domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Laicità a scuola:
antidoto di ogni integralismo
Pubblicato il 30-11-2015


“Dal processo vaticano a Nuzzi e Fittipaldi, al linciaggio mediatico contro il Dirigente Scolastico che ha tolto il crocifisso dalle aule e proposto festeggiamenti non confessionali per il fine anno. Un nuovo clima di “caccia alle streghe”?”

Mentre un popolo come quello francese si unisce – emotivamente ed idealmente – attorno al canto della Marsigliese ed alla strenua difesa della laicità dello Stato e delle istituzioni come patto di convivenza civile – patto che garantisce il libero pensiero e la libertà di culto ,nella cornice inviolabile del libero arbitrio e dei principi della democrazia liberale – in Italia si torna a respirare un clima da Medioevo.
Non bastava il processo vaticano ai giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, la cui “colpa” altro non può essere che quella di fare in maniera impeccabile il proprio mestiere di inchiesta, disvelando nei loro libri i torbidi scandali del Vatileaks….
Oggi questo clima inquisitorio si arricchisce di un nuovo elemento. E rimane l’amaro in bocca mentre si apprende che il dirigente scolastico di Rozzano Marco Parma, dopo le polemiche, sia stato o si sia sentito spinto a rassegnare le dimissioni dal proprio incarico.

Qual è, o meglio quale sarebbe, in questo caso la sua “colpa”? Presto detto: quella di avere rimosso da alcune aule scolastiche il crocifisso e di avere proposto di sostituire la recita natalizia (con canti religiosi ) con una più inclusiva e laica festa di fine anno. Tanto basta perché si scateni una “caccia alle streghe” mediatica, una condanna morale senza appello. E se – poco sobriamente – Salvini arriva a definire questa iniziativa e quelle che egli considera come “cancellazione delle tradizioni” alla stregua di “un favore ai terroristi”, a sinistra segue un muto silenzio. Accompagnato semmai dalle prevedibili condanne dei soliti cattolici di sinistra.
Il premier Renzi ci mette il carico da novanta. Ed in una intervista a”Il Corriere della Sera” dice che quel Preside “provoca o sbaglia”.
Il Ministro Alfano si lancia nella richiesta che un presepe venga fatto in ogni Prefettura.

Il giornale dei Vescovi “Avvenire” suona la carica e titola: “L’esclusione di Gesù dalla scuola: una misera caricatura della laicità”.
Da più parti riecheggia il richiamo alla “tradizione”, ma appare retorico e poco persuasivo. Infatti non si può far coincidere le radici dell’Italia e la sua identità unicamente con la religione cattolica. Impossibile certo negarne l’influenza storica e culturale. E non si vuole qui mancare di rispetto verso una confessione religiosa in cui molti italiani si riconoscono. Ma una democrazia a differenza di una “teocrazia” ha radici plurali e polisemiche. Nelle radici italiane c’è anche il risorgimento, l’illuminismo, la cultura liberale e repubblicana, quella socialista, quella marxista. Vi è il contributo dei protestanti e di culti minoritari. Ognuno può liberamente sentirsi italiano scegliendo in quale o quali pezzi di tradizione riconoscersi. O può ugualmente “diventare” italiano guadagnandosi la cittadinanza, rispettando le nostre leggi e recando con sé un proprio bagaglio antropologico e culturale. La reductio ad unum è un gesto drastico, autoritario, da rigettare.
E’ mai possibile che mentre la Francia (pluralista e cosmopolita) oppone all’integralismo ed al fondamentalismo religioso la piena laicità delle istituzioni (proponendo tra l’altro una specifica “carta della laicità per le scuole pubbliche”) e la difesa dei diritti civili, da noi avvenga il contrario?
Davvero qualcuno inopinatamente pensa che ci si possa opporre alla barbarie del fondamentalismo islamico brandendo impropriamente il crocifisso come in un B-Movie Horror degli anni ’80?

Questo sì che sarebbe un regalo ai terroristi. Scendere sul loro terreno elettivo, quello arcaico e primitivo della guerra di religione. Se di guerra si tratta (e per me è tale e non vanno usati eufemismi), è un conflitto di civiltà. Come ha ricordato il presidente socialista Hollande.
E allora cosa dovrebbero fare e dire i laici del nostro Paese, per uscire da un troppo prolungato letargo?

Innanzitutto occorre smetterla di parlare di Stato e Chiesa, ma semmai di chiese e culti “al plurale”. Visto che la Religione Cattolica non è più religione di Stato, anche se mantiene un preponderante e soverchiante monopolio mediatico. E occorrerebbe riflettere sul fatto che – oltre alla presenza di diversi culti minoritari – siamo anche un Paese di atei, agnostici, increduli, razionalisti. Come dimostrato dai rapporti sulla secolarizzazione della nostra società nemmeno l’”effetto Bergoglio” riesce ad arginare il processo in atto. Viviamo in una società sempre più secolarizzata, dove aumentano i matrimoni civili e calano liturgie religiose e battesimi.

Nonostante questo la politica non fa un passo in avanti. Resta al palo. Si inventano impronunciabili acronimi, pur di non approvare il matrimonio egualitario. La ricerca scientifica incontra mille limiti e mille difficoltà e l’eutanasia resta un tabù impronunciabile.

Ma togliere un crocifisso da una aula scolastica desta scandalo e orrore. Nel totale rispetto per il simbolo della croce, icona cristiana pregna di significati, occorre ricordare che viviamo in uno Stato che si vuole laico. Chi si riconosce nella croce ed in ciò che rappresenta, per libera scelta e libera professione di fede, non deve provare l’esigenza di imporne alla collettività l’ostensione, in luoghi che dovrebbero essere “neutri”. A garanzia del pluralismo di pensiero e di culto. Si rende quindi necessario che si effettui una battaglia culturale vigorosa affinché i crocifissi non vengano affissi nelle sedi istituzionali e pubbliche come Scuole Statali, Tribunali, Asl ed Ospedali Pubblici. Le aule istituzionali debbono avere come emblema il tricolore, la bandiera europea, semmai la foto del Presidente della Repubblica. Non icone religiose di parte. Ed occorre, tra le altre, rilanciare una battaglia affinché l’ora di insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche (con insegnanti scelti dalla curia e pagati dai contribuenti) venga presto abolita. Abolita e sostituita dall’insegnamento della storia delle religioni e del pensiero ateo, agnostico, aconfessionale. Una disciplina con un taglio scientifico ed epistemologico, che proponga un approfondimento storico, geografico, antropologico e culturale in luogo di un superato impianto fideistico e confessionale.

Contemporaneamente occorre non essere timidi nel difendere i valori liberali delle democrazie occidentali e pretendere che venga realmente imposto il divieto al burqua integrale ed al niqab. Intesi come coperture che celano l’identità dell’individuo, ma allo stesso tempo come segni e simboli esteriorizzati di una interpretazione oscurantista del dogma religioso.

Fabio Ruta

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Commenti all'articolo
  1. Devo aggiornare il mio intervento, poiché quando l’ho scritto non era ancora nota la smentita del Dirigente Scolastico Marco Parma. Il quale sostiene di non avere affatto rimosso crocifissi dalle aule e tantomeno cancellato feste Natalizie. Secondo la sua recente versione si sarebbe limitato a non accogliere la richiesta di due mamme che volevano recarsi a scuola per insegnare canti religiosi ai bambini. Sarebbe bastato così poco per scatenare un putiferio politico mediatico incredibile. Ricordiamo tra le altre reazioni un articolo infuocato del quotidiano dei vescovi “Avvenire”, il quale titolava: “L’esclusione di Gesù dalla scuola: una misera caricatura della laicità”. Oltre al paradosso notevole dell’organo delle gerarchie ecclesiastiche, che si pone quasi a custodia della vera “laicità”, abbiamo dovuto registrare una reazione infuocata del Premier Renzi. Il “corriere della sera ” riferisce che secondo Renzi quel Preside “provoca o sbaglia”. Per non parlare delle prevedibili crociate della destra e della Lega. Il Ministro Alfano arriva addirittura a proporre che venga fatto un presepe in ogni prefettura. Pagine e pagine di quotidiani, aperture dei telegiornali su questa vicenda. Ma nessuno che si sia premurato di ascoltare la voce dell’associazionismo laico. Ci tocca subire la litania che vorrebbe “minacciate” le nostre “tradizioni”. Come se quella cattolica – di cui nessuno mette in discussione l’influenza – sia l’unica radice culturale e tradizionale della storia d’Italia. Come se in essa non fossero presenti anche radici risorgimentali, illuministe, liberali, repubblicane, azioniste, socialiste, marxiste. Come se quella Cattolica fosse ancora religion di Stato e non fossero presenti altri culti, credenze, fedi. Come se atei, agnostici, razionalisti, ma anche credenti di culti diversi da quello cattolico, fossero insomma “cittadini di serie b”. Questo è del tutto inaccettabile. Ed avviene anche nella totale indifferenza e sordità delle forze politiche che tradizionalmente dovrebbero essere più sensibili alla difesa della laicità dello Stato e delle sue Istituzioni. Alla laicità della pubblica istruzione. Dovremmo prendere esempio da un Paese realmente pluralista e democratico come la Francia, che ha approvato una “carta della laicità” rivolta alle scuole. Invece oggi – noi laici – ci sentiamo come “stranieri in Patria”. Demonizzati, ostracizzati, silenziati.

  2. Il nostro Paese, per molti versi, E’ ancora uno stato confessionale, ma soprattutto c’è molta confusione di competenze, opinioni, orientamenti.Un Ministro dell’Interno che ‘esorta’ le prefetture a fare il presepe, ha diritto di farlo? Non dovrebbe essere il Ministro di tutti? C’è un opportunismo miope e dilagante, e un pasticcio tra spiritualità e potere religioso,

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