giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La sinistra, il capitalismo e il fascino della destra
Pubblicato il 17-11-2015


Senza accorgercene, stiamo entrando nel postcapitalismo; lo sostiene Paul Mason, autore di “Postcapitalism. A Guide to aur Future”. Al cuore del cambiamento starebbe la rivoluzione digitale, che ha imposto nuove forme di funzionamento dell’economia.

Giornalista di sinistra, Mason sostiene che il capitalismo sta per transitare al “postcapitalismo”, per tre ordini di ragioni: innanzitutto, perché la rivoluzione informatica ha concorso ad aumentare le informazioni di cui possono disporre i singoli Paesi, per diminuire i costi di funzionamento del sistema produttivo e abbassare la quantità di forza lavoro occupata; in secondo luogo, perché gli esiti della rivoluzione digitale non possono essere “catturati” dal mercato capitalista, a vantaggio dei grandi monopoli; infine, perché il modo di produzione postcapitalista, fondato sulla libera proprietà dell’informazione, è originato dallo stesso capitalismo, come conseguenza del suo funzionamento, nello stesso modo in cui esso è nato dal feudalesimo.

Sono molti coloro che si chiedono se le tesi di Mason abbiano un senso per essere sostenute, o se invece siano solo un sogno utopistico. Alcuni osservano che egli, sostenendo che il neoliberismo è riuscito ad imporsi nei confronti delle vecchie idee del capitalismo e, in particolare, nei confronti dei suoi vecchi metodi di gestione della forza lavoro, di fatto mette solo in evidenza il fallimento delle sinistre che pretendevano di governare il funzionamento dell’economia; esse non sarebbero riuscite ad evitare che il mercato distruggesse ogni pretesa di pianificazione, che l’individualismo sostituisse ogni forma di solidarietà e che, con il miglioramento delle condizioni di vita di tutti, la lotta di classe si affievolisse.

Mason, tuttavia, sostiene che, indipendentemente dalla crisi delle sinistre, la transizione al postcapitalismo offrirà delle ottime alternative ai presunti successi conseguiti dal neoliberismo. La forza lavoro – egli sostiene – potrà anche risultare sconfitta, ma alcune tendenze intrinseche alla transizione del capitalismo nel postcapitalismo, potranno favorire l’avvento di una migliore, più libera e equa società, senza alcun bisogno della lotta di classe. Non si tratterà di una società socialista o comunista, ma di una società, dotata di caratteristiche proprie: l’automazione del processo produttivo diminuirà il fabbisogno di forza lavoro, mentre la rivoluzione digitale varrà ad impedire che il libero mercato possa continuare ad essere l’istituzione per la determinazione dei prezzi di tutti i beni scambiati. Ciò, per via del fatto che il mercato capitalistico opera con riferimento alla dimensione della scarsità dei beni, mentre la maggiore informazione a disposizione concorrerà, nel postcapitalismo, ad attenuarla.

Più pregnanti sono le osservazioni critiche portate all’analisi di Mason dai marxisti ortodossi. A loro parere, Mason, definendo il neoliberismo in termini di capitalismo finanziario, sostiene che il modo di produzione capitalistico avrebbe esaurito le sue capacità di promuovere un ulteriore sviluppo; in un’organizzazione del sistema economico, in cui con la moneta sono soddisfatti tutti gli stati di bisogno della vita, i capitalisti si assicurerebbero la forza lavoro e le materie prime al più basso costo, grazie all’avvento delle tecnologie informatiche. La crisi del 2007/2008, secondo Mason – affermano i critici marxisti – sarebbe stata per il capitalismo finanziario un punto di svolta, in quanto avrebbe comportato la sua inadeguatezza nell’assicurare condizioni di stabilità al funzionamento del sistema economico; inoltre, da allora, lo sviluppo economico avrebbe subito un rallentamento, associato alla crescita delle ineguaglianze sociali.

Malgrado la crisi, però, il valore del capitale, sempre secondo Mason, sarebbe aumentato, perché i maggiori profitti conseguiti dai capitalisti sarebbero stati investiti in nuove tecniche di produzione con cui sarebbe stata migliorata la produttività del capitale. Ciò avrebbe consentito di aumentare la quantità prodotta per unità di tempo, ma contemporaneamente si sarebbe verificata una diminuzione del valore dei beni prodotti, in quanto incorporanti una minor quantità di tempo-lavoro; la contrazione, nel medio-lungo periodo, avrebbe determinato una diminuzione del tasso di profitto e con essa la crisi economica, a causa della diminuzione del valore dei beni prodotti, originata dall’aumento della produttività del capitale. Questo esito, in realtà, come Marx ha evidenziato, affermano i marxisti critici, è stato determinato dal fatto che il processo del capitalismo finanziario è caratterizzato da un’espulsione di quote crescenti di forza lavoro dalla produzione, con la conseguenza, esiziale per il capitalismo, di annullare la sorgente dei maggiori profitti: è solo il potere d’acquisto della forza lavoro che consente un aumento dei profitti e non, come sostiene Mason, la minor quantità di tempo-lavoro incorporato nei beni prodotti, a causa dell’aumentata produttività del capitale.

La transizione dal capitalismo finanziario al postcapitalismo, secondo Mason, sarà determinato, oltre che dalla necessità di uscire dalla crisi, anche dall’uso libero delle idee e della conoscenza, sotto la spinta di popoli più informati e interconnessi tra loro per via della rivoluzione digitale; tuttavia, Mason riconosce che ci vorrà del tempo e, soprattutto, che ci vorranno riforme politiche e sociali, per realizzare istituzioni alternative alla primazia del mercato capitalistico. Se il processo di transizione fosse impedito o ostacolato e venisse preclusa la formazione di un’economia più conforme agli stati di bisogno esistenziali dei popoli e, quel che più conta, la formazione di società nelle quali siano rimosse le disuguaglianze distributive e risolti tutti i problemi posti dal fenomeno migratorio, il mondo sarebbe destinato a cadere in uno stato di caos profondo.

Giustamente, Ennio Caretto, in una recensione di “Postcapitalism” apparsa su “La Lettura”, il tabloid del “Corriere”, osserva che “più che una guida a un’età in cui il capitale non sarebbe più dominante, il libro [di Mason] è una sorta di manifesto per la sinistra europea che non ha saputo opporsi costruttivamente al neoliberismo”; un manifesto, cioè, che dovrebbe suggerire alle sinistre riformiste le iniziative che maggiormente potrebbero favorire la transizione al postcapitalismo.

Più che l’indicazione di una possibile linea di azione futura per le forze riformiste, le idee di Mason esprimono perciò solo la speranza e il desiderio che i disagi delle economie capitaliste possano essere superati da un ipotetico postcapitalismo, autorealizzantesi per via delle forze impersonali originate dalla rivoluzione provocata dalle tecnologie informatiche. In realtà, la sinistra ha bisogno di ben altro che un messaggio di speranza; ha bisogno, cioè, non solo dell’invito a riflettere sulla necessità di realizzare riforme utili alla transizione, ma anche della disponibilità di una strategia per governare l’evoluzione del sistema economico, in funzione di una configurazione del sistema sociale che non sia solo quella plasmata dalle forze spontanee espresse dalla rivoluzione informatica. Fatto, questo, che potrà concretizzarsi solo se la sinistra si affrancherà dalla posizione, assunta con l’avvento del neoliberismo, di “cinghia di trasmissione” delle scelte della destra.

Gianfranco Sabattini

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