domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LEGGE DI (IN)STABILITA’
Pubblicato il 02-11-2015


Renzi_Merkel_Padoan_ShaubleLa legge di stabilità messa sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici del Servizio Bilancio di Camera e Senato che chiedono chiarimenti su diversi punti, a cominciare dalla abolizione della Tasi. Nel dossier del Servizio Bilancio si legge infatti che l’aumento della dotazione del Fondo di solidarietà comunale in sostituzione del gettito Tasi per le prime case, e di quello Imu per i terreni agricoli, previsto della legge di Stabilità, “limita la possibilità di manovra dei Comuni”. In sostanza si rischia di strozzarli. Nel dossier di parla anche di sanità e del canone Rai agganciato nella bolletta elettrica. I tagli su sanità il cui “ulteriore decremento” nel 2016, già ridotti quest’anno rispetto a quanto previsto in origine, “potrebbe creare tensioni lungo tale linea di finanziamento”. Per i tecnici, però “la dotazione del Fondo sanitario nazionale crescerà di circa 1,3 miliardi rispetto al 2015 e che la centralizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi dovrebbe consentire la razionalizzazione di tale voce di spesa, facilitando il conseguimento di risparmi”.

Sulle pensioni, in particolare sulla possibilità di accedere a un part-time per i lavoratori che maturino i requisiti per la pensione entro il 2018, dal dossier non arrivano richiami, ma una stima di quel che potrebbe essere l’impatto: “A titolo meramente informativo, si segnala che, sulla base di una retribuzione lorda ai fini previdenziali di 24.000 euro e di un part-time al 50%, il beneficio potrebbe riguardare circa 30.000 lavoratori, nell’anno di massima esposizione finanziaria e con utilizzo per l’intero anno della misura”. Sui contratti della Pa che hanno fatto arrabbiare i sindacati, per i tecnici sarebbe opportuno indicare “l’importo pro capite” degli aumenti seguenti la sentenza della Consulta, che per i rappresentanti dei lavoratori sono solo una “mancia”. Insomma sono diversi i capitoli coinvolti dai i rilievi dei tecnici. Come quello sul contante per il quale i tecnici sottolineano che si sono “reiterati interventi nel breve periodo” procedendo “in direzioni talvolta contrapposte” aggiungendo che “in assenza di valutazioni specifiche nella relazione tecnica in merito all’impatto finanziario della misura non appare allo stato possibile formulare valutazioni precise e fondate su analisi univoche ed incontrovertibili in merito alle conseguenze della misura in esame sui saldi di finanza pubblica”.

Altro punto caldo i tagli alle regioni su cui si chiede di valutare se i margini sono praticabili. “Sarebbe utile una valutazione del Governo in merito alla effettiva praticabilità” dei tagli alle Regioni cui vengono chiesti “nel triennio 2017-2019 complessivamente nuovi risparmi per oltre 17 miliardi”. Scrivono i tecnici di Camera e Senato sottolineando i margini “ristretti” visto che non vanno inclusi le risorse della sanità. I tecnici del servizio Bilancio ricordano che già con il decreto Irpef dello scorso anno, “i cui effetti non sembrano venuti meno”, si è chiesto “un contributo” alle Regioni, cui si sommeranno “gli ulteriori risparmi di spesa che dovrebbero discendere dall’applicazione per le regioni della regola del pareggio di bilancio”.

Per il segretario generale della Cgil, la legge di stabilità “favorisce chi ha di più e crea difficoltà alle persone che hanno necessità”. Camusso ha citato come esempi “l’ennesimo taglio” a patronati e Caf e la possibilità di pagare gli affitti in nero. Una manovra che “non è espansiva” e potrebbe diventarlo solo se il Parlamento intervenisse su “quello che manca: occupazione giovanile, Sud e pensioni”. Ha sottolineato il segretario generale della Cgil,
in audizione in Commissione Bilancio del Senato: “Non vediamo elementi per l’occupazione giovanile – ha detto – e l’assenza di un cambiamento della legge Fornero è un ulteriore rallentamento rispetto alla possibilità di dare ipotesi di occupazione e di turnover per i giovani”. Negativi anche i giudizi della Uil per la quale “l’aspetto più negativo” e “gravissimo” della manovra è il finanziamento, “risibile”, per i contratti P.A., pari a 8 euro al mese lordi. Per il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy, si tratta, così come ha evidenziato in Commissione, di “una scelta in palese violazione della sentenza della Consulta”. “Uno Stato che non si preoccupa dei propri lavoratori è uno Stato che non crede nel lavoro dei propri dipendenti”, ha aggiunto, calcolando che dal 2009 al 2015 i pubblici dipendenti hanno perso da 1.424 a 2.075 euro annui. “La Uil – ha detto ancora – chiede al Parlamento di eliminare i tagli a Caf e patronati, importanti strumenti al servizio della comunità, semplicemente i primi a subirne le conseguenze sarebbero i cittadini più fragili e disagiati”. I tagli previsti dalla manovra sono giudicati “ingiustificati e inaccettabili”.

