sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’arte sui muri
in un ex manicomio
Pubblicato il 16-11-2015


Caleidoscopio. La street art cambia volto all’ex manicomio Santa Maria della Pietà

Luis Gomez - Le voci degli amanti

Luis Gomez – Le voci degli amanti

Chi da piccolo non è rimasto d’incanto davanti alla magia di un caleidoscopio? Pochi frammenti di specchi e vetri colorati che si riflettono e mutano in forme sempre nuove e luminose. Gli artisti di ‘Muracci Nostri’ hanno voluto fare questo nel parco dell’ex Manicomio di Santa Maria della Pietà a Roma, regalare agli spettatori un modo nuovo di vedere le cose. Caleidoscopio letteralmente vuol dire vedere bello (kalos, bello; eidos, forma; scopeo, osservo) e vedere il bello in un ex manicomio non è impresa semplice. Il progetto è in divenire e finora ventotto artisti hanno dipinto su più di trenta muri in tre mesi. Come ha sottolineato Maurizio Mequio, a cui si deve l’idea di Caleidoscopio: “L’intento è quello di voltare pagina in un posto segnato dalle sofferenze e di farlo attraverso l’arte”.
L’arte ha il potere di cambiare le cose perché l’arte non è sempre e solo un oggetto, è prima di tutto un’idea espressa dalle persone che l’hanno prodotta. Chi ha dipinto questi muri ha voluto manifestare l’idea di un cambiamento e ha parlato a nome di una collettività. “Ciò a cui eravamo interessati era aprire una modalità alternativa di fare arte […] che avesse un impatto sulla comunità, sul territorio, ma sempre in maniera condivisa. Luis Gomez per il suo intervento ha lavorato insieme agli utenti del Centro diurno per pazienti psichiatrici Bambù e alla Comunità per disabili psichici Fuori dal tunnel. Ha fatto con loro diversi incontri, ha operato in maniera interattiva con i ragazzi […]. Monica Pirone ha lavorato insieme a una comunità che accoglie un progetto relativo ad alcuni ragazzi dell’Istituto penitenziario minorile”.

Carlo Lommi

Carlo Lommi – Mare Meum

Il muro di un edificio è un supporto particolare per un artista; l’atto di fissare su una parete la propria idea e il proprio sentire viene amplificato dalla relazione con i passanti. Gli “spettatori” della street art non pagano un biglietto per vedere una mostra, la street art ha un’eco tutta sua e si riflette nel sentire comune. È un’arte utile e bella, dove le parole utile e bello combaciano. È bella perché dona bellezza, e in questo caso la dona a un posto che aveva bisogno di prendere le distanze da un passato sofferto. Prendere le distanze per vedere bene e andare avanti, per riflettere e non per far finta di nulla, per usare ancora le parole di Mequio. È utile perché la bellezza di questo parco è utile in sé, regala benessere e condivisione al di là della fama dell’artista.

Il coro di mani che ha dato voce al progetto include persone dai 14 ai 77 anni; un’arte ispirata a Goya, Schifano, Sofocle, Bacon, Merini. Tra loro artisti già noti hanno lavorato al fianco di persone che dell’arte hanno colto l’essenza comunicativa e il potere del cambiamento. Perché non c’è modo migliore di cambiare “aria” in un luogo se non quello di iniziare dalla sua struttura, dalle fondamenta, dai suoi muri.

Valentina Correr

Caleidoscopio. La street art cambia volto all’ex manicomio Santa Maria della Pietà. In collaborazione con Museo della Mente e ASL Roma E.
Dal 14 novembre 2015 – Piazza Santa Maria della Pietà, 5 (Roma)
Ingresso Libero
Tra gli autori: Gomez, Jerico, Atoche, X, Sgarbi, Roncaccia, Loiodice, Lommi, Durelli, Beetroot, Gore, Chew Z, Alvarez, Lus57, Cutrone, Russo, Farinacci, Pirone, Kenji, Zinni, Lenzi, Fast, poeta del nulla, Carpino, Sbardone, Sabellico, Carletti, Leone, Mobydick, Pino Volpino, Giuliacci, i Pat.

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