domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Je suis français
Pubblicato il 28-11-2015


Il titolo è provocatorio, perché in realtà mi sento italiano fino al midollo. Però ammiro, non da ora, la dignità e il patriottismo dei francesi. Diciamo subito una cosa. La conciliazione tra sinistra e culto della patria è stata sancita in Francia dalla resistenza al nazismo, mentre in Italia si è combattuto il fascismo che del patriottismo aveva fatto un mito. Ma già molto tempo prima i francesi avevano illuminato loro stessi per dare in pasto al mondo idee rivoluzionarie. Parlo del culto della ragione e dei principi dell’Ottantanove. Parlo delle anticipazioni artistiche di fine ottocento nel campo della pittura con l’impressionismo e poi l’astrattismo. Parlo della letteratura d’avanguardia dei primi del Novecento e dell’esistenzialismo, fino alle correnti nuove nel campo dell’urbanistica e della filosofia. Parlo del fatto che Parigi è stata nel Novecento la capitale culturale del mondo e che la politica ha preso avvio dalla Francia per sperimentare nuove strade, poi esportate altrove, dal fronte popolare all’Unione de la gauche.

La Francia è stata anche altro, certo. Dal colonialismo in Africa, alla Repubblica di Vichy che flirtava cogli invasori tedeschi. E’ stata anche il gaullismo con una Repubblica presidenziale capitanata da un generale, che aveva però combattuto e battuto Hitler. E’ stata certo anche il paese che ha bombardato incautamente la Libia di Gheddafi contribuendo a generare il caos che è sotto i nostri occhi. Eppure proprio quell’idea di grandeur che ha accompagnato molte osservazioni critiche ed anedottiche sui francesi, quel larvato senso di autosufficienza e di superiorità che li ha resi anche antipatici, io li trovo invero irresistibili e unici. Mitterand, il capo riconosciuto di una sinistra tutt’altro che moderata, era nel contempo il più vicino al culto della Francia. Chi mai avrebbe potuto concepire la Piramide al Louvre e il Beaubourg? Mitterand non ha esitato un momento a partecipare con un contingente di forze non trascurabile alla guerra del Golfo del 1991, mentre Brandt e i tedeschi tentennavano.

Questo legame tra sinistra e patriottismo, quel che è stato definito “socialismo tricolore” è stata forse la più originale delle innovazioni prodotte da Bettino Craxi in Italia. Anche Nenni, che veniva dall’interventismo nel primo conflitto bellico, esaltava la figura di Garibaldi, e sull’eroe dei due mondi pubblicò anche un opuscolo. Ma è con Craxi che non solo il Psi, ma il governo italiano, acquisisce una vera coscienza nazionale, con l’installazione coraggiosa dei missili Cruise e Pershing a Comiso, nella contestazione generale promossa dal Pci e dai cosiddetti pacifisti, con Sigonella, quando la lealtà nei confronti degli americani si trasformò in una difesa armata della nostra autonomia, con la negazione delle basi agli americani per i bombardamenti su Tripoli e Bengasi, quando la guerra alla Libia poteva trasformarsi in un caos anticipato. Craxi, in questo, era assai più simile a Mitterand e ai francesi di tutti i presidenti democristiani che lo hanno preceduto e anche di tutti i leader comunisti che lo hanno contestato.

Oggi la Francia ha reagito come un grande paese, con orgoglio, unità e decisione, alle stragi che hanno insanguinato Parigi. Mi ha commosso il modo col quale è stato concepito il funerale delle 130 vittime dei cruenti e barbari attentati, la compostezza e il dolore che hanno cementato un’unità sofferta d’un popolo colpito. Sono rimasto impressionato, e perfino sorpreso, della vitalità e della forza del presidente Hollande e della sua protervia nel comporre una grande alleanza per combattere il terrorismo, aggregando gli sforzi miliari francesi a quelli tedeschi e britannici, tentando di convincere Obama a superare le sue preclusioni e portando la Russia fuori dal suo isolamento forzato. Ma mai accedendo all’idea che la sua guerra fosse di religione e che gli extracomunitari fossero terroristi. Oggi leggo che il presidente del Consiglio italiano, che ha sempre auspicato che nascesse questa grande coalizione aperta agli stati arabi, prima di muovere l’Italia pretende che si decida il futuro di Assad. Giustificabile posizione, se non è solo dettata da un attendismo strumentale. Come dire, diteci che fine farà Assad, noi intanto regaliamo i nostri dvd …

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Commenti all'articolo
  1. Pensando a Craxi, che sul piano internazionale aveva mostrato in più d’una occasione la caratura dello statista, rafforzando nel contempo l’orgoglio e la coscienza nazionale, in maniera pacata e ferma, viene da supporre che le doti espresse in politica estera non godano da noi di particolare simpatia, vista la sorte toccata al nostro Bettino, e ad un altro Primo Ministro che negli anni successivi aveva avuto intuizioni realistiche e lungimiranti circa i rapporti internazionali (specie se guardiamo oggigiorno quegli eventi con il senno del poi).

