venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Polonia ammaina
la bandiera europea
Pubblicato il 25-11-2015


BeataL’Alleanza della Sinistra Democratica, partito polacco d’ispirazione socialista, condanna l’affronto di Beata Szydło (nella foto), la premier del partito populista euroscettico Diritto e Giustizia. Il capo del governo di Varsavia, in piena polemica con Bruxelles, ha infatti disposto la rimozione delle bandiere dell’Unione Europea durante le dichiarazioni ufficiali dell’esecutivo.

Leszek Miller, primo ministro socialista dal 2001 al 2004, ha twittato sdegnato un’immagine risalente al giorno dell’ingresso della Polonia nell’Unione, quando egli stesso issò la bandiera a dodici stelle al fianco di quella nazionale. Ha poi ricordato che la bandiera dell’Europa unita è un simbolo che rappresenta i valori comuni dei suoi paesi, dicendosi deluso per questo nuovo colpo di scena. Inoltre, un comunicato del partito ha sottolineato come il comportamento del governo serva solo a “mettere in mostra campanilismi e a ridicolizzare il nostro paese sulla scena internazionale”.

Quello effettuato dai nuovi vertici polacchi è senz’altro un gesto insolente, volto a mostrare disprezzo nei confronti dell’Unione e soprattutto della politica di ripartizione dei migranti extracomunitari. Nonostante il valore simbolico della rimozione, in conferenza stampa la Szydło ha però rimbrottato che la Polonia è “un membro attivo dell’Unione Europea”.

Questa ambiguità perseguita dalla leader euroscettica è stata messa in risalto sia dalla sinistra socialista (dopo le ultime elezioni rimasta per la prima volta fuori dal parlamento) che da qualche europarlamentare.

L’ingresso della Polonia nell’Unione, 11 anni fa, ha infatti apportato notevoli benefici per il Paese, che ha finora ricevuto da Bruxelles aiuti e sovvenzioni per più di 270 miliardi di złoty (63 miliardi di euro). Probabilmente Varsavia non sarà disposta a rinunciare a tali fondi con la stessa facilità con cui ha rimosso le bandiere.

Giuseppe Guarino

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