martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ma l’Italia ha capito?
Pubblicato il 24-11-2015


Bisognerebbe che qualcuno spiegasse a Renzi, magari Riccardo o gli altri nostri parlamentari, che non può continuare a paragonare la Siria alla Libia. Il presidente del Consiglio insiste a prendere a pretesto l’incursione contro Gheddafi che ha generato il caos, la divisione del paese in due con governi contrapposti e mille bande, nonché l’importazione dell’Isis, per sostenere che in Siria si deve evitare analogo intervento. Ora, a parte il fatto che l’intervento militare nelle zone controllate dall’Isis è da mesi in corso, prima coi droni americani e cogli aerei egiziani, giordani, turchi, poi coi bombardamenti russi e francesi, il Daesh, o Stato islamico, che c’entra con la Libia?

Si tratta addirittura di due situazioni che stanno all’opposto. In Libia si è attaccato un dittatore e si è favorito il caos e il terrorismo. Attaccando lo stato islamico si attacca il terrorismo e il problema che fa tremare e tentennare Obama è che si finisce semmai per favorire un dittatore. È Obama che pone pregiudizialmente il tema del defenestramento di Assad, che invece i russi difendono. Dunque, si spieghi a Renzi che se vuole trovare una ragione del disimpegno italiano la cerchi altrove. La vicenda libica è proprio lì a dimostrare semmai che piuttosto che il terrorismo son meglio i dittatori. E magari il nostro Matteo lo spieghi bene ad Obama.

Dopo l’incontro tra Hollande e Cameron, anche la Gran Bretagna, sia pure in forme non ancora chiarite, ha assicurato sostegno alla Francia. Non solo a parole ma mettendo a disposizione aerei, basi militari, truppe addestrate al combattimento da terra, risorse. Il deputato socialista francese Christophe Caresche, incaricato delle relazioni coi parlamentari nazionali dell’Unione europea, ammonisce l’Italia e sostiene neanche tanto per sottintesi: “Il fatto è che alcuni paesi sono convinti che non esponendosi le loro popolazioni saranno protette”. Altro che solidarietà europea, altro che strategia europea di politica estera. A proposito, dove è finita la Mogherini? Cosa ne pensa, cosa fa?

L’Italia crede davvero che non esponendosi non diventerà bersaglio del terrorismo islamico? Il fatto che la minaccia di attentati a Roma sia stata ufficialmente proclamata nei messaggi dell’Isis è solo una fanfaronata? Possiamo noi oggi adottare la politica del lodo Moro anni settanta? E cioè lasciar fare e in cambio non essere colpiti, tranne che per qualche esplosione occasionale magari in qualche stazione? Ma allora si fronteggiavano due popoli, uno per la propria sicurezza, l’altro per il diritto ad una patria, anche se le azioni terroristiche erano tutte da condannare. Oggi il proposito dell’Isis è di far la guerra all’Occidente e prima ancora ai governi arabi che quella guerra non fanno.

A me pare un atteggiamento molto discutibile quello dell’Italia. Poteva almeno assumere la posizione della Gran Bretagna. Aspetta forse di essere colpita per cambiare idea col Giubileo alle porte? Ma perfino il pontefice ha parlato di guerra, di terza guerra mondiale a pezzi. Il papa sì, il governo italiano no, anzi ha vietato la parola. Che dire poi del territorio occupato dall’Isis? Chiamiamolo come volete. Daesh, stato islamico, califfato, dategli il nome che volete, scervellatevi se di stato si può trattare o meno, resta il fatto che da lì nascono, si sviluppano e si propagano le azioni terroristiche contro l’Europa e gli stati arabi. Al Adnani, individuato come il regista dell’abbattimento dell’aereo russo e del massacro in Francia, sta agli ordini di Al Bagdhadi, califfo dell’Isis che occupa un vasto territorio tra Siria e Iraq. Che nessuno stato gli dia una sola arma. Che nessuno gli compri il petrolio. Ma poi? Lo lasceremo lì perché Obama aspetta prima la caduta di Assad? O per evitare una Libia due. Ma cosa c’è peggio del califfato nel nostro futuro, caro Renzi?

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Commenti all'articolo
  1. Che c’è peggio del califfato? renzi e il pd.
    A parte le battute quello che ci divide sta proprio qui. Contesto il governo in tutte le sue manifestazioni e in tutti i personaggi. Si è messo il paese in mano a persone poco più che liceali …, ma sono donne! E chi se ne frega un incompetente è un incompetente anche se “biascica” un po’ d’inglese e ha dato qualche esame di diritto. Il PSI dovrebbe stare all’opposizione dimostrare al paese che ha un programma che vuole essere la sinistra del XXI secolo e che è stato messo alla gogna da partiti che prendevano “sordi” da paesi esteri e noi ce li facevamo dare dagli (im)prenditori italiani che hanno fatto strame di questo paese, ma sempre italiani erano.

  2. Anche se capisco che sulla poiltica estera si possano nutrire perplessità se non aperte contrarietà sull’azione del governo, tuttavia Renzi e il suo Pd restano assai meno dannosi dell’Isis. Dai, su caro Proia, non esagerare….

