giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La liberté vaincra
Pubblicato il 14-11-2015


Il bilancio tra morti e feriti dell’attacco rivendicato dall’ISIS a Parigi ammonta mentre scrivo a più di 328 persone. Sì, stiamo vivendo l’11 settembre europeo.
Filippo Turati disse: “L’integralismo è noi più l’oscurità, noi più l’equivoco”. La minaccia ha un padre straniero ed un madre nativa: il seme è un oscurantismo religioso, il grembo è l’ambiguità della nostra società. I mostri non sono alieni. È un’epoca buia, sorpresa dalla notte nei malintesi, nel sangue, che vede la crisi della democrazia come una crisi di significato. I valori democratici, preda facile del fondamentalismo violento, sono sfiniti dalla retorica e dalla paura. Di sfinimento in sfinimento, di paura in paura…voilà, siamo nell’era dell’insignificanza. Nuovo totalitarismo, come quello primitivo dell’ISIS. La società ha bisogno di una colonna di chiarezza e ragione. Oggi i parigini, i francesi tutti, sono in prima linea nella lotta contro l’oscurantismo. Noi ci sentiamo accanto a loro, stretti e vicini nella trincea che è chiamata ad essere pilastro della luminosità, per rispondere al terrore. È con questo messaggio che i giovani socialisti italiani hanno espresso la propria profonda solidarietà ai compagni francesi, che proprio oggi celebrano il congresso nazionale.
È un attacco a Parigi, all’Europa e alla libertà. Ci vogliono terrorizzati. E non è facile mantenere i nervi saldi e non sentirsi fragili. Ma il nostro compito è mostrargli che la democrazia, la libertà e la laicità hanno solidità a sufficienza per reagire con fermezza alla codardia del terrore. L’Unione Europea ha il dovere di unirsi alla rabbia dei Francesi e sprigionare, insieme, l’urlo di dolore di un’intera società, che oggi si sente offesa.
Non c’è tempo per leccarsi le ferite. C’è una norma, la c.d. clausola di solidarietà, che codifica l’esigenza che sentiamo di rispondere all’attacco subito da Parigi con l’unità richiamata anche dal presidente Hollande. Questa prevede che qualora uno Stato membro sia oggetto di un attacco terroristico e ne faccia richiesta, l’UE e gli Stati membri agiscano congiuntamente, mobilitando tutti gli strumenti di cui dispongono. Non è un meccanismo automatico e spetta alla volontà della Francia chiedere di attivarlo, comunicandolo alle istituzioni europee. Chi scrive non ritiene che l’Eliseo non disponga dei mezzi per rispondere autonomamente all’ISIS. Tuttavia, la risposta non deve essere esclusivamente nazionale proprio perché questo non è un attacco alla sola Francia, ma ad un’insieme di valori, liberté, egalité, fraternité, che lì hanno visto la luce, ma che hanno felicemente contaminato un’intera comunità, di cui è figlia la stessa Unione europea. Ed è dunque con compatta assertività che questi ideali vanno riaffermati e rafforzati. Perché non c’è dubbio che alla fine sarà la libertà a vincere contro l’oscurantismo e la sua violenza. La storia lo insegna. I popoli, spesso faticosamente, a volte lentamente, ma sempre hanno lottato e sconfitto gli integralismi e i totalitarismi a cui oggi siamo nuovamente costretti ad assistere. La liberté vaincra, ma dobbiamo fornire i mezzi per donare forza e solidità alla sua azione. Che non significa cedere all’odio: la pace e i valori democratici devono restare la stella polare della lunga notte che stiamo vivendo. La solidarietà internazionale, il socialismo e le sue radici non si nutrono di violenza, ma del comune sentire tra popoli. Quel grido che sentiamo nelle viscere è il cuore dell’internazionalismo. Quello stesso grido non ci porta alla reazione disperata che fu degli Stati Uniti, ma ad una risposta democratica e insieme ferma: usiamo la clausola di solidarietà per proteggere la popolazione europea e colpire chi ha tentato di metterne a repentaglio i valori fondanti. Ma non cediamo a nulla di più e lavoriamo per costruire un asse che in Medio Oriente possa essere il faro della democrazia araba e fronte unito contro l’oscurantismo.
Elisa Gambardella
Vice Segretario Nazionale FGS

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Commenti all'articolo
  1. Teniamo però presente la VIOLENZA che le parole della “marsigliese” esprimono e non facciamone un simbolo di pace. Noi non siamo per la GRANDEUR.
    Seppure anche il nostro inno nazionale non è da meno, anche se meno cruento, i francersi dovrebbero assumere un inno di pace. Francesi, inglesi e Belgi, nei confronti delle loro colonie non sono certo stati teneri, andando a depredarli. Noi abbiamo solo cercato il posto al sole ritendo che avremo avuto diritto ad un pezzo di terra la, dove altri avevano abusato. Sfortuna ed ignoranza ci pose di fronte Hailé Selassiè e la cultura di un grande stato quale fu l’Etiopia, molto diverso dai clan e dalle tribù libiche o del resto dell’Africa, dove i colonialisti imperavano.
    Questo non giustifica certo le azioni dei vari terrorismi islamici, imposti sempre in nome di ALLAH e mai in nome di un popolo che vuole riscattarsi!

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