mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ISTAT. Umore migliora, ma la criminalità preoccupa
Pubblicato il 19-11-2015


Umore faccine emoticonUmore stabile quanto alle condizioni attuali mentre la preoccupazione maggiore è per la criminalità. Gli italiani insomma si sentono appena moderatamente soddisfatti, o meglio sarebbe dire che sul mondo che li circonda la pensano più o meno come tre anni fa dopo il periodo buio 2011-2012. Lo certifica l’Istat che ha esaminato il grado di soddisfazione della popolazione verificando che nel 2015 si è stabilizzato con una stima pari ai livelli espressi nel 2012.
Su una scala da 0 a 10 – informa l’Istituto nazionale di statistica – il punteggio medio attribuito alla soddisfazione per la vita nel complesso è 6,8. I livelli più alti (tra 8 a 10) sono indicati dal 35,1% delle persone, in linea con il 2014. Stabile anche la quota di popolazione (4,5%) che esprime giudizi negativi (tra 0 e 3).

FAMIGLIA – In alcuni ambiti rilevanti della vita quotidiana, le persone si dichiarano più soddisfatte rispetto al 2014 sono :le relazioni familiari (il 90,9% contro il 90,2%), amicali (83,4% contro 82,2%) e tempo libero (66,4% contro 64,5%).

SALUTE E LAVORO – Risultano, invece, stabili a distanza di un anno la stima per la soddisfazione per la salute (81,2%) e quella per il lavoro (74,8%). La quota di famiglie, che valutano invariata o in miglioramento la propria condizione economica, passa dal 52,1% del 2014 al 57,3% del 2015. Il dato positivo riguarda tutte le ripartizioni geografiche, ma è più consistente al Nord e nel Mezzogiorno. Parallelamente aumenta la quota di persone soddisfatte della propria situazione economica (dal 43,4% del 2014 al 47,5% del 2015).

FIDUCIA NEL PROSSIMO – Il 78,6% delle persone pensa che “bisogna stare molto attenti” nei confronti degli altri; all’opposto, il 19,9% ritiene che “gran parte della gente è degna di fiducia”. Questo aspetto della fiducia torna sui livelli del 2012 dopo due anni di lieve crescita. Il peggioramento della fiducia verso gli altri è confermato anche dal calo della quota di persone che ritiene probabile vedersi restituire il portafoglio smarrito da un vicino di casa (dal 71,0% del 2014 al 69,4% del 2015) o da uno sconosciuto (dal 12,3% all’11,1%).

CRIMINALITÀ – Nel 2015 i problemi maggiormente sentiti dalle famiglie con riguardo alla zona in cui vivono sono: il rischio di criminalità (41,1%), il traffico (38,4%), la difficoltà di parcheggio (37,3%) e l’inquinamento dell’aria (36,7%); seguono la sporcizia nelle strade (31,6%), il rumore (31,2%), le difficoltà di collegamento con i mezzi pubblici (30,5%) e la qualità dell’acqua di rubinetto (30,0%). Infine, il 9,2% delle famiglie segnala irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Rispetto al 2014, cresce la quota delle famiglie che dichiarano problemi nella zona in cui vivono. In particolare è in aumento la percezione del rischio di criminalità, soprattutto nel Centro-nord.

TASSE E IMPRESE – E a proposito di statistiche, l’Italia nella UE batte tutti quanto a tasse sulle imprese e costo del lavoro con un impressionante 64,8% contro la media europea del 40,6%. Il carico fiscale complessivo scende secondo quanto emerge dal rapporto ‘Paying taxes 2016’ di Banca Mondiale e Pwc riferito al 2014, ma produrre da noi è un’impresa difficile più che altrove e questa spiega forse più di ogni altro discorso, perché l’Italia – Grecia a parte – è da anni il fanalino di coda nella crescita del PIL.

Secondo il rapporto è il costo del lavoro a pesare di più sul carico fiscale complessivo delle imprese italiane, secondo il quale sul total tax rate al 64,8% la componente lavoro pesa per due terzi: il 43,4%. L’impresa tipo presa a riferimento è una Srl con 60 dipendenti che opera in grandi città al suo secondo anno di attività.

Il ministero dell’Economia si difende spiegando che però in dieci anni il peso complessivo del fisco per le imprese è calato di 12 punti, dal 76,8% del 2004 al 64,8% del 2014. Il direttore del dipartimento Finanze del Mef, Fabrizia Lapecorella, ha elencato una serie di riforme che potranno incidere sul posizionamento dell’Italia sui prossimi rapporti della Banca Mondiale, visto che esplicheranno i loro effetti a partire dal 2015. A incidere in particolare sul peso fiscale complessivo saranno, per il ministero dell’Economia, le misure in arrivo con la legge di Stabilità, dal taglio dell’Ires ai maxiammortamenti, ma anche quelle introdotte con la scorsa manovra, come l’eliminazione della componente Irap dal costo del lavoro, il credito d’imposta e il patent box introdotti.

Tra le croci che pesano sulle spalle degli imprenditori c’è quella della complessità degli adempimenti fiscali che assorbono in media 269 ore l’anno (261 la media mondiale, 173 ore quella europea).

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