domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il sogno europeo si tinge di scuro
Pubblicato il 19-11-2015


Il primo pensiero va alle tante vittime di Parigi. A Valeria, della nostra generazione, generazione Erasmus. Poi dovremo occuparci del “perché” è successo, e qui ognuno ha una sua opinione ovviamente. Il proverbio ci dice che “errare è umano” perseverare no.

Dopo la strage di Charlie Hebdo sono passati 10 mesi, tuttavia non si è riusciti ad impedire un secondo terribile attacco. Dopo Madrid e Londra sono passati anni, eppure ancora é stata possibile la strage di Parigi. Ora è il momento dell’unità, d’accordo, non delle polemiche. Eppure a noi della generazione Erasmus pare di essere su un precipizio. Ci è stato venduto il sogno europeo, dell’Europa senza frontiere, del libero scambio, del federalismo, della libertà, della sicurezza, della pace in Europa. Ed invece in Europa non funziona quasi nulla, dalla crisi greca siamo scivolati addirittura in territorio di guerra, o perlomeno di guerriglia. Le nazioni non hanno retto all’apertura delle frontiere, alla globalizzazione, ma testarde conservano il predominio su tutto, oramai infondato e soprattutto inefficiente.

Inefficienza è la parola chiave di questa Europa cui la generazione Erasmus ha dedicato tutto. Non vi è Europa nei servizi di sicurezza, nella intelligence, nelle forze dell’ordine, nel budget per la sicurezza, nella politica estera. Leggiamo che i Paesi non comunicano bene fra di loro, probabilmente non si capiscono con le lingue, sebbene francesi e belgi dovrebbero capirsi, non si fidano degli altri paesi. Quante volte lo abbiamo detto, la classe dirigente nazionale non è idonea a gestire la fase europea e globale.

Non è colpa di nessuno. È la Storia, il progresso, cambiare passo. Sicché oggi ci consegnate un’Europa in piena crisi, una Gerusalemme nel cuore d’Europa, dove dal 2001 passando per Madrid Londra siamo arrivati a Parigi. Il sogno europeo si tinge di scuro, siamo vulnerabili, esposti, inefficienti a livello logistico, interno, di confine, militare, diplomatico. Possiamo continuare a discutere di crocefissi, di mezze lune, di scontro di civiltà, di guerra o di banlieu di moderati o di estremisti, della Fallaci o del relativismo.

Ma nessuno qui sembra risolvere il problema, da anni. Un problema che richiede organizzazione, coordinamento, affiatamento, efficienza europea. Il fatto è che vi è un pericolo serio che si chiama terrorismo, che esiste da tanti anni specialmente dal 2001 e dopo 14 anni siamo ancora al punto zero, l’Europa e chi ne governa le sorti è al punto zero, un campo di battaglia. Si sbaglia il tema della discussione, si analizza l’aspetto sociologico invece di quello organizzativo e di efficienza.

Gli Stati Uniti hanno reagito all’11 settembre e si sono protetti. L’Europa ha parlato di cosa negli ultimi 10 anni? Questo è il risultato. Non è certo il sogno che volevamo. Adesso tutti uniti in guerra. Art. 42 del Trattato di Lisbona, spese fuori dal patto di stabilità, solidarietà nella guerra, vediamo se è vero, grande enfasi e rilancio dell’Unione Europea. Peccato che ci sia voluta un’altra strage per capire cosa e come si deve fare.

Leonardo Scimmi

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