    Sempre in tema di identità nazionale, e del suo auspicabile consolidamento, non è molto incoraggiante il vedere, da quanto apprendiamo dai giornali e organi d’informazione, che in qualche scuola si vorrebbe impedire o spostare i canti di Natale, oppure sospendere l’allestimento del Presepe, così da non urtare la sensibilità di altre fedi, e mi sembra peraltro che fossero già successi casi similari quanto all’esposizione del Crocefisso nelle aule o in altre sedi pubbliche..

    Tutto questo appare come una inspiegabile rinuncia alle nostre consuetudini e tradizioni, tanto da farci dire proprio da chi professa altro credo religioso che le Festività cristiane non sono un problema, e vanno celebrate, il che suona da un lato come una lezione di normale buon senso, nei nostri confronti, e, dall’altro, come un nostro paradossale “autogol” che poteva essere evitato .

    Volendo essere quanto più possibile oggettivi ed imparziali, bisognerebbe forse conoscere più da vicino le motivazioni addotte da chi, all’interno della scuola, ritiene opportuna una tale linea di “cautela”, e può dunque mancare un qualche ulteriore elemento per un giudizio più compiuto, anche da parte di chi la pensa diversamente, e in modo opposto, riguardo alla difesa dei nostri valori (ragionamento che vale soprattutto quando la valutazione viene fatta a distanza, cioè da lontano rispetto ai luoghi interessati).

    Ma dobbiamo pure ammettere che questa linea di pensiero “prudenziale”, tendente cioè a rinunciare alle nostre usanze e tradizioni, o quantomeno a darne una testimonianza più tenue e sfumata, in nome dell’avanzante multiculturalismo, è diventata ormai abbastanza diffusa, assumendo una dimensione ben più generale, che travalica cioè le aule scolastiche, e che va naturalmente accettata in ossequio alla libertà di opinione, pur col pieno diritto di poterla contestare e controbattere.

    E volendo proseguire ulteriormente il discorso, non si può fare a meno di pensare che detta linea di pensiero “rinunciataria1” abbia una delle sue radici nel “nichilismo” che per decenni è stato istillato da un certo versante politico, posto che vale di norma il principio che si raccoglie quello che si è seminato, salvo poi il trovarsi a versare tardive lacrime di coccodrillo, ovvero a “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati” perché non si può ricreare all’istante un sentimento nazionale, come lo spirito di identità e di appartenenza, non so se chiamarlo patriottismo, che va costruito nel tempo, con costanza e anche con misura per evitarne gli eccessi, facendone altresì comprendere la virtuosa importanza.

    Paolo B. 29.11.2015

  2. Caro Direttore, non ho nulla da obbiettare sulla tua dichiarazione d’amore nei confronti della Francia e ti confesso che mi riconosco abbastanza in questa tua posizione, anche se nella parte critica non fai menzione del ruolo discutibile che ha avuto la Francia in Indocina.
    Converrai con me, però, che la nostra prudenza è più che mai giustificata, dopo anche gli ultimi eventi e cioè l’abbattimento del bombardiere russo e della conseguente presa di posizione di Putin.
    La grande coalizione auspicata da tutti è al di là da avvenire, occorrerà tempo e impegno da parte di tutti i Paesi interessati, per farla decollare.
    Se vogliamo essere autocritici, dobbiamo rammaricarci di non essere protagonisti nella politica estera.
    Il nostro Ministro degli Esteri è totalmente assente, non fisicamente, ma nell’assumere iniziative incisive, sulla Libia e su tutte le questioni del Medio Oriente.
    Renzi ha preteso dall’Unione Europea il Ministero degli Esteri e non si sa che fine ha fatto la Mogherini.
    I nostri Parlamentari dovrebbero far sentire la loro voce.
    Un caro saluto.

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