martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nella Villa di Augusto la vita dopo l’eruzione di Pompei
Pubblicato il 09-11-2015


Villa di Augusto 2 orizzIl Monte Somma vegliava pacificamente su Pompei addormentata, ma la fatidica notte del 24 ottobre del 79 vomitò tutto il magma compresso nelle sue viscere e un’enorme massa di cenere e lapilli si distese come una coltre sulla città, tornata in epoca moderna a nuova vita con milioni di visitatori cosmopoliti.

Poco più a nord, a Somma Vesuviana in località Starza della Regina, i lavori di scavo iniziati nel 2002 stanno facendo emergere un complesso architettonico che competerà con l’eterna Pompei. È la cosiddetta Villa di Augusto portata alla luce dagli archeologi dell’Università di Tokio diretti dal prof. Masanori Aoyagi su progetto del prof. Antonio De Simone, anni dopo il rinvenimento casuale di strutture murarie durante lavori agricoli intorno al 1930.

Villa di Augusto 2 (2)Si tratta di un edificio romano della prima età imperiale, che nel tempo ha cambiato carattere e funzione, fino all’eruzione vesuviana del 472 che lo seppellì. Lo stile monumentale e le decorazioni di statue, mosaici, affreschi e stucchi hanno fatto ritenere trattarsi della residenza dove visse gli ultimi anni e morì Ottaviano Augusto, la cui salma, scrive Tacito negli Annali, sia stata omaggiata “apud urbem Nolam” dal successore Tiberio. Tuttavia, la datazione della fondazione sembra smentire tale ipotesi.

I 2000 mq di superficie per 15 m di altezza attualmente visibili comprendono una grande sala con un colonnato, nicchie con statue, Villa di Augustoun’arcata sorretta da pilastri, una parete decorata con temi bacchici; tra i reperti una figura femminile e un Dioniso giovane cinto di alloro con un cucciolo di pantera in braccio, i cui originali sono custoditi nel Museo Archeologico di Nola. Una piccola aula esibisce nell’abside un fregio di Nereidi e Tritoni e un’altra attigua ha il pavimento decorato a mosaico con motivi geometrici e delfini. Lungo il terrapieno che dovrebbe prospettare sul parco-giardino è situata la cella vinaria con i dolia per il vino interrati, testimonianza di una fase tarda di attività agricola, che produceva oltre 100.000 litri di vino; sono presenti tracce di una macina per grano e un forno. La Villa è stata riconosciuta Bene nazionale di interesse archeologico.

L’apertura straordinaria ai giornalisti italiani e stranieri il 24 ottobre, guidata da un entusiasta professor De Simone, ha costituito uno dei 280 eventi offerti a un pubblico eterogeneo nella Settimana del Pianeta Terra, che si è svolta dal 18 al 25 ottobre in tutta Italia, dai ghiacciai del Monte Rosa al pranzo geologico sulle Dolomiti, dal mondo sotterraneo della Maiella alle miniere romane di Funtana Raminosa in Sardegna, dal villaggio saraceno di Matera all’orto ipogeo di Napoli, dai fossili del Cilento al “sentiero dorato” del castello di Matilde di Canossa, dai laboratori del mondo della ricerca ai musei di Scienze della Terra. Ideata dai docenti Silvio Seno dell’Università di Pavia e Rodolfo Coccioni dell’Università di Urbino per la promozione delle Geoscienze, dopo questa terza edizione si evolverà nel Festival Europeo delle Geoscienze, “perché la cultura produce lavoro, ed è straordinaria la ricchezza geologica dell’Italia” sostengono i due geologi fondatori.

Nella serata la Villa ritrova la sua anima antica in uno spettacolo di luci, musica e danza che rivisita la storia delle genti vesuviane dei primi secoli fino all’eruzione del 472 nota come “eruzione Villa di Augusto 3 (1)di Pollena”, a conclusione di una giornata in cui il momento più evocativo si è vissuto durante l’escursione al complesso vulcanico vesuviano lungo il fiume di lava del 1944 colonizzato dai licheni, fino ai piedi della vetta più antica dal cui cratere eruttò il magma che decretò la fine di Pompei, quel Monte Somma oggi verde di castagni e ontani napoletani, il cui collasso dopo l’eruzione spostò sul Vesuvio il nuovo cono eruttivo. Tra l’antico e il nuovo cratere, si increspano le acque del golfo di Napoli fasciato dalla luce calante del crepuscolo.

Tania Turnaturi

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