domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ma l’occidente deve temere Assad o deve temere l’isis?
Pubblicato il 24-11-2015


È una vera e propria litania quanto Obama e i suoi alleati aggiungono alla fine di ogni discorso in merito ai tagliagole ed all’urgenza di una forte coalizione capace di far cessare il pericolo che sta correndo il mondo occidentale. Una litania che sta letteralmente stufando perché non è la Siria che deve essere liberata di Assad ma è il mondo che deve liberarsi di Al-Baghdadi, autoproclamatosi padrone del presunto Stato Islamico, con mire espansionistiche, e che è un pericolo per tutti.

L’opinione pubblica occidentale rimane, però, abbastanza confusa per la scelta con la quale si vorrebbe usare l’occasione di liquidare la minaccia che incombe sull’occidente, per chiudere anche l’ultima ‘primavera araba’ (sic!) (retta da chi ha avuto il coraggio e la forza per opporsi ai dirigenti di Daesh) ben sapendo che una coalizione larga e potente (con Russia, Cina e paesi arabi) è di difficile realizzazione, se si vogliono inserire obiettivi non condivisi.

A che serve, allora, l’attuale e assurdo braccio di ferro? Di certo a nascondere il fallimento di una politica che se da una parte ha voluto ignorare i crimini dell’ISIS, dall’altra ha sostenuto, quasi sottobanco, finanziariamente e militarmente, i combattenti siriani anti-Assad (anch’essi galvanizzati dal grido di ‘Allah u akbar’ usato per massacrare il pilota russo abbattuto dai turchi di Erdogan), con il risultato, quindi, di consentire il rafforzamento dell’ISIS, la sua diffusione e il fallimento della detronizzazione del dittatore siriano che adesso si vorrebbe, illusoriamente, far decadere con l’aiuto di alcuni suoi storici alleati.

La vicenda, comunque, pone altri inquietanti interrogativi. Qual è la fonte dell’autorità che può consentire la cacciata di un gruppo dirigente di uno Stato, anche se la sua massima espressione è un dittatore? Quali norme internazionali la prevedono? Se esiste ci si dica perché per altri dittatori non si interviene e si lascia correre? Non può essere la forza a determinare scelte di questa portata, perché essa non si applicherebbe a chi ha altrettanta forza da mettere in campo, o capacità distruttive di enorme portata. E poi chi ha investito di questo compito gli Usa e l’Europa? Oggi c’è un problema di difesa dell’Occidente aggredito ma le ‘primavere arabe’ puntavano ad altri obiettivi.

E si continua a commettere errori. Non è bastata l’esperienza della ‘primavera’ libica a far capire che la democrazia non si esporta e che rompere equilibri consolidati, in una zona, determina contraccolpi non gestibili. L’esempio calzante è quello di Gueddafi la cui morte ha determinato la stura del cosiddetto vaso di Pandora. A modo suo, sollecitato da Berlusconi, aveva garantito all’Occidente il blocco delle infiltrazioni terroristiche e delle migrazioni di massa. Lo aveva fatto arruolando ‘gli uomini blù’, i famosi e valorosi guerrieri Tuareg del Malì, che aveva trasformato in guardie personali che tenevano a bada le varie tribù e bloccavano ogni tentativo di penetrazione delle varie organizzazioni  terroristiche.

Con la sua morte i Tuareg non erano più a busta paga del Rais e rientrati in Patria hanno creano contatti con Al Qaida (magari per ottenere finanziamenti che avevano perso con la morte di Gheddafi) provocando l’intervento armato di Hollande. Cessato l’intervento francese sono ripartiti gli scontri e, in Mali, mette radici il terrorismo islamico che è responsabile dell’assalto al Radisson Hotel di Bamako. Che si vuole, quindi, fare in Siria? Liquidare la mano ferma e dura di Assad per insediare, al suo posto, chi, malgrado finanziamenti ed armamenti, non è stato in grado di metterlo fuori gioco pur dovendosi, lo stesso, difendere da due temibili fuochi (Isis e opposizione siriana).

Si eviti, quindi, di ripetere errori marchiani che nel caso della Siria significherebbero far dilagare il terrorismo islamico fino ai confini di Israele con tutto ciò che questo comporta, e si punti decisamente, senza se e ma, a liquidare il pericolo mortale per la nostra civiltà.

Giovanni Alvaro

 

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Istoria non est magistra vitae!
    Dopo le “cazzate” di IRAK e LIBIA, i nostri amici USA non sono ancora paghi e trovano ogni giustificazione per incendiare ulterirrmante l’area mediterranea.
    Noi zitti ovviamente. Importante è ridurre a miti consigli “l’amico” PUTIN e la Russia.

Lascia un commento