giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Legge di stabilità. Dal Senato sì alla fiducia
Pubblicato il 20-11-2015


Legge-di-stabilità-80 euroLa prima fiducia è cosa fatta. Il Governo ha incassato in Senato il primo voto sul maxiemendamento alla legge di stabilità con 164 sì, 116 no e 2 astenuti. Subito dopo la votazione il Governo si è nuovamente riunito, non a palazzo Chigi ma a Palazzo Madama, per approvare la Nota di variazione al bilancio di previsione per il 2016 e il triennio 2016-2018 e il ddl bilancio, votati  successivamente anche dal Senato con 154 sì. Un voto che rappresenta anche un test di tenuta della maggioranza al Senato dove gli equilibri sono più fragili soprattutto dopo le vicende interne nell’Ncd. Infatti Gaetano Quagliariello, con gli altri colleghi di partito critici con la linea assunta da Area popolare, si sono astenuti. Il voto di astensione al Senato equivale al voto contrario. Ha votato contro anche il gruppo dei verdiniani di Ala che ha lamentato il non accoglimento da parte del governo delle sue proposte emendative.

Da lunedì la manovra approderà alla Camera dove saranno affrontati i nodi rimasti in sospeso: la sicurezza, tema in cima alle priorità dopo gli attentati di Parigi, gli interventi per il Sud (credito d’imposta ad hoc per gli investimenti e rafforzamento della decontribuzione per i neoassunti) rimasti a lungo in bilico e poi inattuati, i Comuni, le Province e le pensioni. Le modifiche in prima lettura si sono concentrate sul pacchetto casa, con l’esenzione Imu per chi lascia l’abitazione in comodato d’uso ai figli, per i separati e i divorziati, e le misure per l’emersione degli affitti in nero. Le correzioni introdotte al Senato su questo capitolo valgono 78,66 milioni e il rimborso ai Comuni per il mancato gettito derivante dallo stop delle tasse sull’abitazione principale sale così da 3,668 a 3,746 miliardi. E proprio la sanatoria per le delibere comunali adottate in ritardo (dopo il 30 luglio e fino al settembre) sui tributi locali, è uno dei nodi che potrebbero essere affrontati alla Camera visto che alla fine il governo ha deciso di non intervenire nel maxiemendamento. Resta infatti irrisolto il problema del saldo del 16 dicembre per Imu e Tasi: la manovra sarà in vigore a gennaio ed è possibile quindi che i cittadini siano chiamati a pagare un conguaglio il prossimo anno. Sono oltre 800 i Comuni fuori tempo massimo.

Entra in manovra anche il decreto ‘salva-Regioni’, la norma che disinnesca il buco prodotto dalla gestione irregolare dei fondi per pagare i fornitori. Ridotti i tagli a Caf e patronati mentre è stato ripristinato a 1.000 euro il tetto all’uso del contante per i money transfer. Ritocchi anche per il canone Rai: si pagherà in 10 rate mensili (ma c’è un problema in quanto la bolletta elettrica è a scadenza bimestrale) che non saranno addebitate prima della bolletta di luglio nel 2016 e il surplus di entrate atteso sarà destinato ad ampliare l’esenzione per gli over 75. Arriva anche la proroga del voucher per la baby sitter e raddoppia il bonus mobili. Tra le ultime novità l’allargamento delle maglie del Fondo di garanzia Ilva per consentire l’accesso ai fornitori dell’indotto. Resta aperto il problema dei dirigenti dell’Agenzia delle Entrate decaduti dopo la sentenza della Consulta che ha bocciate le nomine perché senza concorso. E viene rinviato alla Camera anche il capitolo pensioni che era stato oggetto di dibattito prima del varo della manovra in Consiglio dei ministri. In particolare il tema della flessibilità in uscita su cui si sono concentrate le proposte di modifica di molti senatori che puntavano al cosiddetto ‘prestito pensionistico’ che non sono riuscite però a passare.

Soddisfatto il senatore Pd Giorgio Tonini, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama per il quale l’approvazione da parte del Senato “è un atto importante che sottolinea l’intenzione di Governo e Parlamento di procedere con determinazione lungo la strada del rilancio, dello sviluppo e dell’occupazione”.
Ha parlato di legge del cambiamento il presidente dei Senatori Pd Luigi Zanda: “Per la prima volta dall’inizio della crisi, un Paese europeo molto importante come l’Italia, l’Italia ha deciso di connettere il rigore dei conti pubblici ad un’impostazione decisamente espansiva della manovra. Un cambiamento che era assolutamente necessario per superare gli eccessi di politiche restrittive”. Non ha espresso un giudizio definitivo la minoranza del Pd in quanto “molti, forse troppi temi cruciali saranno trattati, per volontà del Governo, unicamente nel passaggio alla Camera”. Questo “impedisce di dare – ha detto il senatore della minoranza Federico Fornaro, della Commissione Finanze – un giudizio definitivo sulla legge di stabilità 2016, anche se l’impianto della manovra che uscirà dal Senato appare ancora debole sia nel sostegno attivo alla flebile ripresa economica in atto sia sul terreno dell’equità sociale”.

Per Forza Italia l’impianto della legge di stabilità è sbagliato. Il capogruppo alla Camera Renato Brunetta ha definito irresponsabili Renzi e Padoan. “La congiuntura che ci si prospetta – ha detto – non è buona, contrariamente a quello che ci ha detto fino all’altro ieri il presidente del Consiglio”. “Il 2016 sarà con bassa crescita e bassissimi consumi. Per questa ragione questa finanziaria, questa legge di stabilità è da irresponsabili” perché “fa debiti” e “fa deficit” “per comprarsi il consenso attraverso una fittizia riduzione della pressione fiscale”.

Ginevra Matiz

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