare accettare anche una società di mercato! E questa la differenza sostanziale tra i socialisti di ieri e quelli di oggi, soprattutto per quelli presunti come i P

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