venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Fabio Fabbri
Italicum, Costituente, Europa …
le cose che avrei voluto dirvi
Pubblicato il 13-11-2015


Un malanno di stagione, che si è aggiunto ai molti anni, mi ha impedito di partecipare alla Conferenza programmatica di Roma. Dai resoconti dell’Avanti! e dai racconti di alcuni compagni che hanno avuto un ruolo attivo nel simposio, pare a me che sia stato fatto un buon lavoro. Poiché, come accade in queste rivisitazioni dei problemi aperti, il rischio è di mettere troppa carne al fuoco, elenco alcune “campagne d’azione” che privilegerei, riprendendo alcune scelte prioritarie che ho in passato elencato sull’Avanti!.

1.- Via la legge elettorale truffa. Cambiare dunque quella orrenda, l’Italicum, con cui si vogliono portare i cittadini alle urne è davvero il porro unum et necessarium.

Ugo Intini sull’ Avanti! l’ha definita l’anomalia groco-romana. Con il premio di maggioranza attribuito al partito che ha ottenuto meno, molto meno del 51%, come prevedeva la cosiddetta legge-truffa d’antan, si infligge un vulnus insanabile alla regola fondamentale della democrazia, secondo la quale governa, dunque guida il Paese, chi ha ottenuto la maggioranza dei suffragi.

In questa battaglia, mi alleerei anche con il diavolo, dopo aver posto con correttezza, ma anche senza diplomazia, la questione al PD, nelle cui liste sono stati eletti i parlamentari socialisti. Occorre svegliare dal sonno i giornali e le televisioni, specialmente quelle che ospitano Salvini e la Meloni un giorno sì e l’altro pure.

Ma servono anche molti incontri per rendere edotti i cittadini e per costruire alleanze.

E perchè non pensare, al termine della campagna, ad un appello solenne al Capo dello Stato?

2.- Una campagna per l’elezione di un’Assemblea Costituente con metodo rigorosamente proporzionale. È, questo, un nostro vecchio cavallo di battaglia. Dobbiamo motivarlo in modo appropriato, in primo luogo a fronte del sostanziale disastro dell’ordinamento regionale. In quella sede verrà al pettine anche il problema ormai fatiscente del ruolo e del governo della Magistratura nel nostro ordinamento costituzionale. La nostra cassetta degli attrezzi è pronta per essere utilizzata, sulle due questioni: default delle Regioni e trionfo della giustizia ingiusta, tara dell’Italia come in nessun altro paese dell’Occidente.

3.- Sono andato a rileggere, dopo quasi …cent’anni, le mie relazioni di Ministro per le politiche comunitarie del secondo Governo Craxi. Illusioni e speranze tradite. Poiché siamo ancora partito membro del PSE, dobbiamo sollecitare con fermezza l’altro partito “fratello”, il PD, che ha aderito al PSE, a porre insieme a noi l’esigenza di affrontare la “questione Europa” all’interno della comunità socialista e socialdemocratica europea, nella consapevolezza che funziona poco e male il Parlamento di Strasburgo e che si elude, da parte dei maggiori Stati dell’Unione, il problema cruciale: la necessità della “grande riforma”: il salto dunque dalla confederazione alla Federazione, anche dando vita ad una Europa “a due velocità”. Vengono in rilievo anche il rapporto euro-atlantico e le relazioni con la Russia, alleato necessario nella lotta al Califfato Islamico.

È vero che la socialdemocrazia europea è in crisi. Ma, proprio per questo, è necessaria una risciacquatura dei nostri panni storici anzitutto a Berlino (per non dire a Bad Godesberg), a Parigi, a Londra e a Stoccolma.

4.- Vado ora alle questioni italiane, che mi sembrano davvero urgenti.

La prima riguarda la debolezza del Governo nel contrasto al dissesto idrogeologico. È fresco di stampe il libro di Erasmo d’Angelis, oggi direttore dell’Unità e già responsabile del nucleo attivato presso la Presidenza del Consiglio per affrontare e rimuovere la vergogna del bel “Paese nel fango”.

Un grande piano dello Stato (le Regioni hanno fallito anche su questo versante) per garantire la sicurezza dell’intero territorio nazionale – Sicilia compresa come ammoniscono gli eventi orribili di Messina e dintorni – è oggi la vera priorità. Il piano dovrà finalmente tener ben presente che la montagna dimenticata si vendica sul fondovalle. Il Piano nazionale, che dovrà anche variare la struttura del Ministero competente, sarà anche fonte di lavoro: e non soltanto per le solite grandi imprese. Viene alla mente la roosveltiana Tennessee Valley Authority.

5.- La lista sarebbe ancora molto lunga, ma, lasciando ad altri il compito di completarla senza renderla infinita, mi accontenterei che si cominciasse da queste emergenze, affiancando ad esse la nostra proposta della partecipazione dei lavoratori al governo delle imprese, come avviene da anni in Germania e la revisione della normativa che disciplina gli istituti di credito.

6.- Aggiungo un “fuori-sacco”. È tempo di ragionare sulle elezioni cruciali della prossima primavera, nelle capitali d’Italia.

Sul punto serve un dibattito che faccia perno sulle varie e diverse situazioni. A Torino il candidato in pole position è Piero Fassino. Resta da decidere come i socialisti all’ombra di Superga intendono organizzare la loro presenza.

E a Roma, a Napoli, a Milano, a Bologna?

Gli esperti in politologia stanno constatando che i partiti – o meglio: quel poco che resta del sistema dei partiti dopo l’affossamento della Prima Repubblica – non sono in grado di allevare nel loro seno le elite pronte ad assumere le massime responsabilità istituzionali alla guida della città, grandi o piccole che siano.

Per la verità era così anche verso la fine della Prima Repubblica, se è vero che Craxi chiamò ad alte responsabilità istituzionali alcuni sommi “papi stranieri”, come Franco Reviglio, Renato Ruggero, Antonio Ruberti, Massimo Severo Giannini. La politica, quando non sa preparare nel suo seno le “guide” che servono alla collettività, non deve rinunciare ad acquisire le aristocrazie presenti nella società civile e disponibili ad assumere responsabilità pubbliche.

La mia opinione, per quel poco che vale, è che i socialisti, ove necessario, scelgano o consiglino candidature prestigiose “esterne”, facendosi anche promotori a questo fine della formazione di liste civiche dotate di un programma intriso di buongoverno.

Volendo estremizzare, a Roma non escluderei un dialogo con la lista civica di Alfio Marchini.

La mia meditata esperienza locale mi insegna che i cittadini, a fronte di liste duramente partitocratiche (nel mio caso confezionate dalla nomenclatura post-comunista) preferiscono la lista civica che presenta un candidato-sindaco stimato.

Così è avvenuto nel parmense in molti Comuni, compreso il mio e, da ultimo, a Langhirano, la capitale del prosciutto, dove comunisti e post-comunisti governavano dal 1945 con maggioranze bulgare: la lista civica ha conquistato l’80 per cento degli elettori.

Mi scuso per questi cenni rivolti a “casa mia”, e aggiungo, anzi, che anche a Parma. già ducato di Maria Luigia, si avverte sottotraccia la voglia di una lista civica guidata da una personalità eminente, con o senza il sostegno del PD, rivelatosi finora troppo timido nel contrastare le scelte penalizzanti e sbagliate della Regione, imperniate sull’egemonia dell’asse Bologna-Modena.

Fabio Fabbri

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