sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il tavecchiese
Pubblicato il 02-11-2015


Il presidente della Federazione gioco calcio Carlo Tavecchio parla così da sempre. Non si esprime in italiano, ma in tavecchiese, un linguaggio che è solo suo. Non ha mai detto niente di offensivo, nemmeno quando ha parlato di Optì Poba che mangia banane. Poteva dire che dobbiamo valorizzare i nostri giovani e non rivolgerci all’estero e tutti avrebbero capito. Ma questo modo di esprimersi non è tavecchiese. Tavecchiese è solo parlare come al bar di Ponte Lambro dove si gioca a carte e si commentano con esempi e battute i fatti del mondo. Poteva dire anche a giugno (ma perché tirar fuori adesso questa intervista?) che lui non è razzista tanto che gli hanno riconosciuto l’impegno per fare entrare nella Coppe europee le squadre israeliane, ma bisogna sempre vigilare quando ci sono di mezzo i soldi. Invece ha tirato fuori la storia dell’ebreaccio. E anche sui gay che bisogno aveva di dire che devono stargli lontano perché lui è normalissimo? Una sbruffonata per dire che tromba che è una bellezza a 75 anni suonati? Deve adesso rimetterci il posto? Scusate ma prima di eleggerlo non lo conoscevano? Non sapevano come parlava? Non avevano tastato il suo livello culturale? E più in generale non si sono ancora accorti che il governo dello sport italiano è il meno permeabile al rinnovamento? Se si esclude il solo Malagò, date un’occhiata ai presidenti delle Federazioni e vi accorgerete che da decenni sono sempre gli stessi e alcuni, vedasi il caso di Petrucci, passano da una federazione al CONI con biglietto di andata e ritorno. Se diamo poi un’occhiata all’estero e in particolare alla Fifa vengono autentici conati di vomito. Cosa volete che sia Optì Poba e l’ebreaccio in confronto…

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Commenti all'articolo
  1. D’accordo su tutto tranne che sulla definizione del “tavecchiese”. A me sembra italiano puro, parlato dalla stragrande maggioranza degli italiani a prescindere dalla tessera di partito o dalle idee politiche che professano. Certo, dirai, ma lui è personaggio istituzionale e non può permetterselo. La verità è che in quella maggioranza italica ci sono pure molti, moltissimi personaggi delle istituzioni che pensano e dicono in privato le stesse cose che ci ha ricordato Tavecchio. Che dire dunque, differenza di stile e di gusto o più semplicemente ipocrisia e farisaismo, ben peggiori o almeno non più rispettabili della rude semplicioneria dell’ineffabile presidente della Federcalcio?
    Cordialmente Pino Meneghini

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