Preoccupazione arriva anche dalle Regioni perché “come rilevato dagli stessi tecnici del Senato i tagli 2017, 2018 e 2019” si rischia “di determinare forti criticità per la sopravvivenza stessa del sistema regionale”. Lo ha affermato il presidente della Conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino, al termine della riunione dei governatori sulla legge di stabilità.  “Chiederemo – ha detto Chaimparino – al presidente del Consiglio, Matteo Renzi un tavolo per poter affrontare la questione della spesa sull’extra-sanità di 2,2 miliardi di euro, solo per le Regioni a statuto ordinario, che credo sia possibile gestire a condizione però che ci sia una disponibilità del Governo sull’ottimizzazione di alcuni flussi  finanziari”.  La richiesta di un incontro con il governo arriva anche  dal presidente dellAnci, Piero Fassino, che ha scritto a tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato.

Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi la legge di stabilità “appare positiva negli impieghi, ma presenta alcune criticità nel reperimento delle risorse. Per Squinzi “i grandi assenti della manovra sono la ricerca e innovazione e il Mezzogiorno”. “Se l’obiettivo è ridurre il divario di crescita con il resto del Paese, l’accelerazione della spesa cofinanziata da fondi strutturali, su cui punta il Governo, appare del tutto insufficiente”. Questa “andrebbe integrata con altri strumenti, come il credito da imposta, in grado di sostenere la componente privata degli investimenti”. Dalla minoranza del Pd arrivano le preoccupazioni espresse dal senatore Federico Fornaro secondo il quale la legge di stabilità “nasconde il rischio concreto di tagli rilevanti e insostenibili per la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale. Dal momento che la sanità rappresenta circa l’80% dei bilanci delle regioni, esiste il concreto rischio che sulla sanità pubblica si abbatta la scure di un taglio di oltre 3 miliardi di euro nel 2017 e di oltre 4 miliardi nel 2018. Al netto del giusto recupero di efficienza e di lotta agli sprechi, una riduzione di risorse di queste dimensioni metterebbe seriamente in discussione il futuro della sanità pubblica”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Vedo molta confusione sotto il cielo delle Istituzioni e un addensarsi di nuvole scure sulla manovra di stabilità contestata in alcune parti anche dalla Corte dei Conti in ordine a pensioni e Pubblica Amministrazione. Qualche cosa non quadra: Fassino, successore di Chiamparino e sindaco di Torino (boia che rima ho fatto!!), nonché Presidente dell’ANCI, si dichiara soddisfatto perché la legge di Stabilità non costringe i Comuni ad avviare manovre fiscali particolari; Chiamparino, presidente della Regione Piemonte e già sindaco di Torino prima di Fassino (davvero bravo a ripetere una rima alternativa alla prima !!) e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, molto correttamente palesa le difficoltà in cui si troverebbero le Regioni con l’applicazione della legge; Renzi, impegnato a dimostrare l’esigenza di cambiare marcia nell’amministrazione della cosa pubblica e contemporaneamente a rimodellare a sua immagine e somiglianza il PD romano, con arroganza concede un incontro a Chiamparino con una battuta sarcastica, onestamente poco istituzionale e liquida definitivamente l’ex sindaco di Roma Marino con una frecciata al vetriolo sulla capacità di fare il Sindaco giacché “io l’ho fatto”! Ora onestamente, né Fassino, né Chiamparino, si sono arrogati il diritto di insegnare a Renzi a fare né il sindaco, né il presidente di Regione, né tantomeno il parlamentare (cose che conoscono perché praticate abbondantemente), ma semplicemente ad evidenziare questioni che molto hanno attinenza con la qualità dei servizi essenziali resi ai cittadini che potrebbero vedersi drasticamente ridimensionati. Forse, senza voler entrare nel merito più politico della questione, serve uno spirito diverso nell’affrontare l’intera partita, non liquidabile con semplicistiche battute. Ogni risparmio, ogni razionalizzazione, ogni abbattimento di spreco, e dio solo sa di quanta necessità c’è bisogno in Italia, impongono però un’attenzione particolare sulle ricadute sociali che essi possono determinare. Non basta far quadrare i numeri, e questo, l’ex primo cittadino fiorentino, lo dovrebbe sapere bene, soprattutto per dimostrarlo agli altri, primi fra tutti i “sudditi” italiani, quelli che dei servizi hanno maggior bisogno, perché sempre più poveri in un’Italia che cresce economicamente solo per poche fasce di reddito già di per se privilegiate. Dunque, niente divertimento dott. Matteo Renzi (non è parlamentare e quindi non posso dire “onorevole”), ma uno sforzo condiviso per rimettere la barca sulla giusta linea di galleggiamento, operando quelle riforme graduali ed eque che si rendono opportune ed indilazionabili. Mi permetta di rivolgermi direttamente a Lei: vede, la sua battuta che i cittadini vogliono vedere le strade senza le buche e gli autobus che funzionano è giusta, ma forse serve anche pensare ad una scuola per tutti più rispondente alle aspettative di crescita educativa culturale e morale, una sanità che sia efficace ed efficiente in grado di rispondere ai bisogni in tempi certi, una crescita economica delle famiglie che sappia restringere la forbice della differenza tra i più fortunati ed i meno, delle Istituzioni autorevoli e non autoritarie, degli amministratori capaci e soprattutto onesti. Non voglio insegnarle il mestiere, non sono mai stato né sindaco, né presidente di provincia o di regione, né parlamentare nazionale o europarlamentare, tantomeno posso insegnarlo a lei che lo vorrebbe insegnare a tutti gli altri, ma socialista sì, quello lo sono, e come tale, visto che lei a quella identità si richiama, vorrei che per quella identità si orientasse nelle scelte fondamentali che dovrà compiere.

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