  3. Caro direttore, l’Italia ha capito!
    L’Isis si combatte certamente con le armi ma senza una chiara strategia da parte di chi lo vuole annientare, l’esito può essere incerto.
    Incerto se non si riesce prima a coalizzare sul terreno quelle forze che lo stanno già combattendo, Curdi in particolare, fornendo loro tutti gli strumenti e le conoscenze di una guerra non più tradizionale.
    Incerto per noi, se a livello Europeo non si inizia un percorso opposto da quello che si è seguito fino adesso.
    Incerto. finché non sarà chiara la politica degli U.S.A. e della Russia.
    Mi sembra che la maggioranza dei paesi occidentali sostengono, ormai. che la Russia debba far parte della coalizione contro l’Isis. L’abbattimento del bombardiere Russo non favorisce questa auspicata eventualità, anzi c’è il rischio che questo evento, la faccia morire di essere nata.
    Dopo queste considerazioni, non vedo di buon occhio questa fretta, questa voglia di assumere posizioni drastiche alla Salvini.
    Evitiamo di cadere nella trappola di chi fomenta paura per fini elettorali e non per fini di diritto alla sicurezza e alla civile convivenza nel nostro Paese.
    Intanto qualcosa si sta muovendo nel mondo moderato islamico, le manifestazioni, timidi certamente, di sabato scorso a Roma e Milano vanno nel senso giusto. Dobbiamo pretendere di più, ma sarà difficile ottenerlo subito o a breve termine, occorreranno tempi lunghi.
    Cosa dobbiamo fare noi Paese Italia?
    Intanto dobbiamo pretendere da coloro che hanno messo piede sul nostro territorio e vogliono restarci, di osservare scrupolosamente le nostre leggi, questo vale anche per noi italiani, di rispettare la nostra religione, la nostra storia, la nostra cultura, le nostre abitudini, il nostro stile di vita, il più possibile vestire all’occidentale.
    Noi non dobbiamo togliere o mettere simboli in luoghi pubblici, perché gli creano imbarazzo, dobbiamo lasciare loro, la libertà di culto in luoghi adeguati, perché così come viene praticato il culto adesso, crea certamente disaggio a loro ,ma molto imbarazzo a noi.
    L’Integrazione deve avere dei tempi adeguati, non deve essere forzata, la cittadinanza presuppone dei requisiti che si riferiscono alla conoscenza della nostra lingua, della nostra storia della nostra cultura delle nostre tradizioni e costumi.
    Chi non raggiunge questi requisiti non potrà avere la cittadinanza italiana e sarà libero di restare, se ci saranno le condizioni come immigrato o ritornare nel proprio paese. Insomma, cose ovvie per un paese civile.
    Evitiamo noi di creare o meglio favorire situazioni come quelle delle banlieue francesi, riqualificare le periferie delle grandi città non serve solamente a migliorare la vita ai migranti, ma anche per tutte quelle categorie meno abbienti, delle quali ne fanno parte purtroppo molti nostri connazionali.
    Noi Socialisti dobbiamo ragionare in modo razionale, con il cuore e la mente.

  4. In questa materia, ma non solo, vi sono diversi e distinti livelli dove manifestare pensieri, giudizi, comportamenti e decisioni.

    Il primo riguarda ovviamente la compagine governativa, dove si assumono le determinazioni nodali, nell’una o altra direzione, guidate da una pluralità di fattori, tra cui la natura politica dell’Esecutivo e le sue relazioni internazionali, unitamente alla sua risolutezza e capacità decisionale.

    Poi vengono i partiti e gli organi di stampa che possono incalzare il Governo secondo i rispettivi orientamenti, ma pure agli storici e agli intellettuali, nonché ai cosiddetti corpi intermedi, è concesso di poter giocare in questo senso un ruolo affatto secondario.

    Viene infine il corpo della società non organizzata, cioè l’insieme dei comuni cittadini, le cui opinioni sono di fatto ininfluenti, anche perché si presentano per solito molto articolate, se non difformi tra loro, vuoi per motivi ideologici, etici, ecc…, vuoi perché vi è chi non se la sente di prendersi la ben che minima “responsabilità”, pur se si tratta soltanto di esprimere una opinione.

    Del resto, specie in epoca di leaderismo, sembra andar crescendo l’abitudine a non prender posizione, e a delegare, e non sono semmai in pochi coloro ai quali può anche tornar comodo, perché è senz’altro meno impegnativo il lasciar fare agli altri, senza contare quelli in cui prevalgono ormai sfiducia, fatalismo, e senso di impotenza, a fronte di come stanno andando le cose.

    Ma se può essere da un lato spiegato un tale atteggiamento, abbastanza “passivo” e rinunciatario, della società civile, davanti alle tante questioni e criticità dei giorni nostri, appunto per le ragioni che dicevo, c’è comunque qualcosa di semplice ma importante che, a mio avviso, noi cittadini comuni possiamo fare, ed è il recupero della nostra identità – dopo anni nei quali un serpeggiante nichilismo ce l’ha un po’ troppo annacquata – fatta di storia, religione, cultura, abitudini, stili di vita, ecc…., come fa giustamente notare uno dei commenti.

    A me pare che una identità chiara e ben identificabile – e lo può essere in modo tranquillo, rifuggendo dagli eccessi e dallo sciovinismo – rafforzi un popolo, e una nazione, e stimoli il rispetto e la stima di chi viene da fuori, o di ci guarda da fuori, ed aiuti altresì ad affrontare con maggiore consapevolezza i momenti delicati e difficili come quelli che il mondo sta vivendo in questi tempi.

    Paolo B. 26.11.2015

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