giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia. Ombre su León per contratto Emirati
Pubblicato il 05-11-2015


DOCU_SURÈ scandalo per uno dei rappresentanti dell’Onu, organo super partes per eccellenza. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Bernardino León, mediatore di pace nella guerra civile che sta attanagliando il Paese dirigerà, alla modica cifra di 50mila euro al mese, un centro governativo di studi diplomatici negli Emirati Arabi Uniti, i cui vertici politici sono coinvolti nella crisi libica come sostenitori delle autorità di Tobruk, riconosciute dalla comunità internazionale. La notizia getta discredito sul “mediatore” ufficiale in quanto le trattative per questo incarico sono iniziate già nel pieno del suo ruolo, a giugno e per tutta l’estate Leòn ha contrattato le condizioni per il nuovo impiego, in particolare la questione delle spese dell’alloggio ad Abu Dhabi. A rivelarlo sono i giornalisti del quotidiano britannico The Guardian venuti in possesso delle email tra il diplomatico spagnolo e gli Emirati.

In particolare lo scambio di missive è avvenuto tra il ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Abdullah bin Zayed e Bernardino León. Quest’ultimo tiene costantemente aggiornato lo sceicco sullo stato delle trattative di pace sulla Libia, illustrando un piano per mettere fine all’alleanza tra gli islamisti che sostengono il governo di Tripoli e i ricchi commercianti di Misurata e ribadisce la necessità di appoggiare il parlamento di Tobruk. In quel messaggio, un’email datata 31 dicembre 2014, inoltre León ammette che non sta lavorando a “un piano politico che coinvolga tutte le parti”, citando una strategia per “delegittimare completamente” il parlamento di Tripoli. È risaputo infatti che gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto appoggiano il governo di Tobruk che controlla l’est del paese. Inoltre insospettiva non poco il forte appoggio dato da Bernardino León al capo di Stato maggiore del Governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, sospettato di aver bombardato, al fianco dell’Egitto, le milizie di Alba libica che controllano Tripoli.

León conclude l’email scrivendo: “Posso controllare il processo finché sono qui. Tuttavia non penso di restare a lungo, sono visto come uno sponsor del parlamento di Tobruk. Ho consigliato agli Stati Uniti, al Regno Unito e all’Unione europea di lavorare con voi”.

Anche se il diplomatico aveva dichiarato l’intenzione di lasciare l’incarico a settembre, le linee guida per i mediatori internazionali Onu stabiliscono che i diplomatici con questo tipo di ruolo non devono “accettare forme di sostegno da parte di attori esterni che potrebbero influenzare l’imparzialità del processo di mediazione” e che dovrebbero “cedere l’incarico nel caso in cui sentano di non poter mantenere un approccio imparziale”.

Il giornale britannico ha chiamato il diplomatico spagnolo a commentare le rivelazioni presenti nelle email e l’ex ministro ha risposto di aver avuto corrispondenze simili anche con paesi che appoggiavano Tripoli “in uno spirito simile” con l’obiettivo di costruire un rapporto di fiducia, negando in ogni caso di aver accettato il lavoro, ma è arrivato l’annuncio ufficiale sul suo incarico da parte delle autorità di Abu Dhabi.

Bernardino León riferirà oggi al Consiglio di sicurezza dell’Onu, quindi lascerà l’incarico di inviato speciale Onu per la Libia al tedesco Martin Kobler, mentre il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ieri ha espresso gratitudine al diplomatico spagnolo. Proprio l’appoggio del segretario dell’Onu ha portato al monito del Parlamento di Tripoli: “Siamo sorpresi dal sostegno espresso dal segretario generale a Bernardino León perché rimanga nella sua posizione”, aveva dichiarato l’assemblea di Tripoli in una nota, denunciando “gli esiti negativi sia della bozza di accordo che del cosiddetto governo di accordo nazionale”. Un appoggio che sorprende e arriva anche da Berlino. “Bisogna andare avanti sulla strada intrapresa con Bernardino Leon”. Lo ha detto Angela Merkel a Berlino, in una conferenza stampa con il premier tunisino Habib Essid. La cancelliera ha sottolineato che occorre innanzitutto “ripristinare lo Stato” e continuare a perseguire l’obiettivo del governo di unità nazionale. “Chi aiuta la Libia aiuta la Tunisia”, ha poi aggiunto sui rapporti di vicinato con Tunisi.

L’Italia, in prima linea sulla questione libica, ha preso invece le distanze dal mediatore Onu. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha detto che per ora il giudizio su Bernardino León “è sospeso”, che l’Italia ha sostenuto la mediazione Onu, da lui incarnata, non si tratta quindi di un sostegno personale verso di lui.

Maria Teresa Olivieri

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