lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Latte. La ‘guerra’ a Lactalis si sposta nei supermarket
Pubblicato il 09-11-2015


quote latteContinua la guerra del latte, o per meglio dire la guerra dei produttori italiani contro la multinazionale francese Lactalis che ha deciso di imporre, forte della sua posizione di dominio assoluto dei mercati, un prezzo di acquisto ben al di sotto dei costo di produzione nelle stalle.
“La protesta della Coldiretti – interviene il parlamentare socialista Oreste Pastorelli – impone una seria riflessione circa la situazione di mercato insostenibile che ogni giorno vivono gli allevatori italiani.


Continua la guerra del latte, o per meglio dire la guerra dei produttori italiani contro la multinazionale francese Lactalis – proprietaria dei grandi marchi nazionali Parmalat, Galbani, Invernizzi e Locatelli – che ha deciso di imporre, forte della sua posizione di dominio assoluto dei mercati, un prezzo di acquisto ben al di sotto dei costo di produzione nelle stalle. Una guerra sporca perché come denunciano gli allevatori della Col diretti, “gli industriali che sottopagano il latte italiano al di sotto dei costi di produzione sono gli stessi che hanno tentato il colpo di mano per chiedere il via libera all’uso della polvere di latte nei formaggi e yogurt Made in Italy”. Continua dunque l’assedio con mucche e trattori degli allevatori, provenienti da diverse regioni, alla sede italiana della multinazionale.

A Ospidaletto Lodigiano il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo, da un palco improvvisato davanti agli stabilimenti Lactalis, ha annunciato che da domani entrerà con i suoi allevatori nei supermercati delle principali città italiane per spiegare la situazione in cui versano le stalle italiane e la differenza tra vero e finto Made in Italy. Il latte – è la denuncia di Coldiretti – viene sottopagato a 34 centesimi al litro nonostante i costi di produzione siano in media compresi tra i 38 ed i 41 centesimi al litro in Lombardia secondo lo studio ufficiale realizzato in riferimento alla legge 91 del luglio che impone che il prezzo del latte alla stalla debba commisurarsi ai costi medi di produzione”.
Dall’altra parte Lactalis informa che “è stata costretta – suo malgrado – a sospendere il ritiro del latte ad alcune stalle conferenti al termine del secondo giorno di blocco del magazzino di distribuzione di Ospidaletto Lodigiano. La produzione di formaggi freschissimi, infatti non consente oltre una giornata di stock di prodotto. Oggi, terzo giorno del blocco, è stato necessario ridurre la produzione degli stabilimenti, e, di conseguenza, diminuire del 7% la raccolta del fabbisogno giornaliero di latte, limitando al minimo il disagio per i propri conferenti latte. Qualora il blocco del magazzino di distribuzione si dovesse protrarre – conclude la nota – Gruppo Lactalis Italia sarà costretta a ridurre progressivamente la produzione di formaggi freschi e, di conseguenza, la raccolta del latte”. Insomma se continuerà l’assedio, la multinazionale strozzerà le aziende produttrici che a loro volta, ovviamente, fermeranno la produzione e a questo punto a rimetterci saranno anche i lavoratori. La minaccia è chiara e potrebbe convincere il Governo ha occuparsi con più decisione della faccenda. L’altro giorno il ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina, aveva espresso parole di comprensione per i produttori italiani e oggi c’è stato un passo concreto per sostenere il settore con un fondo da 55 milioni di euro per “sostenere la liquidità, la ristrutturazione dei debiti e gli investimenti degli allevatori italiani”.

Il nodo vero è che “con un chilo di polvere di latte, che costa sul mercato internazionale 2 euro – spiega Coldiretti – è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti confezioni di yogurt” che però hanno tutti “lo stesso identico sapore perché viene a mancare quella distintività che viene solo dal latte fresco dei diversi territori”.

“La protesta della Coldiretti – interviene il parlamentare socialista Oreste Pastorelli – impone una seria riflessione circa la situazione di mercato insostenibile che ogni giorno vivono gli allevatori italiani. Prima la diffida Ue sul divieto di utilizzo di latte in polvere, che mi ha spinto a presentare una mozione che impegna il Governo a resistere a tale imposizione, poi negli ultimi mesi il calo del 20% del prezzo latte rispetto al 2014, mentre i prezzi al consumo restavano invariati. Ora, invece, una multinazionale straniera impone unilateralmente agli allevatori le proprie condizioni facendosi beffa delle direttive nazionali. Tutto ciò è francamente inaccettabile. Il made in Italy va salvaguardato con forza, non osteggiato. Occorre dunque verificare con urgenza l’esistenza di comportamenti scorretti nel pagamento del latte che hanno già causato la chiusura di migliaia di stalle. Tutto il mio sostegno, dunque – conclude Pastorelli – a tutte le iniziative in favore dei nostri allevatori”.

Ma sull’intera faccenda potrebbe intervenire l’Autorità per la concorrenza perché ci sono tutte le premesse per citare Lactalis per posizione dominante e costringerla a dimettere alcune delle tante aziende a favore della concorrenza. La società francese è una multinazionale non quotata in borsa controllata dalla famiglia Besnier, una delle più ricche d’Europa. È suo il monopolio del latte e dei suoi derivati in Italia ed è anche il primo gruppo europeo. E non ha neppure la un’immagine bianca come il latte che vende perché è stato già beccata in Francia per attività illecite e anche in Italia è finita sotto indagine per trasferimento illegale di capitali tra Parmalat e altre società estere del gruppo.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento